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Chi paga le vacanze dei figli se gli ex non sono d’accordo?

21 Giugno 2021
Chi paga le vacanze dei figli se gli ex non sono d’accordo?

Le spese straordinarie per i figli non necessarie non vanno rimborsate alla madre se non preventivamente concordate con il padre.

Chi paga le vacanze dei figli se gli ex non sono d’accordo? La legge dice che, in caso di separazione o divorzio, entrambi i genitori devono contribuire alle spese straordinarie per figli in ragione del 50% ciascuno (salvo che il giudice abbia previsto una diversa ripartizione). A tal fine, il genitore convivente mette al corrente l’ex dell’opportunità di sostenere la spesa e, se tra i due c’è l’accordo, si fa riconoscere da questi la metà dell’importo (in mancanza dell’accordo invece si può far decidere il giudice). 

Ma non tutte le spese straordinarie per i figli devono essere previamente concordate tra i coniugi. Lo sono solo quelle voluttuarie. Quelle invece che si rivelano urgenti o necessarie per la crescita, la salute o l’educazione del figlio possono essere sostenute a prescindere da qualsiasi preventivo accordo o informazione con l’ex, dovendo poi questi rimborsare comunque la propria parte. 

Poi, ci sono le spese ordinarie che, al contrario di quelle straordinarie, sono sostenute solo dal genitore convivente coi figli, senza previa concertazione con l’ex, il quale si limita a versare un assegno mensile calcolato à forfait dal giudice (o determinato di comune accordo tra le parti). Tale assegno serve proprio a coprire tutte le esigenze ordinarie dei ragazzi finché questi non diventano autosufficienti dal punto di vista economico.

Ben si comprende allora come assuma fondamentale importanza la distinzione tra le spese “ordinarie” e “straordinarie” perché solo per le seconde è dovuto il rimborso ogni volta che vengono sostenute. Difatti, è proprio dalla loro qualificazione che discende l’obbligo di integrare o meno l’assegno mensile pagato da un genitore all’altro per il mantenimento del figlio. 

Di qui il dubbio se le spese per le vacanze estive dei figli rientrino tra le spese ordinarie (per le quali non è dovuta la compartecipazione dell’ex) o straordinarie (per le quali invece è dovuto il rimborso). Chi paga le vacanze dei figli se gli ex non sono d’accordo? Si pensi, ad esempio, agli studi all’estero o ai campi estivi economicamente impegnativi, tipo quelli sportivi o dedicati a particolari attività. In sintesi, i costi legati a una vacanza costosa di ragazzi abbastanza grandi per farle da soli ma non economicamente autosufficienti e a cui può dire sì anche un solo genitore. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Le spese ordinarie

Secondo la Cassazione, sono da considerare spese ordinarie non solo quelle che coprono il mero sostentamento ma anche quelle per le esigenze relative all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario e sociale. 

All’indomani della separazione e del divorzio dei genitori, i figli hanno il diritto di mantenere lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora i genitori vivevano insieme. In pratica, non perché la famiglia si è disgregata i figli devono subire ristrettezze economiche. È quindi importante, nel corso del processo, fornire al giudice il maggior numero di elementi che possano aiutarlo a ricostruire il tenore di vita familiare, così da stabilire un assegno perequativo che sia in grado di coprire, in quota parte, tutte le esigenze ricordate.

Tra le spese comprese nell’assegno di mantenimento sono da considerare: vitto, abbigliamento, contributi per spese dell’abitazione, spese per le tasse scolastiche (eccetto quelle universitarie) e materiale scolastico di cancelleria, mensa, medicinali da banco (comprensivi anche di antibiotici, antipiretici e comunque di medicinali necessari alla cura di patologie ordinarie e/o stagionali), spese di trasporto urbano, carburante, ricarica cellulare, uscite didattiche organizzate dalla scuola in ambito giornaliero; pre-scuola, doposcuola e baby sitter se già presenti nell’organizzazione familiare prima della cessazione della convivenza; trattamenti estetici (parrucchiere, estetista, ecc.).

