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Danneggiamento e depenalizzazione: Cassazione e ultime sentenze

18 Giugno 2021
Danneggiamento e depenalizzazione: Cassazione e ultime sentenze

Quando c’è danneggiamento semplice ed aggravato: la sussistenza del reato per le cose esposte alla pubblica fede e quando c’è violenza sulle cose. 

Concorso del reato di danneggiamento e di deturpamento: condotte materiali.

Graffiare con una chiave la carrozzeria dell’autovettura della p.o., costituendo un’alterazione non facilmente rimuovibile bensì una lesione temporanea o superficiale dell’integrità del veicolo, integra il reato di danneggiamento. Mentre l’apporre scritte sulla fiancata della medesima autovettura mediate l’utilizzo di un pennarello indelebile, costituendo un semplice insudiciamento di bene altrui in relazione al fattore estetico ed all’elemento patrimoniale correlato, integra il reato di deturpamento e imbrattamento. Le due condotte possono concorrere tra di loro.

Tribunale Trieste, 27/04/2021, n.347

Furto: configurabilità dell’aggravante della violenza sulle cose

In tema di furto, sussiste l’aggravante della violenza sulle cose tutte le volte in cui il soggetto, per commettere il fatto, fa uso di energia fisica, provocando la rottura, il guasto, il danneggiamento, la trasformazione della cosa altrui o determinandone il mutamento nella destinazione. Il concetto di violenza preso in considerazione dall’aggravante postula, infatti, non solo la mera condotta consistente in una manifestazione di energia fisica, ma richiede anche la produzione di un effetto che può consistere in una gamma diversificata di alterazioni, da quelle minime, come un semplice danneggiamento, a quelle più gravi o irreversibili, come la rottura e la trasformazione del bene (la Corte, per l’effetto, ha annullato con rinvio la sentenza, relativamente all’aggravante, in una vicenda in cui risultava che l’imputato aveva aperto la portiera di un autocarro con un cacciavite, ma non risultava accertato se da tale condotta manipolatoria era derivato un danno per il funzionamento della serratura).

Cassazione penale sez. V, 17/02/2021, n.13070

Va esclusa l’aggravante della violenza al reato di furto qualora l’energia spiegata sulla cosa non determini una manomissione

In tema di furto, l’aggravante della violenza, integrante la circostanza di cui all’art. 625, n. 2, c.p., si realizza tutte le volte in cui il soggetto, per commettere il fatto, manomette l’opera dell’uomo posta a difesa o a tutela del suo patrimonio in modo che, per riportarla ad assolvere la sua originaria funzione, sia necessaria un’attività di ripristino, cosicché essa non è configurabile ove l’energia spiegata sulla cosa, mediante la sua forzatura, non determina una manomissione ma si risolve in una semplice manipolazione che non implichi alcuna rottura, guasto, danneggiamento, trasformazione o mutamento di destinazione, per cui sia necessaria un’attività di ripristino.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza di appello che aveva riconosciuto l’aggravante in un caso di effrazione di un nastro di nylon che impediva l’accesso ad un locale, senza però verificare se esso fosse stato strappato o semplicemente sollevato).

Conforme, Sez. IV, 13 novembre 2018, n. 57710, che, con riferimento all’apertura di una serratura, afferma come, in tema di furto, l’aggravante della violenza sulle cose non è configurabile ove l’energia spiegata sulla cosa, mediante la sua forzatura, non determina una manomissione ma si risolve in una semplice manipolazione che non implichi alcuna rottura, guasto, danneggiamento, trasformazione o mutamento di destinazione, per cui sia necessaria un’attività di ripristino.

Nello stesso senso, Sez. V, 17 gennaio 2018, n. 20476, ivi, 2019, p. 1613, che, con riferimento a fattispecie nella quale dell’imputato aveva colpito con calci il portone d’ingresso di un’abitazione, esclude la sussistenza dell’aggravante dato che il giudice di merito aveva omesso di accertare le conseguenze di questa azione sul bene e precisa che, in tema di furto, sussiste l’aggravante della violenza sulle cose anche qualora l’energia fisica sia rivolta dal soggetto non sulla “res” oggetto dell’azione predatoria, ma verso lo strumento posto a sua protezione, purché sia stata prodotta una qualche conseguenza su di esso, provocando la rottura, il guasto, il danneggiamento, la trasformazione della cosa altrui o determinandone il mutamento di destinazione. 

In senso conforme: N. 20476 del 2018

In senso conforme: Cass. Pen., sez. 05, del 08/10/2014, n. 7267

In senso conforme: N. 57710 del 2018

In senso conforme: N. 40457 del 2002

In senso conforme: N. 53984 del 2017

Cassazione penale sez. V, 29/11/2019, n.11720

Riga con la chiave una macchina: sussiste l’ipotesi di danneggiamento

E’ qualificabile come danneggiamento lo sfregio, mediante l’uso di una chiave, della carrozzeria di una vettura, poiché esso costituisce non una semplice alterazione estetica, facilmente rimovibile con una ripulitura, ma una lesione non temporanea o superficiale dell’integrità del veicolo, in quanto idonea a diminuirne immediatamente la protezione dai fenomeni atmosferici e di ossidazione.

