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Parcheggio vicino incrocio

20 Giugno 2021
Parcheggio vicino incrocio

Multa per chi parcheggia vicino a una intersezione: a quanto ammonta e quali sono gli elementi che deve contenere per essere valida. 

Quando lo spazio per parcheggiare la macchina scarseggia, ogni posto è buono per sbarazzarsi del problema: vicino ai cassonetti della spazzatura, davanti al passaggio per gli invalidi, sulle strisce pedonali, alla fine del marciapiede, vicino a una curva. Ma è lecito il parcheggio vicino a un incrocio? In un caso del genere, si rischia la multa e a quanto ammonta? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Parcheggio vicino a un incrocio: a quale distanza?

La lettera f) del primo comma dell’articolo 158 del Codice della strada stabilisce il divieto di parcheggio vicino all’incrocio. La dizione letterale della norma è la seguente: «La fermata e la sosta sono vietate nei centri abitati, sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5 metri dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata trasversale, salvo diversa segnalazione».

In buona sostanza, l’automobile non può essere parcheggiata a meno di 5 metri dall’incrocio. Questa è la distanza minima che ci deve essere tra il veicolo e l’intersezione. 

Con l’ultima dizione («salvo diversa segnalazione») la norma fa quindi salve le situazioni in cui lo stesso Comune abbia segnalato, tramite le strisce bianche o blu, il limite fin dove si può parcheggiare. In tale ipotesi, se le linee sull’asfalto dovessero spingersi fino a ridosso dell’incrocio, il parcheggio sarebbe lecito.

Multa per parcheggio vicino a incrocio

Vediamo ora a quanto ammonta la multa per parcheggio vicino all’incrocio. A indicarlo è sempre il citato articolo 158 del Codice della strada che, al comma 6, specifica due sanzioni diverse a seconda che si tratti di veicoli a due ruote e ciclomotori oppure di altri veicoli. In particolare, per il conducente di ciclomotori e di motoveicoli a due ruote la sanzione amministrativa va da euro 24 ad euro 98, mentre per i conducenti dei restanti veicoli la sanzione va da euro 41 ad euro 169.

Le sanzioni in questione sono giornaliere per cui si possono applicare e conteggiare tante volte quanti sono i giorni di calendario per i quali prosegue la violazione. In altre parole, se si lascia l’auto due giorni in divieto di sosta, il trasgressore sarà punibile con una doppia multa perché sta commettendo il medesimo reato di sosta vietata ma consumato in momenti (giorni) diversi.

Il verbale per la multa vicino all’incrocio

La multa deve indicare la via ove è avvenuta l’infrazione e, laddove possibile, il numero civico in corrispondenza del quale l’auto è stata parcheggiata (o, in alternativa, la chilometrica della strada). 

Il verbale non deve contenere la distanza tra il veicolo e l’incrocio. È infine irrilevante la mancata rimozione della vettura: questo dettaglio non basta, secondo la Cassazione [1], ad escludere l’intralcio creato dall’irregolare sosta e, quindi, la validità della multa. 

In relazione alla semplicità e modestia della sanzione irrogabile, il verbale deve contenere ciò che di minimale è sufficiente per rendere edotto il fatto che si contesta. Quindi, basta che nel verbale sia chiaramente indicato il comportamento vietato ossia la sosta in corrispondenza dell’intersezione, espressione che implica una prossimità del veicolo ben maggiore alla distanza minima prevista dal Codice della strada

Per quanto riguarda l’omessa rimozione della vettura, i giudici chiariscono che ciò «non dimostra che il veicolo non costituisse intralcio per la circolazione, ben potendo la mancata rimozione dipendere da circostanze concrete indipendenti dall’esistenza, o inesistenza, dell’intralcio, quali ad esempio la disponibilità del mezzo occorrente per provvedere all’incombente. Né, tantomeno, la predetta circostanza conferma che l’auto non si trovasse in corrispondenza dell’intersezione, come indicato nel verbale di contravvenzione e confermato dal giudice di merito».


note

[1] Cass. ord. n. 17469/21 del 17.06.2021.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ordinanza 21 aprile – 17 giugno 2021, n. 17469

Presidente Orilia – Relatore Oliva

Fatti di causa

Con ricorso al Prefetto di Roma, D.A. impugnava un verbale di contravvenzione elevato nei suoi confronti per violazione dell’art. 158 C.d.S., per aver sostato, con il proprio veicolo, in corrispondenza di una intersezione stradale.

Il Prefetto rigettava il ricorso ed emetteva ordinanza ingiunzione del 14.8.2015, che veniva a sua volta impugnata dalla D. con ricorso al Giudice di Pace di Roma. La ricorrente contestava, in particolare (cfr. pag. 2 del ricorso), l’assenza di motivazione a sostegno del provvedimento impugnato e la violazione degli artt. 203 e 204 C.d.s., perché l’ordinanza ingiunzione le era stata notificata dopo 180 giorni dal deposito del ricorso al Prefetto da lei medesima proposto avverso il verbale di contravvenzione al codice della strada.

Con sentenza n. 5383/2016 il Giudice di Pace rigettava il ricorso.

Interponeva appello avverso detta decisione la D. ed il Tribunale di Roma, con la sentenza oggi impugnata, n. 4597/2019, rigettava il gravame.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione D.A. , affidandosi a due motivi.

La Prefettura di Roma – UTG, intimata, non ha svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

Ragioni della decisione

Con il primo motivo, la ricorrente lamenta la violazione dell’art. 112 c.p.c. e la nullità della sentenza per omessa motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, perché il Tribunale avrebbe reso una motivazione eccessivamente sintetica, che con consentirebbe di ricostruire il ragionamento logico-giuridico seguito dal giudice di merito.

