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Cosa rischia chi racconta sul web rapporti sessuali con minori 

21 Giugno 2021 | Autore:
Cosa rischia chi racconta sul web rapporti sessuali con minori 

Per il reato di istigazione alla pedofilia basta il pericolo concreto e non occorre che qualcuno imiti e realizzi davvero la condotta descritta nella narrazione. 

Pensando al fenomeno della pedopornografia, comunemente, si ritiene che abbia a che fare con immagini e video di minorenni nudi o ritratti mentre compiono, o subiscono, atti sessuali. In realtà, gli illeciti riguardano anche le narrazioni di queste vicende, contenute in testi scritti e pubblicati su Internet. Cosa rischia chi racconta sul web rapporti sessuali con minori? 

C’è uno specifico reato previsto per contrastare e punire queste fattispecie: è l’istigazione a commettere delitti di pedofilia e di pedopornografia [1]. In questo articolo vedremo in cosa consiste l’istigazione e in quali modi può realizzarsi. La pena per questo delitto è severa, analogamente agli altri che riguardano la stessa materia: può arrivare fino a cinque anni di reclusione. 

Per capire cosa rischia chi racconta sul web rapporti sessuali con minori ti riportiamo anche l’orientamento della Corte di Cassazione, che con una recentissima sentenza [2] ha ritenuto colpevole un uomo che aveva pubblicato online un racconto incestuoso tra padre e figlia, ricco di dettagli e di particolari scabrosi. È stata inutile a scagionarlo l’avvertenza, premessa alla narrazione, secondo cui egli condannava tali episodi e riteneva giusta la loro punizione penale: per i giudici di piazza Cavour esisteva il pericolo concreto che altri imitassero quelle condotte, che l’autore aveva descritto con particolare piacere. 

Il reato di istigazione alla pedofilia e alla pedopornografia 

Il Codice penale, a seguito della riforma introdotta con la Convenzione internazionale di Lanzarote sulla protezione dei minori [3], prevede come reato le condotte di istigazione alla pedofilia e alla pedopornografia. 

L’istigazione è l’incitamento a compiere una determinata azione costituente delitto. Può manifestarsi in diversi modi, sia rafforzando i motivi che spingono ad agire, sia indebolendo quelli che frenano e inducono a desistere. Per essere punibile penalmente, l’istigazione deve avvenire in pubblico, ad esempio durante un comizio o una manifestazione. L’uso di Internet è un mezzo idoneo e molto efficace per divulgare i contenuti illeciti a un pubblico indistinto, realizzando così l’istigazione vietata. 

La normativa penale prevedeva già una fattispecie generale di istigazione a delinquere [4]. Ma la riforma ha voluto introdurre una specifica ipotesi delittuosa per punire, con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni, «chiunque, con qualsiasi mezzo e con qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga a commettere, in danno di minorenni, uno o più delitti» in materia di pornografia minorile.  

Quali sono i delitti di pornografia minorile?

La pornografia minorile è definita dalla legge [5] come «ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minorenne coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore per scopi sessuali». Dalla definizione normativa, che non distingue in base al tipo e al modo delle rappresentazioni, è evidente che vi rientrano non solo quelle audiovisive, come immagini e filmati, ma anche i testi scritti.

I principali delitti di pornografia minorile che possono comportare il reato di istigazione sono la produzione e il commercio di materiale pedopornografico, la sua distribuzione o cessione ed anche la semplice detenzione consapevole.

Il reato di istigazione alla pedopornografia e alla pedofilia è commesso anche da chi «pubblicamente fa apologia» di uno dei delitti che abbiamo elencato. L’apologia consiste nella difesa e nell’esaltazione di tali condotte illecite. Anche questa condotta, infatti, si rivela idonea ad indurre altri soggetti a commettere reati. 

I racconti di pedofilia sul web sono illeciti? 

Alla stregua di quanto dispone la norma penale incriminatrice, i racconti di pedofilia pubblicati sul web e, quindi, divulgati online sono illeciti quando contengono un’istigazione a commettere condotte simili a quelle descritte nella narrazione dei fatti di pornografia minorile.  

È importante sottolineare che la legge [6] esclude espressamente dalle scriminanti le «ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume»: dunque, non è possibile, per evitare la sanzione penale, spacciare per opera artistica o letteraria una narrazione di condotte che descrivono rapporti sessuali tra adulti e bambini o adolescenti. 

La norma, comunque, punisce l’istigazione e non il racconto in sé; quindi, restano fuori dall’ambito penale le descrizioni scientifiche e i resoconti di cronaca giornalistica su fatti realmente accaduti. In realtà, come abbiamo visto, quello che distingue le condotte punibili penalmente da quelle lecite è proprio la presenza di un’istigazione, o di un’apologia.

Pubblicare un racconto di abusi sessuali su minori è reato?

Nella vicenda recentemente decisa dalla Corte di Cassazione [2], l’imputato è stato condannato per il reato di istigazione alla pedofilia perché – si legge in sentenza – «pubblicamente istigava a commettere atti di abuso sessuale in danno di minori, dando luogo nel corpo del racconto a minuziose descrizioni di rapporti sessuali tra un adulto, padre, e una minore di 9 anni, figlia, accompagnata da un suggestivo resoconto emozionale espressivo di piacere, eccitazione ed esaltazione».

La Suprema Corte ha ritenuto che l’istigazione consistesse proprio in questa narrazione concentrata sull’esaltazione del piacere sessuale ottenuto abusando di minori: i lettori del racconto avrebbero potuto essere entusiasmati dalla vicenda e, dunque, indotti a realizzarla veramente. 

Gli Ermellini hanno sottolineato che per integrare il reato non occorre che qualcuno abbia effettivamente seguito le condotte istigate: è sufficiente il «pericolo concreto di indurre altri alla commissione dei reati istigati o di cui si è fatta apologia». Il Collegio giudicante parla, a tal proposito, «di una forza suggestiva e persuasiva tale da poter stimolare nell’animo dei destinatari la commissione dei fatti delittuosi propalati o esaltati». 

Quindi, per commettere il reato in questione basta il dolo generico, cioè la coscienza e volontà di pubblicare in Rete un racconto che risulti istigatorio alla pedofilia, senza che abbiano alcuna rilevanza i motivi dell’agire. 


note

[1] Art. 414 bis Cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 23943 del 18.06.2021.

[3] Art. 4 L. n. 172 del 01.10.2012.

[4] Art. 414 Cod. pen.

[5] Art. 600 ter Cod. pen.

[6] Art. 414 bis, co.3, Cod. pen.


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2 Commenti

  1. Squallido e raccapricciante. MI fa davvero paura sapere che ci siano conversazioni di questo tipo sul web…Gente che parla tranquillamente e compiaciuta di rapporti con minori… Gente che potrebbe imitare certe cose. Ma perché non cercano di scovare questi siti e non mettono in carcere certa gente? Sono un pericolo per i nostri figli. Certa gente non dovrebbe essere lasciata a piede libero

  2. Addirittura, siti in cui si istiga alla pedopornografia e pedofilia?! Ma la gente è malata e va davvero vista da un bravo neuropsichiatra perché così non saranno mai al sicuro i nostri ragazzi se ci sono siti frequentati da un certo numero di persone e poi il “verbo” si diffonde e certi comportamenti vengono replicati ed emulati

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