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Successione ed eredità: quali parenti partecipano alla successione?

12 Maggio 2014


Successione ed eredità: quali parenti partecipano alla successione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Maggio 2014



I parenti sono chiamati alla successione con un ordine preciso che comprende sia i parenti in linea retta che quelli in linea collaterale.

Il codice distingue tra due categorie di eredi:

 

1. quelli legittimi

2. quelli legittimari.

I primi, di cui ci occuperemo qui, hanno diritto all’eredità solo quando il defunto non abbia fatto testamento.

Definizione

Si dicono parenti in linea retta coloro i quali discendono l’un dall’altro (padre e figlio). Sono invece parenti in linea collaterale coloro i quali hanno un ascendente comune, ma non discendono l’uno dall’altro (zio e nipote).

Grado

Il grado di parentela si calcola contando le generazioni che separano i due soggetti. Per esempio, padre e figlio sono parenti di 1° grado, perché li separa una sola generazione, nonno e nipote sono invece parenti di 2° grado. Nella determinazione del grado tra collaterali si devono contare le generazioni che separano i due soggetti, risalendo al parente comune.

Parenti che hanno diritto alla successione

La legge stabilisce un sistema abbastanza completo di categorie di successibili che comprende tutti i parenti in linea retta e collaterale entro il 6° grado. Il criterio di massima è quello della prossimità del vincolo. Per primi vengono quindi chiamati i parenti di grado più basso.

I parenti in linea retta sono in generale preferiti a quelli in linea collaterale, anche sono in grado più vicino.

Ordine di successione

Il codice distingue tra successione del coniuge e dei parenti. Il coniuge infatti influisce in modo considerevole sia sull’ordine di successione che sulla determinazione delle quote che vengono attribuite a ciascuna categoria di eredi.

1. Successione del coniuge:

a) il coniuge eredita la totalità dei beni in assenza di figli (sia legittimi che naturali), di ascendenti (genitori, nonni ecc.) e dei fratelli;

b) quando vi siano dei figli, il coniuge riceve la metà dell’asse ereditario, se il figlio è uno, 1/3 negli altri casi;

c) in assenza di figli il coniuge concorre con gli ascendenti e con i fratelli del defunto, ai quali spetta complessivamente un terzo dei beni.

2. Successione dei parenti

a) ai genitori succedono i figli legittimi, legittimati, naturali e adottivi in parti uguali. La presenza di figli o di discendenti esclude tutte le altre categorie di successibili;

b) quando non vi siano figli, l’eredità viene divisa tra gli ascendenti ed i fratelli, i genitori escludono dalla successione gli ulteriori ascendenti. Quando i chiamati siano gli ascendenti, l’asse ereditario viene attribuito per una metà a quelli che appartengono alla linea paterna e per l’altra metà alla linea materna;

c) quando non vi siano né figli né ascendenti succedono i fratelli in parti uguali. I fratelli unilaterali (ovvero quelli che hanno un solo genitore in comune) ricevono la metà di quanto spetti agli altri. I fratelli naturali ereditano solo se non vi sono parenti fino al 6° grado;

d) quando non vi siano né figli né genitori o ascendenti né fratelli o loro discendenti la successione si apre a favore degli altri parenti fino al sesto grado senza distinzione di linea.

note

Norme di riferimento

Art. 565, libro III, cod. civ.

Art. 583 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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2 Commenti

  1. Salve. Ho una domanda riguardante diritto di precedenza in una successione legittima. Sono un cittadino indiano, ma una vedova di un cittadino italiano. Mio marito è morto nel 2009. Quando mio marito ha perso sua madre nel corso della sua vita, ha ereditato una parte da lei nella proprietà di suo padre.

    Dopo la morte successiva di mio marito, come suo erede legale, accettai la sua eredità con il beneficio di inventario per me stesso, e il nostro figlio minore. Ho anche pagato le tasse di successione nel 2016.

    Ora mio suocero è morto nel 2018 e la famiglia di mio marito ha fatto un albero genealogico nominando i suoi eredi, in cui sono escluso. Mi è stato detto che non sono un erede nella sua successione perché non sono il suo erede diretto. Mi è stato detto che la linea di successione per la sua proprietà includerà solo i suoi figli (i due fratelli e la sorella di mio marito) e i suoi nipoti (al posto del mio defunto marito – questo include mio figlio minore e i suoi due fratellastri e una sorellastra di due madri diverse).

    Voglio sapere se questo è legalmente corretto. Mi è stato detto che la differenza è perché mia suocera che è deceduta prima di Alfredo la quota è stata acquisita da Alfredo.
    e Diversamente con il decesso di mio suocero la quota spettante a mio marito va divisa solo ai figli suoi che sono eredi diretti.
    Apprezzerei molto la chiarezza sul fatto che il cambiamento degli eredi tra le due linee di successione sia corretto da un punto di vista legale. Non mi è chiaro il motivo per cui mi qualifico come erede da parte di mia suocera, ma non sono un erede dell’eredità di mio suocero.

    Grazie molto,
    Elisa

    1. Gli eredi legittimari sono quei soggetti che, per il particolare vincolo di parentela che li lega al testatore, non possono mai essere esclusi dall’eredità avendo sempre diritto ad una quota di essa. Gli eredi legittimari sono elencati nel codice civile e rappresentano una categoria ben precisa di cosiddetti “successibili”, ovvero di soggetti che hanno, di diritto, la possibilità di essere eredi.Gli eredi legittimari sono:
      -il coniuge che sopravvive al proprio compagno o alla propria compagna;
      -i figli, non importa se legittimi o adottivi. Tuttavia, se questi non vogliono o non possono accettare (ad esempio perché morti anch’essi), sono considerati eredi legittimari i loro figli, cioè i nipoti del defunto;
      -se il de cuius non lascia figli o nipoti, saranno considerati eredi legittimi i suoi ascendenti ancora in vita (ovvero i genitori o i nonni).
      Tutti questi soggetti sono titolari di un diritto che nessuno può violare. Per questa ragione devono ottenere una determinata quota del patrimonio ereditario, che dovrà essere così ripartito:
      -a favore del coniuge, marito o moglie che sia (anche se separato e, in questo caso, purché non gli sia stata addebitata la separazione), è riservata una quota costituita dalla metà del patrimonio totale dell’altro coniuge defunto;
      -se il defunto lascia un solo figlio (che sia legittimo, naturale o adottivo non importa), a questi è devoluta la metà del patrimonio. Ma se i figli sono di più, a questi sarà devoluta una quota pari a due terzi, da dividere in parti uguali tra loro;
      -se il defunto lascia il coniuge e un solo figlio, ad ognuno è riservato un terzo del patrimonio. Quando i figli sono più di uno ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio e al coniuge ne spetta un quarto. La divisione è effettuata in parti uguali;
      -se il de cuius non lascia figli ma solo ascendenti (i genitori), a favore di questi è riservato un terzo del patrimonio. In caso di pluralità di ascendenti la quota è divisa ugualmente tra gli stessi;
      -quando chi muore non lascia figli, ma solo il coniuge e gli ascendenti (i genitori), al primo è riservata la metà del patrimonio, ed agli ascendenti un quarto.

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