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Accertamenti nulli: come contestare il difetto di firma o procura del dirigente

11 maggio 2014


Accertamenti nulli: come contestare il difetto di firma o procura del dirigente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 maggio 2014



Ecco come sollevare l’eccezione di difetto di firma o di procura da parte del capo ufficio dell’Agenzia delle Entrate: se non firma il responsabile, l’ufficio deve dimostrare la correttezza procedurale.

Da diversi mesi, il nostro portale sta seguendo quel filone giurisprudenziale – reso particolarmente prolifico di pronunce proprio per via del cattivo operare dell’Agenzia delle Entrate – che ritiene nulli gli atti di accertamento fiscali firmati da “non dirigenti”, ossia da personale dell’Agenzia che:

1. ha conseguito il titolo senza il prescritto concorso pubblico (leggi: “Dirigenti falsi all’Agenzia delle Entrate: cartelle Equitalia e avvisi di accertamento nulli”);

2. oppure che ha firmato in luogo del dirigente senza però l’esistenza di una esplicita delega da parte di questi o senza che la delega sia completa e motivata (leggi: “Atti nulli dell’Agenzia delle Entrate firmati dal funzionario anche se il dirigente è assente”, “Nulli tutti gli avvisi di accertamento e cartelle Equitalia se sottoscritto dal capo senza delega” e “Avvisto di accertamento firmato non dal dirigente”);

3. oppure perché, pur esistendo la delega del capo ufficio, essa non viene esibita al contribuente o non prodotta nel corso del giudizio davanti al giudice tributario in caso di impugnazione dell’atto (leggi “Se l’atto dell’Agenzia delle Entrate non è firmato dal capo ufficio”).

In tutti questi casi, la giurisprudenza ha ritenuto nullo l’accertamento.

Ecco perché conviene sempre, al contribuente che propone ricorso contro l’accertamento in Commissione Tributaria, sollevare sempre l’eccezione di carenza di potere da parte del funzionario “non dirigente” firmatario dell’atto.

Peraltro, una volta formulata tale eccezione, gli uffici in genere producono in giudizio degli atti che talvolta non sembrano potersi definire “deleghe” e per i quali manca finanche il numero di protocollo.

Proprio qualche settimana fa era intervenuta la pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Palermo a confermare tale l’indirizzo. Ossia: se l’accertamento non è sottoscritto dal capo ufficio, l’agenzia delle Entrate deve esibire la specifica delega a favore del sottoscrittore, pena l’illegittimità dell’atto.

Tale principio, da tempo affermato dalla Cassazione, si sta finalmente consolidando anche in alcune commissioni tributarie di primo e secondo grado, che si erano sempre mostrate abbastanza diffidenti sulla dichiarazione di nullità di atti privi di valida firma.

Le ultime due pronunce in tal senso giungono dalla Commissione tributaria provinciale (Ctp) di Reggio Emilia [1], che hanno ritenuto nulli gli accertamenti perché l’ufficio non aveva prodotto la delega di firma citata negli atti impositivi.

Di sovente gli accertamenti, soprattutto quando riguardano rettifiche per importi non particolarmente elevati, sono sottoscritti da un dirigente/funzionario delegato dal direttore provinciale o dal direttore regionale. In questi casi, nell’atto è riportato il nome di chi sottoscrive l’avviso, talvolta con la qualifica e la dicitura “firma su delega del Direttore Provinciale…”.

Ma la legge [2] stabilisce che gli accertamenti in rettifica e quelli d’ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato. Pertanto, l’accertamento è nullo se l’avviso non reca la sottoscrizione, le indicazioni e le motivazioni per le quali è stata conferita la delega.

Un costante orientamento della Cassazione [3] ha ritenuto che, in tema di imposte sui redditi e di Iva gli accertamenti, sono nulli tutte le volte che non risultano sottoscritti dal capo dell’ufficio emittente o da un impiegato della carriera direttiva validamente delegato.

