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Certificato di malattia per assenza dal lavoro 

22 Giugno 2021 | Autore:
Certificato di malattia per assenza dal lavoro 

Chi rilascia la certificazione, cosa deve contenere, come e quando va comunicata. 

Anche i più forti, talvolta, devono arrendersi: un’influenza, un mal di pancia o un blocco alla schiena impediscono di andare in ufficio o in azienda. Se non sei un novellino sai che per documentare l’assenza dal lavoro occorre un certificato di malattia, da portare o inviare al datore entro determinati termini. 

Di solito, è il medico curante che si occupa di questo adempimento: redige il certificato, con la prognosi dei giorni di guarigione, e lo invia in forma telematica all’Inps. Ma a volte non tutto si risolve così facilmente: la piattaforma può essere bloccata o malfunzionante per svariati motivi e allora occorre trasmettere il certificato a cura del lavoratore, come avveniva sino a qualche anno fa. 

Inoltre, il datore di lavoro potrebbe sollevare contestazioni, chiedere chiarimenti e, addirittura, instaurare un procedimento disciplinare a carico del proprio dipendente, nel caso in cui ritenga che la patologia non sia veritiera, oppure trovi qualche lacuna nel documento compilato dal medico. In questi casi, il certificato di malattia per assenza dal lavoro diventa centrale per dirimere la vicenda. 

Assenza dal lavoro per malattia 

La legge [1] e la contrattazione collettiva riconoscono il diritto di ogni lavoratore dipendente a percepire la retribuzione durante i periodi di assenza di lavoro per malattia 

Con il termine “malattia” si intende un’alterazione dello stato di salute che non consente di svolgere regolarmente la prestazione lavorativa stabilita nel contratto. Così il lavoratore è legittimato ad assentarsi per malattia per tutto il periodo di prognosi stabilito dal medico curante e a ricevere comunque l’indennità equivalente alla retribuzione spettante (che sarà posta a carico dell’Inps, con un contributo a carico del datore di lavoro in alcuni casi, ad esempio nei primi tre giorni). 

Come comunicare l’assenza per malattia?

Il dipendente che si ammala e, per tale motivo, non può recarsi al lavoro ha il dovere: 

  • di comunicare tempestivamente al datore di lavoro la propria assenza, con qualsiasi mezzo idoneo; 
  • di farsi rilasciare dal proprio medico il certificato di malattia; 
  • di restare a casa, per la visita fiscale di controllo, durante le fasce di reperibilità stabilite.  

L’obbligo di avvisare il datore di lavoro in caso di malattia può essere adempiuto anche con una telefonata (se la prassi aziendale lo ammette, anche con un messaggio WhatsApp inviato al responsabile dei turni) ed è escluso solo nei casi di assoluto impedimento, come un malore improvviso, un grave infortunio o un ricovero d’urgenza. 

Non avvisare il datore, o non farsi trovare presenti nell’abitazione durante gli orari di reperibilità, può comportare l’instaurazione di un procedimento disciplinare a carico del lavoratore inadempiente, con applicazione delle sanzioni previste dal contratto collettivo di lavoro, proporzionate alla gravità del caso. 

Il certificato medico di malattia 

Chi è assente dal lavoro per malattia deve recarsi quanto prima a visita dal suo medico curante (o alla guardia medica, o da un altro professionista convenzionato con il Servizio sanitario nazionale), entro il giorno successivo a quello dell’iniziale assenza, oppure ricevere una visita domiciliare o presso una struttura convenzionata con il Servizio sanitario nazionale (Ssn). 

Il medico, svolti gli accertamenti sanitari e diagnostici di sua competenza, redigerà il certificato di malattia, di regola in forma telematica, e lo trasmetterà all’Inps. Il lavoratore deve comunque accertarsi della completezza e correttezza dei suoi dati anagrafici e di residenza indicati dal medico nel documento, per consentire l’effettuazione della visita fiscale al suo domicilio, salvi i casi di esonero stabiliti dal medico. 

Se il datore di lavoro lo richiede, il dipendente dovrà fornirgli tempestivamente il numero di protocollo identificativo del certificato di malattia, per consentirgli di visualizzare i dati sul servizio online del sito dell’Inps, dal quale è possibile scaricare l’attestazione di malattia. 

Se c’è un’omissione o un ritardo nell’invio del certificato di malattia attribuibile al lavoratore, i giorni di assenza non coperti non verranno riconosciuti dall’Inps ai fini del computo dell’indennità di malattia e saranno considerati ingiustificati dal datore di lavoro. 

Certificato medico di malattia in forma cartacea: quando? 

Quando la trasmissione telematica del certificato medico di malattia non risulta possibile, per mancato funzionamento della piattaforma Inps o dei sistemi di collegamento alla rete telematica, il lavoratore deve farsi rilasciare dal medico il certificato in forma cartacea e provvedere alla sua trasmissione all’Inps e al proprio datore di lavoro (leggi “Come inviare il certificato di malattia all’Inps“).

Cosa fare se il certificato è carente di alcuni dati? In un recente caso, deciso con sentenza dalla sezione lavoro della Corte d’Appello di Milano [2], è stato ritenuto valido un certificato medico cartaceo che non riportava l’intestazione, il timbro e il nome del medico, ma era stato certamente emesso da lui, che lo aveva firmato e aveva riconosciuto  in giudizio la sottoscrizione come propria.

Il datore di lavoro aveva ritenuto ingiustificata l’assenza perché non validamente documentata, ma i giudici meneghini hanno annullato la sanzione disciplinare inflitta al dipendente. In sentenza, si legge che: «il certificato medico che non riporti l’intestazione e il nome del medico ma è stato certamente emesso da quest’ultimo che ha apposto la propria firma in calce al certificato stesso deve considerarsi, seppur irregolare, autentico, perché riconducibile al medico curante e idoneo a giustificare l’assenza dal lavoro del dipendente per malattia attestata nel certificato».

Per approfondire leggi anche “Malattia: cosa comunicare al datore di lavoro” e “Cosa succede se non si porta il certificato medico al proprio datore di lavoro“.


note

[1] Art. 2110 Cod. civ. 

[2] C. App. Milano, sent. n. 470 del 29.04.2021.


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