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Conguaglio: come si calcola?

23 Settembre 2021 | Autore:
Conguaglio: come si calcola?

Come funziona il riconteggio delle imposte e dei contributi pagati mensilmente dal datore di lavoro. Quando è positivo o negativo.

Ti sarà capitato di rimanere stupito quando alla fine di ogni mese di dicembre (primi di gennaio per chi lo prevede così) ricevi una busta paga «anomala». Nella maggior parte dei casi – chissà perché – riporta un netto inferiore a quello che ogni mese si vede nella solita casella in basso a destra. In realtà, non si tratta di un errore ma dell’effetto del conguaglio di fine anno che il datore di lavoro è tenuto a fare. Naturalmente, ti fidi di quello che riporta il cedolino, ma vorresti sapere, a proposito del conguaglio, come si calcola. Ed è cosa buona e giusta.

Bisogna partire dal presupposto che l’azienda per la quale lavori, in qualità di sostituto d’imposta, ogni mese quantifica e trattiene le imposte che devi pagare allo Stato. Può capitare, però, che non sempre quel calcolo sia preciso, poiché riguarda i redditi relativi al periodo di paga e non all’intero anno fiscale. Da qui gli eventuali scostamenti da sistemare alla fine dell’anno e, soprattutto, il bisogno di sapere come si calcola il conguaglio. Vediamo.

Conguaglio fiscale: che cos’è?

Il conguaglio è il riconteggio delle tasse che un dipendente pubblico o privato deve realmente allo Stato. L’operazione viene fatta a fine anno tenendo conto delle trattenute Irpef e addizionali effettuate ogni mese dal datore di lavoro in qualità di sostituto d’imposta: con il nuovo conteggio si è in grado di capire se le tasse versate sono effettivamente quelle dovute. Se c’è una differenza, in positivo o in negativo, viene applicata sulla retribuzione dell’ultima busta paga dell’anno, cioè quella di dicembre.

La differenza può essere riscontrata perché:

  • hai pagato più tasse del dovuto: in questo caso, il saldo sarà positivo e con il conguaglio avrai in busta più soldi del solito;
  • hai pagato meno tasse del dovuto: il saldo sarà, a questo punto, negativo e ti troverai meno soldi di quelli che ogni mese ricevi.

Questo significa che il calcolo mensile è provvisorio, poiché, come detto in precedenza, non tiene conto dell’intero anno fiscale ma del reddito relativo ai periodi di paga. A tal proposito, per il reddito annuo va preso come riferimento il criterio di cassa allargato, cioè i compensi erogati entro il 12 gennaio dell’anno successivo.

Non è detto, però, che il conguaglio debba essere fatto per forza entro la fine dell’anno per farlo coincidere con la busta paga della retribuzione di dicembre. Questo succede nella stragrande maggioranza dei casi, anche perché se dovesse risultare negativo compenserebbe la tredicesima che viene pagata pochi giorni prima, in modo da non gravare troppo sul bilancio mensile del lavoratore. Il datore può effettuare il conguaglio entro il 28 febbraio dell’anno successivo. Ad esempio, per il riconteggio del 2021 ha tempo fino al 28 febbraio 2022.

L’operazione può essere fatta anche durante l’anno solare in caso di fine rapporto.

Conguaglio dei contributi previdenziali

Così come per l’Irpef e per le addizionali regionali e comunali, il datore di lavoro è tenuto a fare il conguaglio per i contributi previdenziali.

La logica è la stessa: ogni mese, l’azienda trattiene al lavoratore i contributi che deve versare all’Inps destinati alla pensione del dipendente o alla previdenza complementare in base ad un’aliquota stabilita dalla normativa sul settore di appartenenza, sull’organico, ecc.

Quindi, alla fine dell’anno, il datore è obbligato a controllare l’importo dei contributi versati ogni mese e a fare il riconteggio per verificare se il conguaglio risulta negativo o positivo, cioè se sono stati versati più o meno contributi del dovuto. Anche in questo caso, la differenza viene applicata sulla busta paga.

Tale scostamento può essere provocato, ad esempio, dalla contribuzione aggiuntiva dell’1% che l’Inps prevede per gli imponibili superiori al massimale calcolato annualmente dallo stesso Istituto. Quell’1% si applica quando viene superato il massimale mensile, ottenuto dividendo per 12 quello annuale. Ecco perché può capitare che a dicembre risulti di avere superato o meno il massimale annuo.

Facciamo un esempio banalissimo con numeri tondi per aiutare a capire il calcolo del conguaglio contributivo.

Se l’Inps fissa il massimale annuo in 1.200 euro, significa che il massimale mensile sarà di 100 euro. Tuttavia, può darsi che a febbraio siano stati versati 90 euro, a maggio 110, a luglio 115, a settembre 89, ecc. La contribuzione aggiuntiva dell’1% viene applicata solo nei mesi in cui si superano i 100 euro. In questo caso, a maggio, a luglio, ecc. Alla fine dell’anno, il datore di lavoro deve controllare se il massimale annuale (1.200 euro) è stato superato. In caso contrario, il dipendente riceverà il conguaglio dei contributi trattenuti durante l’anno. Se, invece, il massimale viene superato, vengono trattenuti i contributi per l’intero importo del massimale e non solo per l’importo eccedente.


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