Diritto e Fisco | Articoli

Dimissioni in prova per giusta causa: c’è il preavviso?

24 Settembre 2021 | Autore:
Dimissioni in prova per giusta causa: c’è il preavviso?

Chi non completa il primo periodo di assunzione per un grave episodio imputabile all’azienda ha diritto all’indennità o a un risarcimento?

All’ennesimo colloquio di lavoro, un’azienda si è detta disponibile ad assumerti e, come prassi, viene stabilito un periodo di prova consono a quanto riportato sul contratto nazionale di categoria. Dopo due settimane, però, c’è uno spiacevole incidente di percorso che manda tutto all’aria: ti senti umiliare dal datore di lavoro davanti ai colleghi per un errore banale, frutto dell’inesperienza. Decidi che un atteggiamento del genere è intollerabile e che non è certo quella la persona per la quale vuoi lavorare, quindi sai già che il giorno dopo non tornerai più. Ma prima ti chiedi se per le dimissioni in prova per giusta causa c’è il preavviso. Cioè non è che oltre al danno all’immagine subìto ti tocca anche la beffa di dover pagare per andartene via?

La Corte di Cassazione si è recentemente pronunciata circa questo tipo di situazioni, ricordando le caratteristiche del periodo di prova dal punto di vista contrattuale e puntualizzando che cosa deve riconoscere l’azienda al neo-dipendente e che cosa non può pretendere quest’ultimo quando dà le dimissioni in prova per giusta causa. Vediamo.

Periodo di prova: cos’è?

Quando si viene assunti da un’azienda (anche tramite concorso per un posto statale), di norma, viene stabilito un periodo di prova, detto anche patto di prova, per dare la possibilità sia al datore di lavoro sia al neo-dipendente di capire se la scelta fatta è stata quella giusta.

In pratica, viene inserita nel contratto di lavoro una clausola esplicita e firmata da entrambe le parti prima e mai dopo l’esecuzione del contratto stesso. Tale clausola deve contenere esattamente le mansioni affidate al dipendente, in modo che egli possa dimostrare le sue capacità e che la prova abbia un senso. Deve essere indicata anche la durata, sulla quale si fa riferimento al contratto nazionale di categoria in base alla qualifica del lavoratore. Ad ogni modo, non è possibile superare:

  • 6 mesi per tutti i lavoratori;
  • 3 mesi per gli impiegati non aventi funzioni direttive.

In questo periodo di prova, il neoassunto svolge la sua attività normalmente, senza che ci siano delle differenze con i dipendenti già stabilizzati. Tranne la possibilità di poter recedere dal contratto senza alcun preciso motivo o vincolo, nemmeno quello del preavviso.

Il datore di lavoro ha la facoltà di esprimere in modo positivo (conferma dell’assunzione) o negativo (licenziamento) la propria valutazione sul risultato della prova. A meno che i compiti affidati di fatto siano diversi da quelli indicati nel contratto: in questo caso, non è consentito il recesso immotivato.

Periodo di prova: come funzionano le dimissioni?

Probabilmente, la peculiarità che maggiormente contraddistingue il periodo di prova è la possibilità di poter dare le dimissioni in qualsiasi momento senza dover rispettare il preavviso e senza doverlo motivare, a differenza di quando il periodo di prova è stato superato e l’assunzione è scattata a tutti gli effetti. Il motivo è semplice: la prova serve alle parti a capire se il rapporto di lavoro può effettivamente funzionare, cioè se il dipendente trova affinità con le proprie mansioni ed in quel determinato contesto e se l’azienda ritiene che il neoassunto sia la persona che stava cercando.

Nel caso in cui il lavoratore capisca che quel posto non fa per lui e che non ha senso continuare il rapporto con l’azienda, può presentare le dimissioni con una semplice comunicazione orale o scritta al datore. Non dovendo motivare il suo gesto, il dipendente in prova non è tenuto a farlo nero su bianco, anche se sarebbe la scelta più «elegante» e sicura, tanto per lasciare traccia di quale sarà il suo ultimo giorno di lavoro.

Periodo di prova e dimissioni per giusta causa: spetta l’indennità?

Può capitare che il dipendente in prova rassegni le dimissioni non perché si rende conto che il lavoro o l’azienda non fa per lui ma perché si è sentito gravemente offeso o perché c’è stato un episodio che impedisce di continuare normalmente il rapporto di lavoro. In quel caso, dunque, decide di presentare le dimissioni in prova per giusta causa: c’è il preavviso in questo caso?

Secondo una recente ordinanza della Cassazione [1], che ha richiamato un vecchio pronunciamento della Corte Costituzionale sull’argomento [2], il periodo di prova non può essere messo sullo stesso piano di un rapporto a tempo indeterminato ma su quello di un rapporto a termine. Ciò significa che le dimissioni per giusta causa, per quanto legittime in base alla motivazione, non danno il diritto all’indennità sostitutiva di preavviso.

Tuttavia, la Suprema Corte ha aggiunto che le dimissioni per giusta causa durante il periodo di prova non comportano un recesso legittimo dal contratto, poiché il comportamento del datore di lavoro ha impedito al dipendente di completare il suo percorso e, quindi, c’è stato da parte dell’azienda l’inadempimento di un dovere assunto, oggetto di responsabilità contrattuale e di una specifica obbligazione di risarcimento il danno, così come previsto dalle regole del recesso dal contratto a termine.

Per tutto ciò, le dimissioni per giusta causa presentate durante il periodo di prova danno diritto al risarcimento del danno retributivo, cioè al riconoscimento di quanto il dipendente avrebbe dovuto percepire fino alla fine della prova ma non all’indennità sostitutiva di preavviso, poiché la prova non è equiparabile al contratto a tempo indeterminato.

Attenzione, però: se le parti hanno stabilito una durata minima garantita del periodo di prova per consentire la sua efficacia, il recesso può avvenire solo dopo la scadenza del termine.


note

[1] Cass. ord. n. 17423/2021 del 17.06.2021.

[2] Corte cost. sent. n. 204/1976.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube