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Il datore di lavoro può imporre ore di lavoro straordinario?

21 maggio 2014


Il datore di lavoro può imporre ore di lavoro straordinario?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 maggio 2014



Si considera lavoro straordinario quello effettuato al di fuori delle ore previste dalla legge o dei contratti collettivi.

La materia dell’orario di lavoro è regolata da un vecchio R.D.L. del 1923 [1], ma soprattutto dai contratti collettivi stipulati dai sindacati e dai rappresentanti degli imprenditori delle singole categorie.

Premessa

Il R.D.L. sull’orario di lavoro prevede un tetto massimo di 48 ore settimanali e di 8 ore giornaliere. La legge è tutt’ora in vigore, tuttavia la materia è oggi interamente disciplinata dai contratti collettivi che, in linea di massima, hanno portato l’orario di lavoro a 40 ore, distribuite in 5 giorni lavorativi. Sempre più spesso, inoltre, i contratti di singole categorie o settori economici prevedono orari differenziati che tengono conto delle diverse mansioni o modalità di lavoro. A rigore si può parlare di ore di lavoro straordinario solo per quelle che eccedono le 48 ore settimanali (o 8 giornaliere) previste dal R.D.L. del 1923, mentre si parla di ore supplementari in tutti gli altri casi. La differenza attualmente non ha più grande importanza.

R.D.L. n. 692/1923

Il datore di lavoro, quando ve ne sia la necessità, e sempre che non sia possibile procedere alla assunzione di nuovo personale, può saltuariamente richiedere che venga effettuato del lavoro straordinario che non superi le 2 ore giornaliere e le 12 settimanali. Va precisato che può chiedere ma non imporre. La paga oraria per il lavoro straordinario deve essere superiore del 10% rispetto a quella ordinaria.

Il datore di lavoro deve informare l’Ispettorato del Lavoro che può ordinare la sospensione del Lavoro e può ordinare la sospensione del lavoro straordinario. In caso di forza maggiore o di pericolo, il lavoro può essere protratto senza limiti, fermo restando l’obbligo di informarne l’Ispettorato del Lavoro.

 

Contratti collettivi

Negli ultimi anni, se da un lato si è continuato ad ammettere il ricorso al lavoro straordinario, con paghe orarie ovviamente maggiorate, si è dall’altro tentato di impedirne l’abuso imponendo, oltre ad un limite settimanale e giornaliero, anche un limite annuale, di solito oscillante tra le 100 e le 200 ore. A differenza del R.D.L. del 1923, tuttavia, molti contratti collettivi prevedono l’obbligatorietà del lavoro straordinario, al quale, quindi, il lavoratore non si può sottrarre, salvo che non vi sia un giustificato motivo.

La tutela

Nel caso di ore di lavoro straordinario, il datore ha l’obbligo di retribuirle secondo le maggiorazioni previste nei contratti collettivi. In tal caso, il dipendente troverà le apposite voci conteggiate nella busta paga. Qualora, invece, ciò non avvenisse, il lavoratore potrà rivolgersi a un consulente del lavoro o a un avvocato che effettuino i dovuti conteggi per verificare il diritto a differenze retributive.

In tal caso, sarà necessario inviare una lettera di diffida al datore di lavoro e, se del caso, investire anche la Direzione Provinciale del Lavoro, con un tentativo di conciliazione monocratico, prima di procedere al ricorso in tribunale.

note

 

[1] Art. 5, R.D.L. n. 692 del 15.03.1923.

Autore immagine: 123rf.com

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1 Commento

  1. Vorrei fare una domanda, nel mio caso sono infermeria, sono stata asunta per una cooperativa con un contratto part time (35.75 ore settimanale) con orari di lavoro di 5.5 ore (7:30-13:00 e 15:00-20:30) siamo solo 2 a coprire questi turni e adesso la mia collega si è amalatta (6 giorni di malattia) e vogliono che io copra tutti questi turni (in totale 66 ore) è legale??

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