Cassazione penale sez. II, 29/10/2019, n.48615

Danneggiamento semplice e danneggiamento con minaccia o violenza alla persona: limiti e condizioni di punibilità

L’art. 635 c.p., nel testo sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. l), d.lg. 15 gennaio 2016 n. 7, in materia di depenalizzazione, esclude rilievo penale alle ipotesi di danneggiamento “semplice”, ossia non aggravato, riconducibili alla previsione del previgente art. 635, comma 1, c.p., che risulta in tal modo abrogato, mantenendo la rilevanza penale delle condotte di danneggiamento descritte nei commi successivi. Mentre il nuovo art. 635, comma 1, c.p., nella parte in cui punisce il danneggiamento commesso con violenza alla persona o con minaccia, deve essere interpretato in conformità con la giurisprudenza prevalente formatasi in relazione alla disciplina previgente, che escludeva la necessità del nesso di strumentalità tra la condotta violenta o minacciosa e l’azione di danneggiamento, essendo sufficiente, ma necessaria, la contestualità tra l’azione di danneggiamento e la condotta violenta o minacciosa tenuta dall’agente, risiedendo la ragione dell’aggravante nella maggiore pericolosità manifestata in tal modo nell’esecuzione del reato.

Cassazione penale sez. I, 12/06/2019, n.5205

Sussiste l’aggravante della violenza sulle cose in caso di rimozione dell’antitaccheggio

L’aggravante della violenza sulle cose sussiste non solo in presenza di una rottura, guasto o danneggiamento, ma anche quando l’energia fisica sia impiegata determinando il mutamento di destinazione della cosa altrui e sia diretta nei confronti dello strumento materiale apposto sulla cosa per garantire una più efficace difesa della stessa; tale aggravante sussiste, pertanto, anche in caso di manomissione, concetto comprensivo anche della semplice asportazione, della placca magnetica antitaccheggio, inserita sulla merce offerta in vendita nei grandi magazzini e destinata ad attivare i segnalatori acustici ai varchi d’uscita.

Cassazione penale sez. V, 05/11/2018, n.10289

Il deturpamento di beni immobili o mezzi di trasporto senza violenza o minaccia è ancora reato

Sono inammissibili le questioni di legittimità costituzionale, sollevate in riferimento all’art. 3 Cost., dell’art. 639, comma 2, c.p. nella parte in cui prevede che per il deturpamento o l’imbrattamento di beni immobili o di mezzi di trasporto pubblici o privati si applica − anche quando il fatto non è commesso con violenza alla persona o con minaccia, né in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall’art. 331 c.p. − la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro trecento a euro mille, anziché la sanzione pecuniaria civile da euro cento a euro ottomila.

La prima delle due ordinanze di rimessione esaminate dalla Corte, muove dall’assunto che l’art. 2, comma 1, lett. l), del d.lg. n. 7 del 2016, riscrivendo la norma incriminatrice di cui all’art. 635 c.p. avrebbe limitato la rilevanza penale del danneggiamento di cose mobili o immobili altrui ai soli casi in cui il fatto sia commesso con violenza alla persona o con minaccia, ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, o del delitto previsto dall’art. 331 c.p.; tale assunto, osserva tuttavia la Corte, è inesatto, in quanto frutto di una lettura incompleta del nuovo testo dell’art. 635 c.p., posto che la novella del 2017 ha espunto dal novero dei fatti penalmente significativi solo quelli che integravano il vecchio delitto di danneggiamento semplice, previsto dal primo comma del previgente art. 635 c.p., trasformando correlativamente le pregresse ipotesi di danneggiamento aggravato, delineate dal secondo comma, in fattispecie autonome di reato; di conseguenza il danneggiamento continua a costituire illecito penale – punito con pena più severa di quella prevista dalla norma censurata (reclusione da sei mesi a tre anni) – non solo se commesso con le modalità di azione alle quali fa riferimento il rimettente (primo comma del nuovo art. 635 c.p., corrispondente ai numeri 1 e 2 del secondo comma della norma anteriore), ma anche, e comunque sia, se avente ad oggetto tutta una serie di beni, analiticamente elencati (secondo comma del nuovo art. 635 c.p., corrispondente ai numeri 3, 4, 5 e 5-bis del secondo comma della norma sostituita); di qui l’incoerenza del petitum formulato dal giudice a quo. Analogo rilievo investe anche la questione sollevata dalla seconda ordinanza, ritenuta inammissibile per erronea e incompleta ricostruzione del quadro normativo di riferimento da parte del giudice rimettente, alla quale si connette l’inadeguatezza della motivazione sulla rilevanza.

