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Test di paternità negato: c’è il risarcimento?

22 Settembre 2021 | Autore:
Test di paternità negato: c’è il risarcimento?

Cosa rischia la madre che rifiuta la richiesta dell’uomo di fare una prova del Dna sul figlio? A chi spettano le spese legali?

«Tesoro, sono incinta». Lui lì per lì non ci bada, abbraccia la moglie, chiama i genitori per dare la lieta notizia, prenota un ristorante per festeggiare quella stessa sera. Finalmente, si volta pagina in un rapporto delicato, segnato da una breve avventura extraconiugale avuta da lei. Il giorno dopo, però, ha la sensazione che i conti non quadrino molto. È stato all’estero per lavoro un paio di settimane nel periodo che coincide con quello dell’inizio della gravidanza, è rimasto a casa proprio durante i giorni in cui il concepimento risulta più difficile. Ma siccome «difficile» non vuol dire «impossibile», allontana questi pensieri. Mesi dopo, il bambino è nato e più lo guarda più vede che di suo non ha assolutamente nulla. La mente torna indietro al viaggio all’estero di nove mesi prima e alla relazione avuta dalla moglie. Chiede il test del Dna del bambino per confrontarlo con il suo. Lei va su tutte le furie, risponde che è un’offesa grave e che mai e poi mai cederà a tale esame. Di fronte ad un test di paternità negato, c’è il risarcimento?

La giurisprudenza si è pronunciata diverse volte non solo sull’obbligo di effettuare il test per riconoscere un figlio, ma anche sul diritto di un padre ad avere la certezza di essere tale. Perché, come in tutte le cose, anche il test di paternità va visto da punti di vista diversi: quello del figlio e quello del papà.

Tra le ultime sentenze in proposito, quella della Corte d’Appello di Perugia sul caso di un uomo che si è visto negare il test di paternità con cui voleva dimostrare di essere il genitore di un bambino avuto dalla donna. I giudici questa volta non hanno trovato dei motivi affinché venisse riconosciuto il risarcimento. Vediamo perché.

Chi può chiedere un test di paternità?

Ci sono diversi casi in cui un test di paternità può rendersi necessario e, in ciascuna di queste situazioni, può cambiare la persona che lo richiede.

Può capitare, come nell’esempio fatto all’inizio di questo articolo, che il padre non sia convinto di esserlo davvero, cioè che la madre del bambino non abbia avuto dei rapporti sessuali solo con lui e che ci sia la possibilità che il neonato sia figlio di un altro.

In questo caso, il padre ha due possibilità: la prima, chiedere alla mamma del bambino di sottoporre il piccolo al test del Dna per confrontarlo con il suo in modo da togliersi ogni dubbio. Scelta non facile, però: è evidente che lei interpreterà questa richiesta come un grave segnale di sfiducia nei suoi confronti. In pratica, lui starà suggerendo che lei è andata a letto con un altro. Così, rischierà che il figlio sia davvero suo, che non ci siano state delle «interferenze» e che lei se ne vada via di casa ferita da tale insinuazione.

Tuttavia, per effettuare il test del Dna su un minore di 14 anni, è necessario il consenso scritto di entrambi i genitori. Significa che se lei dice di no, il test non si può fare. A meno che un giudice decida il contrario.

L’alternativa è quella di chiedere il test del Dna del bambino ad insaputa della madre, cioè di nascosto. Se anche il padre o presunto tale ci riuscisse e scoprisse che il bambino non è suo e che lei lo ha tradito, non potrebbe comunque utilizzare il risultato in un’eventuale causa in tribunale. Affinché questo sia possibile, l’esame deve essere fatto alla luce del sole e, pertanto, con il consenso di entrambi quando riguarda un minore di 14 anni.

Lo stesso vale per la madre, nel caso in cui abbia avuto un bambino da un uomo che non lo vuole riconoscere e che nega di avere avuto dei rapporti intimi con la donna. Se lui rifiuta di fare il test di paternità per prendersi le sue responsabilità, la madre potrà consultarsi con un legale per avviare un’azione giudiziaria finalizzata ad ottenere una sentenza che dichiari la paternità naturale. Se il figlio ha già compiuto i 14 anni, sarà necessario il suo consenso prima di iniziare o di continuare il procedimento.

Infine, l’ultima possibilità è che a chiedere il test del Dna sia proprio il figlio, che vuole farsi riconoscere dal presunto padre. Dovrà, però, essere maggiorenne e rivolgersi, comunque, ad un tribunale.

Test di paternità negato: si può chiedere il risarcimento?

La Corte d’Appello di Perugia [1] ha recentemente stabilito che se la madre di un neonato rifiuta di sottoporre il figlio al test del Dna su richiesta del padre del bambino, la sua condotta non può essere ritenuta antigiuridica né determina un pregiudizio meritevole di risarcimento di un presunto danno alla reputazione o alla personalità dell’uomo.

Secondo i giudici umbri, il padre ha la possibilità di agire giudizialmente per l’accertamento della paternità e per ottenere in quella sede l’esame negato dalla donna. In altre parole: se lui chiede di fare il test e lei dice di no, il padre può rivolgersi al tribunale e lei non deve pagare alcun risarcimento.

Tuttavia, il tribunale di Milano ha ritenuto in un’altra sentenza [2] che un atteggiamento di questo tipo, cioè negare il test di paternità richiesto dal padre, comporta per la donna il pagamento di una somma per «lite temeraria», poiché ha messo l’uomo nella condizione di doversi rivolgere ad un giudice per ottenere la prova del Dna, anziché dare il suo consenso per ottenerla in via stragiudiziale. In più, accertata la paternità, lei ha preteso delle limitazioni alla responsabilità genitoriale. Risultato: il procedimento giudiziario si è prolungato ulteriormente.


note

[1] Corte appello Perugia sent. n. 31/2021.

[2] Trib. Milano sent. del 10.05.2017.


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