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Separazione e mantenimento: chiedere l’accertamento sui beni del coniuge

28 Luglio 2014
Separazione e mantenimento: chiedere l’accertamento sui beni del coniuge

Indagini fiscali per ottenere il giusto importo dell’assegno di mantenimento: come e quando.

L’accertamento sui beni del coniuge, che si innesta nei procedimenti di separazione e divorzio, indica l’attività di indagine – svolta dalla polizia tributaria su impulso del giudice, o da uno stesso dei consorti – sull’effettiva consistenza dei redditi e patrimoni dell’altro.

La legge sul divorzio [1] prevede che i coniugi presentino all’udienza di comparizione dinanzi al presidente del tribunale “la personale dichiarazione dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune”, norma che si ritiene applicabile anche in caso di separazione [2].

I Cud, del resto, non sono considerati dati “sensibili”, tutelati dal decreto sulla privacy [3]: per cui il coniuge ha sempre diritto ad averne copia, previa richiesta motivata di accesso agli atti e salvo l’oscuramento, per riservatezza, dei dati non relativi al reddito.

A ogni modo, gli obblighi imposti da queste disposizioni potrebbero, talora, non bastare a far luce sul reale stato patrimoniale ed economico del coniuge da cui ci si voglia separare o si voglia divorziare. In questi casi le parti possono acquisire le informazioni e i documenti necessari. Si tratta di una facoltà, cui ricorrere per munirsi del carteggio che permette di sostenere le proprie pretese giudiziali. In tal caso, lo scopo di tutelare i diritti del coniuge gli consente di investigare sui movimenti e sulle sostanze dell’altro.

All’attività di indagine svolta direttamente dalla parte potrebbe affiancarsi, però, anche quella della polizia tributaria, che potrebbe essere chiamata dal giudice – in caso di contestazioni – a effettuare accertamenti sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita del singolo consorte: operazioni ammesse se le informazioni o le dichiarazioni dei redditi delle parti non sono sufficientemente documentate, poco credibili, o comunque configgenti con le abitudini quotidiane della persona.

Il giudice, titolare di specifici poteri di introduzione d’ufficio di mezzi prova, può ordinare agli organi di polizia giudiziaria di svolgere opportune indagini, a garanzia della posizione dei figli e del coniuge economicamente più debole.

Il giudice non è comunque tenuto a disporre tali indagini se dall’istruttoria della causa è stata già sufficientemente ricostruita la posizione reddituale del coniuge tenuto al versamento dell’assegno (per un approfondimento su questo tema, leggi: “Assegno di mantenimento: delle indagini fiscali sul coniuge il giudice può fare a meno”).

Va sottolineato, però, che questa iniziativa giudiziale non libera il coniuge dall’onere della prova, ossia di dimostrare nel processo i fatti e le circostanze posti a base della sua domanda.

Ma come si svolgono, nella pratica, le indagini?

Una prima via potrebbe essere quella di chiedere e acquisire dagli uffici competenti ogni genere di carteggio che possa fornire indicazioni circa l’ampiezza del patrimonio mobiliare e immobiliare del coniuge sul quale si stanno svolgendo accertamenti. Si pensi, tra gli altri, alle certificazioni inerenti la titolarità di conti correnti, di depositi bancari, di titoli, di obbligazioni o di partecipazioni azionarie in società.

Non solo. Indicatori importanti dello stato economico e patrimoniale della persona sono anche le visure di posizioni personali presso le conservatorie dei registri immobiliari o il pubblico registro automobilistico (PRA).

Una seconda strada percorribile potrebbe essere, invece, quella di munirsi di notizie utili a ricostruire le sostanze del coniuge, avvalendosi di colloqui con persone a questi vicine (come i familiari o il datore di lavoro).

Infine si stanno aprendo strada le attività poste da agenzie investigative.

Bisogna, comunque, sempre mettere in conto sia le reticenze dei terzi, che l’eventuale occultamento dei beni, talora intestati a prestanomi.

 


note

 

[1] Art. 5 L. 898/70.

[2] Anche se l’articolo 706 del Codice di Procedura Civile esige solo che ai documenti di causa siano allegate le ultime dichiarazioni dei redditi presentate, solitamente tre.

[3] D.lgs. n.196/2003.

Autore immagine: 123rf.com


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