Le spese straordinarie

Le spese straordinarie sono invece quelle eccezionali, imprevedibili sia nel loro sorgere che ammontare e, proprio per ciò, non possono essere comprese nell’assegno periodico. Si pensi alle spese per necessità mediche (gli occhiali da vista, un apparecchio ortodontico) o scolastiche (le tasse scolastiche, l’acquisto di un tablet per la scuola, ecc.).

Sono da comprendere tra le spese straordinarie:

  • le spese scolastiche: iscrizioni e rette di scuole private e, iscrizioni, rette ed eventuali spese alloggiative ove fuori sede, di università pubbliche e private, ripetizioni, viaggi di istruzione organizzati dalla scuola;
  • le spese di natura ludica o parascolastica: corsi di lingua o attività artistiche (musica, disegno, pittura), corsi di informatica, centri estivi, viaggi di istruzione, vacanze trascorse autonomamente senza i genitori, spese di acquisto e manutenzione straordinaria di mezzi di trasporto (mini-car, macchina, motorino, moto);
  • le spese sportive: attività sportiva comprensiva dell’attrezzatura e di quanto necessario per lo svolgimento dell’eventuale attività agonistica;
  • le spese medico sanitarie: spese per interventi chirurgici, spese odontoiatriche, oculistiche e sanitarie non effettuate tramite Ssn, spese mediche e di degenza per interventi presso strutture pubbliche o private convenzionate, esami diagnostici, analisi cliniche, visite specialistiche, cicli di psicoterapia e logopedia.

Nelle spese straordinarie si ricomprendono anche gli esborsi destinati ai bisogni ordinari del figlio, che sono certi nel loro costante e prevedibile ripetersi anche lungo intervalli temporali, più o meno ampi, e che, di fatto, hanno l’effetto di integrare l’assegno di mantenimento forfettizzato dal giudice. In altre parole, sono spese “cicliche”, come quelle per l’acquisto degli occhiali da vista, per le visite specialistiche mediche, per le tasse scolastiche: per ottenerle, se l’ex non paga, è sufficiente attivare un precetto grazie alla forza obbligatoria del provvedimento già esistente.

Poi, ci sono le spese imprevedibili e rilevanti nel loro ammontare, per ciò escluse dall’assegno mensile. È, ad esempio, proprio il caso delle vacanze studio o sportive che andrebbero concordate tra i genitori. In caso di mancato accordo con l’ex, per chiedere il suo contributo alla spesa, i genitori – o uno solo di essi – può ricorrere al giudice affinché sia questi ad analizzare la necessità e l’adeguatezza della spesa alle esigenze extra del figlio, in proporzione alle condizioni economiche del genitore onerato della quota parte: in modo che gli oneri della spesa effettuata non pregiudichino gli equilibri economici dell’onerato e da escludere ogni spesa di carattere voluttuario.

Secondo alcuni giudici [1], le spese per viaggi studio in Italia e all’estero, gli stage sportivi e le vacanze senza i genitori rientrano tra le spese extrascolastiche (da documentare) che non richiedono il preventivo accordo tra i genitori. Ma l’opinione non è condivisa da tutti i tribunali e, per la gran parte, si tratta di spese da concordare preventivamente.

La Cassazione ha dettato alcuni principi cardine che possono orientare i genitori che, sostenuta una spesa, si domandino se condividerla con l’altro genitore o considerarla già compresa nell’assegno perequativo.

Chi paga le spese per le vacanze dei figli?

Indubbio che le spese per le vacanze studio o divertimento dei figli rientrino tra le spese straordinarie. Il dubbio è se vadano o meno concertate prima tra i genitori e concordate nel “se”, nel “dove” e nel “quanto”. 

