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Licenziamento collettivo e violazione dei criteri di scelta: Cassazione

18 Giugno 2021
Licenziamento collettivo e violazione dei criteri di scelta: Cassazione

Domanda di annullamento per violazione dei criteri di scelta, lavoratore legittimato a proporla, motivazione, vizi di procedura.

Legittimazione all’impugnazione e interesse ad agire

In materia di licenziamenti collettivi, nel caso di violazione dei criteri di scelta, l’annullamento non può essere domandato indistintamente da ciascuno dei lavoratori licenziati, bensì solo da chi non sarebbe stato ricompreso nella platea dei destinatari dell’atto espulsivo ove la violazione non fosse stata realizzata. Ciò perché l’azione di annullamento, a differenza di quella di nullità, presuppone un interesse qualificato e richiede che il vizio abbia avuto incidenza determinante nell’adozione dell’atto contestato.

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 24 maggio 2021 n. 14198 

Nella fattispecie dell’annullabilità del licenziamento per violazione dei criteri di scelta l’annullamento non può essere domandato indistintamente da ciascuno dei lavoratori licenziati. Soltanto coloro che, tra i lavoratori, abbiano in concreto subito gli effetti della illegittimità, in quanto determinante la loro collocazione in mobilità, hanno un interesse qualificato e sono destinatari della tutela apprestata dalla norma dell’articolo 5 L. 223/1991.

Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanza 22 maggio 2019 n. 13871 

A pena di difetto di interesse ad impugnare il licenziamento è necessario che risulti che il lavoratore che lamenti una discriminazione o, comunque, una violazione dei criteri di scelta a proprio danno si sia visto inserire nel novero degli esuberi per far posto ad un altro o ad altri dipendenti che, pur appartenendo alla medesima platea di lavoratori potenzialmente licenziabili, nondimeno abbiano beneficiato di un’erronea applicazione dei criteri di scelta o di criteri di scelta generici o discrezionali adoperati dal datore di lavoro.

Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanza 31 maggio 2017 n. 13803 

In materia di licenziamenti collettivi, l’annullamento del recesso per violazione dei criteri di scelta di cui all’articolo 5 della legge 223/1991 nella formulazione vigente anteriormente alle modifiche di cui alla legge 92/2012, non può essere domandato indistintamente da ciascuno dei lavoratori licenziati, ma soltanto da coloro che, tra essi, abbiano in concreto subito un pregiudizio per effetto della violazione, perché avente rilievo determinante rispetto al licenziamento.

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 1 dicembre 2016 n. 24558

Licenziamento collettivo: violazione della quota di riserva

Nel caso di licenziamento collettivo, la violazione della quota di riserva prescritta dall’art. 3 della l. n. 68 del 1999 rientra nell’ipotesi di “violazione dei criteri di scelta” in quanto assunti in contrasto con espressa previsione legale, ai sensi dell’art. 5, comma 3, della l. n. 223 del 1991, con conseguente applicazione della tutela reintegratoria ex art. 18, comma 4, st.lav. novellato, quale opzione interpretativa rispettosa del dettato normativo e conforme alla finalità della disciplina – anche sovranazionale – in materia, posta a speciale protezione del disabile.

Cassazione civile sez. lav., 15/10/2019, n.26029

Licenziamento collettivo di lavoratrici: discriminatorio

È discriminatorio e produce gli effetti reintegratori e risarcitori di cui all’art. 18, comma 1, della l. n. 300 del 1970, come modificato dalla l. n. 92 del 2012, il licenziamento collettivo di lavoratrici intimato in violazione dell’art. 5, comma 2, della l. n. 223 del 1991 (come modificato dall’art. 6, comma 5 bis, del d.l. n. 148 del 1993, inserito in sede di conversione con l. n. 236 del 1993), quando la percentuale femminile di manodopera licenziata è superiore a quella delle addette alle medesime mansioni proprie dell’ambito aziendale interessato dalla procedura.

Cassazione civile sez. lav., 24/05/2019, n.14254

Licenziamento collettivo per riduzione del personale: motivazione

In tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, qualora il progetto di ristrutturazione si riferisca in modo esclusivo ad un’unità produttiva, le esigenze di cui all’art. 5, comma 1, della l. n. 223 del 1991, riferite al complesso aziendale, possono costituire criterio esclusivo nella determinazione della platea dei lavoratori da licenziare, purché il datore indichi nella comunicazione ex art. 4, comma 3, della l. n. 223 citata, sia le ragioni che limitino i licenziamenti ai dipendenti dell’unità o settore in questione, sia le ragioni per cui non ritenga di ovviarvi con il trasferimento ad unità produttive vicine, ciò al fine di consentire alle organizzazioni sindacali di verificare l’effettiva necessità dei programmati licenziamenti.

Ne consegue che, qualora, nella comunicazione si faccia generico riferimento alla situazione generale del complesso aziendale, senza alcuna specificazione delle unità produttive da sopprimere, i licenziamenti intimati sono illegittimi per violazione dell’obbligo di specifica indicazione delle oggettive esigenze aziendali.