Corte Costituzionale, 17/05/2018, n.102

Danneggiamento di locale attraverso colpi d’arma da fuoco con minaccia alle persone 

Il danneggiamento attraverso colpi d’arma da fuoco di vetri, infissi, ed un’insegna dei locali di una società integrano il reato di danneggiamento avendo l’articolo due comma 1I del decreto legislativo numero 7 del 2016 depenalizzato, rendendolo illecito civile, il solo reato di danneggiamento semplice senza minaccia. (L’imputato aveva esploso colpi d’arma da fuoco con un’arma minacciando le persone offese e rompendo i vetri esterni dell’immobile di una società e danneggiando l’insegna della stessa).

Tribunale Napoli sez. I, 10/10/2018, n.9123

Il danneggiamento violento di un bene pubblico non è un reato depenalizzato

Il danneggiamento violento di un bene pubblico non è un reato depenalizzato. (Nel caso di specie si trattava del danneggiamento dell’auto della polizia che dopo un inseguimento per le vie cittadine di un ciclomotore che non si era fermato all’intimazione dell’alt e dopo aver cercato di tamponarla più volte la colpiva nella parte anteriore).

Tribunale Napoli sez. I, 27/06/2018, n.5396

Il danneggiamento con violenza o minaccia alla persona è reato anche se violenza e minaccia non sono finalizzate all’azione di danneggiamento

Il danneggiamento commesso con violenza o minaccia alla persona è reato e non è stato depenalizzato dal D. lgs 15 gennaio 2016 n. 7 anche se la violenza e la minaccia perpetrata non sono finalizzate all’azione di danneggiamento. (Nel caso di specie l’imputato prendeva a calci l’autovettura e poi sferrava un cazzotto al conducente della stessa).

Tribunale Benevento, 13/04/2018, n.299

Il furto di auto posta su pubblica via ma rimasta sotto la sorveglianza del conducente non è aggravato dall’esposizione a pubblica fede

In tema di danneggiamento di un’auto, deve essere esclusa l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede quando questa, lasciata parcheggiata sulla pubblica via, sia rimasta sotto la diretta e continua sorveglianza del conducente, sì da doversi ritenere che il bene non abbia sofferto alcuna forma di mancato controllo durante lo svolgimento dell’azione lesiva caduta interamente sotto la diretta percezione del possessore dell’auto. (Nella specie è stata esclusa anche la responsabilità dell’imputato in ordine al reato di danneggiamento a lui ascritto in quanto depenalizzato).

In tema di danneggiamento di un’auto, deve essere esclusa l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede quando questa, lasciata parcheggiata sulla pubblica via, sia rimasta sotto la diretta e continua sorveglianza del conducente, sì da doversi ritenere che il bene non abbia sofferto alcuna forma di mancato controllo durante lo svolgimento dell’azione lesiva caduta interamente sotto la diretta percezione del possessore dell’auto. (Nella specie è stata esclusa anche la responsabilità dell’imputato in ordine al reato di danneggiamento a lui ascritto in quanto depenalizzato).

Tribunale Roma, 14/03/2017, n.3810

Depenalizzazione retroattiva del danneggiamento della strada

Installare un tubo di scarico lungo una strada collegandolo con la griglia di scorrimento già esistente integra il danneggiamento della strada che non costituisce più reato, ma illecito civile anche se la legge di depenalizzazione è entrata in vigore dopo la commissione del fatto.

Tribunale Terni, 17/05/2016, n.662

Depenalizzazione del danneggiamento non aggravato: interessi civili

In caso di impugnazione di sentenza di condanna relativa ad una delle fattispecie criminose abrogate dal D.lgs. 15 gennaio 2016, n.7, il giudice, nel dichiarare che il fatto non è più previsto dalla legge come reato, deve comunque decidere sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili. (Fattispecie in tema di danneggiamento non aggravato).

A differenza delle ipotesi depenalizzate in forza del d.lg. 15 gennaio 2016, n. 8 per le quali è stato testualmente stabilito all’art. 9 che il giudice dell’impugnazione decide sulle statuizioni civili, alcuna disposizione transitoria è stata dettata nel d.lg. 15 gennaio 2016, n. 7, in caso di condanna al risarcimento del danno pronunciata in un procedimento per il delitto di danneggiamento semplice soggetta ad impugnazione. Pertanto, in tale ipotesi è applicabile il principio secondo cui il giudice dell’impugnazione nel dichiarare che il fatto non è previsto dalla legge come reato, decide sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili.

Cassazione penale sez. II, 23/03/2016, n.14529

Depenalizzazione del danneggiamento semplice

In caso di imputazione di danneggiamento semplice ascritta all’imputata, va rilevato che il d.lg. n. 7 del 15 gennaio 2016, in vigore dallo scorso 6 febbraio, ha abrogato l’art. 635, comma 1 c.p., determinando l'”abolitio criminis” per il danneggiamento semplice, che viene così sottratto alla cognizione del giudice penale e ricondotto a quella del giudice civile (chiamato ad applicare una sanzione civile pecuniaria nel solo caso in cui accolga la domanda risarcitoria eventualmente proposta per il medesimo fatto); conseguentemente per quest’imputazione, l’imputata va assolta con la formula perché il fatto non costituisce (più) reato.

Tribunale Trento, 04/03/2016, n.124



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