Non si contesta, dunque, il potere del Direttore di delegare la sottoscrizione dell’atto impositivo ma, molto più semplicemente, la mancata allegazione della delega in base alla quale, evidentemente, l’atto è stato sottoscritto. Potrebbe, infatti, essere, in astratto, che il suddetto provvedimento di delega sia affetto da un vizio che lo renda invalido (rilascio successivo all’emissione dell’accertamento, potere di firma per accertamenti di importi inferiori, ecc.).

Questa affermazione può allora essere superata solo se la delega è conosciuta, consentendo così al contribuente interessato di esaminarla e verificarne la conformità alla legge.

I giudici di legittimità hanno ripetutamente affermato che incombe sull’Agenzia delle Entrate l’onere di dimostrare il corretto esercizio del potere e la presenza di eventuale delega. Insomma, spetta all’Agenzia l’onere della prova della correttezza del proprio operato.

Come deve essere la delega

La norma [4] non dispone precisi requisiti dell’eventuale delega, limitandosi ad evidenziare la nullità dell’atto privo di valida sottoscrizione.

Tuttavia, affinché la delega possa concretamente identificare il soggetto autorizzato dal Direttore regionale o provinciale ad un determinato compito, è necessario che:

1. abbia forma scritta;

2. specifichi le esigenze di servizio che la motivano;

3. indichi l’ambito di applicazione ed i suoi limiti;

4. riporti le generalità della persona delegata;

5. circoscriva la durata (che dovrebbe essere determinata).

Quali sono i vizi delle procure

In genere, invece, quanto prodotto dagli uffici in giudizio sono provvedimenti che si limitano ad individuare i criteri per conferire la delega.

Viene così indicata la sola qualifica professionale del funzionario potenzialmente destinatario della delega, senza però alcuna precisazione del nome di chi effettivamente rivesta tale qualifica.

In alcuni casi, risulta che il Direttore provinciale ha genericamente affidato ai diversi capo ufficio, capo team (senza alcuna indicazione del nome) la firma degli atti dividendoli per tipologia (persone fisiche, imprese, professionisti, ecc) e/o per valore.

Si tratta, così, di atti generici privi dei nominativi dei soggetti delegati dai quali non è possibile, né per il contribuente, né per il giudice, verificare se quel determinato dirigente o funzionario – il quale ha sottoscritto per delega l’atto impugnato – ne avesse effettivamente la potestà. Non emerge, infatti un nome, un atto specifico ovvero una scadenza di tale potere.

Ne consegue, dunque, la nullità dell’avviso di accertamento, nonostante l’ufficio abbia prodotto in giudizio la “delega” contestata dal ricorrente.

Ciò avviene, quindi, quando l’atto prodotto è praticamente in bianco, del tutto laconico e vuoto nelle otto facciate, ad eccezione della prima.

Nel caso deciso dalla CTP di Reggio Emilia, si dava atto di una delega generale di firma e responsabilità solo nel frontespizio, ma nelle pagine successive l’atto risultava privo di qualsiasi indicazione degli estremi sostanziali della delega stessa.

La Commissione ha così affermato che l’atto prodotto era inutilizzabile come prova dell’esistenza di una delega direttoriale legittimamente conferita, con la conseguenza che l’avviso di accertamento era da considerarsi privo di valida sottoscrizione.

Considerato lo stato attuale della giurisprudenza, particolarmente incline ad accogliere tale motivo di ricorso, sarà sempre opportuno che questa contestazione venga puntualmente proposta dal contribuente qualora impugni l’atto dell’Agenzia delle Entrate. Insolte, successivamente, una volta esibita la delega, sarà opportuno che essa venga esaminata per verificare la correttezza della medesima.

note

[1] CTP Reggio Emilia sent. n. 187/2014 e n.195/2014.

[2] Art. 42 del Dpr 600/73.

[3] Cass. sent. n. 14942/13, Cass. sent. n. 17400/12, Cass. sent. n. 6884/2011, Cass. sent. n. 14626/00 e Cass. sent. n. 10513/08, Ctr Milano sent. n. 141/09, Ctr Torino sent. n. 58/11.

[4] Dpr 600/73.

Autore immagine: 123rf.com

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