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Lo sai che? Per la minaccia basta fare paura alla vittima

Lo sai che? Pubblicato il 12 maggio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 maggio 2014

Anche in caso di intimidazione fasulla scatta il reato: è sufficiente che il male minacciato incuta timore.

Scatta il reato di minaccia anche se, dietro l’intimidazione fatta dal bullo, non vi è una volontà effettiva di danneggiare la vittima, ma solo quella di spaventare, senza portare poi a compimento le azioni paventate. In pratica è sufficiente che il male minacciato sia tale da generare timore.

È questo quanto precisato dalla Cassazione in una recente sentenza [1].

Ovviamente, la valutazione circa l’attitudine della minaccia a generare paura deve essere fatta caso per caso. A tal fine, per stabilire la “gravità” del male, bisogna prendere a riferimento tutte le modalità concrete della condotta, le espressioni verbali che sono state proferite e il contesto in cui l’azione si è svolta.

Bisogna, insomma, appurare se – ed in quale grado – tali espressioni abbiano ingenerato turbamento nella persona offesa.

Non si deve, inoltre, trattare di un timore qualsiasi, ma di un timore “serio”, di quelli cioè che incidono sulla sfera di libertà psichica del soggetto passivo (per esempio, inducendolo a evitare determinati luoghi o a rimanere chiuso in casa).

La gravità del danno deve essere valutata non solo in base all’entità della lesione minacciata (per esempio: “ti uccido” e non “ti calpesto un piede), ma anche in base al tempo e luogo e alle caratteristiche del soggetto passivo (sesso, età). Per esempio, la minaccia di uno spintone contro una vecchietta può intimorire di più rispetto alla stessa minaccia nei confronti di un ragazzino.

Riguardo le modalità, la minaccia può essere realizzata nelle forme più diverse e attraverso i mezzi più vari, con parole, con atti, in modo espresso o tacito.

Una minaccia come “ti faccio punire dai miei amici” potrebbe essere connotata – proprio per il tono allusivo, riferito all’integrità fisica – da una obiettiva gravità.

Anche nell’ipotesi in cui l’espressione minacciosa venga detta nel corso di un litigio, e quindi in un contesto dove le espressioni verbali sono naturalmente più forti e violente, non viene comunque meno la valenza minacciosa e l’elevato grado intimidatorio che le parole, di per sé, possono assumere.

note

[1] Cass. sent. n. 19203/14 del 9.05.2014.

Autore immagine: 123rf.com

Il reato di minaccia richiede che si abbia una limitazione della libertà psichica attraverso la prospettazione che un male ingiusto possa essere cagionato alla vittima nella persona o nel patrimonio. Non è necessario che uno stato di intimidazione si verifichi concretamente nella vittima, ma basta la sola attitudine ad intimorire.


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