Secondo gran parte dei magistrati, le spese per le vacanze richiedono un previo accordo tra i genitori. Sicché, il genitore che dovesse sostenere la spesa autonomamente non potrebbe poi ottenere il rimborso dall’ex. Secondo un altro orientamento, invece, il mancato preventivo interpello del coniuge divorziato può essere sanzionato nei rapporti tra i coniugi ma non comporta l’irripetibilità delle spese effettuate nell’interesse del minore e compatibili con il tenore di vita della famiglia [2].


note

[1] Tribunale Monza, 08/05/2019, n.1053: Spese straordinarie per i figli: un’elencazione esemplificativa: «Spese mediche (da documentare) che non richiedono il preventivo accordo: a) visite specialistiche prescritte dal pediatra o medico curante; b) cure dentistiche presso strutture pubbliche; c) trattamenti sanitari prescritti dal medico di base/ specialista ed erogati dal Servizio Sanitario Nazionale; d) tickets sanitari; e) occhiali o lenti a contatto per uso non cosmetico se prescritte dallo specialista; f) farmaci prescritti dal medico curante/ pediatra di base o dallo specialista anche se non coperti dal Servizio Sanitario Nazionale; – spese mediche (da documentare) che richiedono il preventivo accordo: a) cure dentistiche, ortodontiche e oculistiche presso strutture private; b) cure termali e fisioterapiche; c) trattamenti sanitari non erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, ovvero previsti dal Servizio Sanitario Nazionale ma effettuati privatamente; d) farmaci omeopatici; – spese scolastiche (da documentare) che non richiedono il preventivo accordo: a) tasse scolastiche e universitarie per la frequentazione di istituti pubblici; b) libri di testo; c) materiale di corredo scolastico di inizio anno comprensivo anche della dotazione richiesta dalla scuola per attività sportiva rientrante nella ordinaria programmazione didattica; d) dotazione informatica (pc/tablet) imposta dalla scuola ovvero connessa al programma di studio differenziato (BES); e) assicurazione scolastica; f) fondo cassa richiesto dalla scuola; g) gite scolastiche senza pernottamento; h) spese per mezzi di trasporto pubblico (bus/treno) dal luogo di residenza all’istituto scolastico; – spese scolastiche (da documentare) che richiedono il preventivo accordo: a) tasse scolastiche e universitarie per la frequentazione di istituti privati; b) gite scolastiche con pernottamento; c) corsi di recupero e lezioni private; d) corsi di specializzazione/ master e corsi post universitari in Italia e all’estero; e) alloggio presso la sede universitaria; – spese extrascolastiche (da documentare) che non richiedono il preventivo accordo: a) tempo prolungato, pre-scuola e dopo-scuola; b) centro ricreativo estivo (oratorio, grest, campus organizzati da scuole pubbliche o da enti territoriali); – spese extrascolastiche (da documentare) che richiedono il preventivo accordo: a) corsi di lingue; b) corsi di musica e strumenti musicali; c) attività sportive e pertinente abbigliamento e attrezzature (comprese le spese per iscrizioni a gare e tornei); d) spese per attività ludiche e ricreative (pittura, teatro, boy- scout) e) baby sitter; f) viaggi studio in Italia e all’estero, stage sportivi e vacanze senza i genitori; g) spese per conseguimento delle patente di guida (corso e lezioni); h) acquisto e manutenzione (comprensivo di bollo e assicurazione) per il mezzo di trasporto dei figli».

[2] Corte d’appello di Roma, sentenza 3701/2021.


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2 Commenti

  1. La mia ex moglie voleva mandare nostro figlio in vacanza a casa di amici. mi sono opposto in tutti i modi possibili sapendo che si tratta di ragazzi che fumano marijuana e non volevo che nostro figlio a furia di frequentarli tra una serata e l’altra in vacanza poi si fosse sentito “costretto” ad assecondarli per non restare escluso dal gruppo. Quindi, sebbene non mi piace assumere la veste di padre severo, stavolta ho dovuto prendere le redini della situazione visto che la mia ex pur di sbarazzarsi di nostro figlio per andare con il nuovo compagno in vacanza era disposta a mandarlo con questi ragazzi

  2. Mio figlio voleva provare un’esperienza all’estero per un viaggio con altri due amici ed i loro genitori. Il mio ex marito non ha voluto sentire ragioni e non ha voluto versare un centesimo per questo viaggio a cui avrei partecipato anch’io. Era un’occasione per viaggiare fuori dai confini nazionali e svagare dopo questi tempi di pandemia. E proprio per questo il mio ex ha iniziato con mille paranoie. ma essendoci il green pass ed essendo tutti vaccinati o tamponati non c’è da preoccuparsi

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