Cassazione civile sez. lav., 12/09/2018, n.22178

Mobilità: licenziamento collettivo e singola unità produttiva

In tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale debba riferirsi a più unità produttive ma il datore di lavoro, nella fase di individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità, tenga conto unilateralmente dell’esigenza aziendale collegata all’appartenenza territoriale ad una sola di esse, si determina violazione dei criteri di scelta per la quale l’art. 5, comma 1, della l. n. 223 del 1991, come sostituito dall’art. 1, comma 46, della l. n. 92 del 2012, prevede l’applicazione del comma 4 dell’art. 18 novellato della l. n. 300 del 1970, norma che riguarda tutte le modalità di applicazione dei suddetti criteri e, quindi, non solo l’errata valutazione o applicazione dei punteggi assegnati ma anche le modalità con cui essi sono attribuiti.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento collettivo intimato per chiusura del punto di ristorazione – reputato inidoneo ad integrare una “singola unità produttiva” – allocato in un’area di servizio autostradale, poiché non erano stati esplicitati i criteri di scelta con riferimento al complesso aziendale o quanto meno alle altre unità produttive facenti parte del medesimo territorio).

Cassazione civile sez. lav., 03/08/2018, n.20502

Il licenziamento è illegittimo se non sono specificati le modalità di applicazione anche di uno solo dei criteri adottati dal datore

Nel licenziamento collettivo, la comunicazione prevista dall’art. 4, comma 9, l. n. 223/1991 deve contenere la puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta dei lavoratori licenziati, così da garantire la necessaria trasparenza della selezione operata dal datore di lavoro.

Ne consegue l’illegittimità del licenziamento, per violazione delle procedure, ove non siano state specificate le modalità relative anche ad uno solo dei criteri adottati, impedendo così l’esaustivo controllo da parte delle organizzazioni sindacali (nella specie, era stato omesso ogni riferimento all’utilizzo dei cinque sottocriteri utilizzati, nell’ambito del criterio legale delle esigenze tecnico-produttive, per la valutazione di professionalità).

Cassazione civile sez. lav., 13/12/2016, n.25554

Estinzione e risoluzione del rapporto: licenziamenti collettivi 

L’incompletezza della comunicazione finale del procedimento di licenziamento collettivo di cui all’art. 4, comma 9, l. 23 luglio 1991 n. 223, costituisce una “violazione delle procedure” previste dalla legge citata e, pertanto, dà luogo alla tutela dell’indennizzo economico prevista dal terzo periodo dell’art. 18, comma 7, l. 20 maggio 1970 n. 300 e non alla tutela della reintegrazione nel posto di lavoro prevista in caso violazione dei criteri di scelta.

Cassazione civile sez. lav., 29/09/2016, n.19320

 Nell’ipotesi di licenziamento collettivo per riduzione di personale, se pure, in linea generale, l’inefficacia del licenziamento, prevista dall’art. 5 della legge n. 223 del 1991, per il caso di inosservanza delle procedure di cui all’art. 4, può ricorrere anche nel caso di violazione della disposizione dell’art. 4, comma 9 (sulla comunicazione delle specifiche modalità di applicazione dei criteri di scelta, ai competenti Uffici del lavoro e alle Organizzazioni sindacali) – dovendosi escludere che l’accordo tra il datore di lavoro e le organizzazioni sindacali faccia perdere rilevanza al mancato espletamento o al radicale stravolgimento della procedura medesima (vedi, per tutte: Cass. 15 luglio 2014, n. 16134) – tuttavia tale sanzione non è applicabile quando risulti, in concreto, che l’omissione di una delle comunicazioni previste dal citato art. 4, comma 9, non abbia impedito all’intera procedura, svoltasi correttamente tutte le sue articolazioni, di raggiungere lo scopo cui è preordinata, rappresentato dal consentire ai lavoratori interessati, alle organizzazioni sindacali e agli organi amministrativi di controllare la correttezza e trasparenza della complessiva operazione e la rispondenza ad eventuali accordi raggiunti.

Cassazione civile sez. lav., 11/06/2015, n.12122

Licenziamento collettivo: indennizzo se comunicazione incompleta, reintegra se motivi illegittimi

L’incompletezza della comunicazione di cui all’art. 4, comma 9, l. n. 223 del 1991, costituisce “violazione delle procedure” ivi disciplinate e dà luogo alla tutela indennitaria tra 12 e 24 mensilità. È invece applicabile la reintegrazione nel posto di lavoro allorquando i criteri di scelta siano, in via esemplificativa, illegittimi (poiché in violazione di legge) o illegittimamente applicati (perché attuati in difformità dalle previsioni legali o collettive).

Cassazione civile sez. lav., 29/09/2016, n.19320

Nel licenziamento collettivo per riduzione di personale, l’errata applicazione dei criteri di scelta dei lavoratori comporta l’illegittimità del licenziamento

In tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca a più unità produttive ma il datore di lavoro, nella fase di individuazione dei lavoratori da collocare in mobilità, tenga conto unilateralmente dell’esigenza aziendale collegata all’appartenenza territoriale ad una sola di esse, si determina una violazione dei criteri di scelta, per la quale l’art. 5, comma 1, della l. n. 223 del 1991, come sostituito dall’art. 1, comma 46, della l. n. 92 del 2012, prevede l’applicazione del comma 4 dell’art. 18 novellato della l. n. 300 del 1970, norma che riguarda tutte le modalità di applicazione dei suddetti criteri, e quindi non solo l’errata valutazione o applicazione dei punteggi assegnati, ma anche le modalità con cui essi sono attribuiti.

Cassazione civile sez. lav., 26/09/2016, n.18847



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