La censura è infondata.

La ricorrente eccepisce che nel verbale di contravvenzione al codice della strada in origine notificatole mancava la precisa indicazione della distanza dall’intersezione stradale alla quale si trovava la sua vettura al momento della contestazione. Tale carenza, che ad avviso della ricorrente renderebbe nulla la contestazione, avrebbe dovuto essere rilevata dal Tribunale, che invece, con la succinta motivazione della sentenza oggi impugnata, avrebbe totalmente omesso di pronunciarsi sulla doglianza già sollevata, in quella sede, dalla D. .

In realtà, il Tribunale afferma che “Proprio in relazione alla semplicità e modestia della sanzione irrogabile, il verbale, come pure l’ordinanza di ingiunzione contengono ciò che di minimale è sufficiente per rendere edotto il fatto che si contesta. Fatto che nel verbale è chiaramente indicato nella sosta in corrispondenza dell’intersezione (espressione che implica una prossimità del veicolo ben maggiore alla distanza minima prevista dal codice della strada)” (cfr. pag. 3 della sentenza impugnata). In merito, va evidenziato che l’art. 158 C.d.S. -norma la cui violazione è stata, in concreto, contestata alla D. – contempla, al comma 1, lett. f), due distinte fattispecie, rispettivamente consistenti nella sosta o nella fermata del veicolo “… nei centri abitati, sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5 metri dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata trasversale, salvo diversa segnalazione”. Nel caso di specie, poiché nel verbale impugnato era stata utilizzata -come accertato dal giudice di merito- l’espressione “in corrispondenza dell’intersezione”, la fattispecie che è stata contestata alla D. è la prima, delle due previste dalla norma in commento, per la cui configurazione non è prevista alcuna necessità di indicare a quale distanza dall’incrocio si trovasse il veicolo; quest’ultimo, infatti, si trovava in sosta, o in fermata, esattamente in corrispondenza dell’intersezione stradale.

Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo, rappresentato dalla mancanza, nel verbale di contravvenzione elevato nei suoi confronti, dell’indicazione della precisa distanza dall’incrocio alla quale il veicolo si trovava nel momento della contestazione. Secondo la ricorrente, poiché il veicolo non era stato rimosso, esso era, di fatto, parcheggiato in modo tale da non creare intralcio alla circolazione: in caso contrario, infatti, la rimozione sarebbe stata imprescindibile.

La censura è infondata.

Il fatto che la vettura della D. non sia stata rimossa non dimostra che la stessa non costituisse intralcio per la circolazione, ben potendo la mancata rimozione dipendere da circostanze concrete indipendenti dall’esistenza, o inesistenza, dell’intralcio, quali ad esempio la disponibilità del mezzo occorrente per provvedere all’incombente. Nè, tantomeno, la predetta circostanza conferma che l’auto non si trovasse “in corrispondenza dell’intersezione”, come indicato nel verbale di contravvenzione e confermato clal giudice di merito. Sul punto, è opportuno ribadire che il verbale è assistito da fede privilegiata in relazione alle circostanze di fatto verificate dagli operanti, tra le quali rientrano, innanzitutto, gli accadimenti ed i fatti che costituiscano gli elementi costitutivi della fattispecie sanzionatoria contestata all’utente della strada, che siano stati oggetto della diretta percezione degli agenti operanti (cfr. Cass. Sez. U, Sentenza n. 17355 del 24/07/2009, Rv. 609190 e Cass. Sez. 2, Sentenza n. 3705 del 14/02/2013, Rv.624937).

In relazione a detti accertamenti, pertanto, non è ammessa la prova contraria mediante presunzioni.

Nè, infine, decisivo, a contrario, il precedente di questa Corte invocato in ricorso (Cass. Sez. 6-2, Ordinanza n. 15395 del 13/09/2012, non massimata), relativo alla differente fattispecie della sosta, o fermata, del veicolo a meno di cinque metri dall’intersezione stradale. In esso, infatti, si afferma che “la posizione del veicolo a meno di cinque metri dall’intersezione deve ritenersi implicitamente attestata nel verbale tramite lo specifico richiamo alla norma oggetto dell’infrazione”; il che conferma, anche nella diversa ipotesi della sosta, o fermata, ad una distanza dall’intersezione inferiore a cinque metri, la sufficienza del semplice richiamo della norma violata, per consentire al destinatario della sanzione di comprendere le ragioni per la quale la stessa gli è stata irrogata.

In definitiva, il ricorso va ricettato.

L’esito del ricorso consente di superare il rilievo che lo stesso risulta notificato all’Avvocatura Distrettuale dello Stato, anziché all’Avvocatura Generale dello Stato, in applicazione del principio della cd. “ragione più liquida”, desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost., secondo cui “… deve ritenersi consentito al giudice esaminare un motivo di merito, suscettibile di assicurare la definizione del giudizio, anche in presenza di una questione pregiudiziale” (Cass. Sez. U, Sentenza n. 9936 del 08/05/2014, Rv. 630490; conf. Cass. Sez. 6 – L, Sentenza n. 12002 del 28/05/2014, Rv. 6310158; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 11458 del 11/05/2018, Rv. 648510; Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 363 del 09/01/2019, Rv. 652184).

Nulla per le spese, n difetto di svolgimento di attività difensiva da parte intimata nel presente giudizio di legittimità.

Stante il tenore della proi uncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificat pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma -bis, se dovuto.


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