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Prescrizione del credito: quali sono i termini?

24 Settembre 2021
Prescrizione del credito: quali sono i termini?

Una volta trascorso un determinato periodo di tempo, il creditore non ha più il diritto di pretendere il pagamento.

Tanto tempo fa, hai dimenticato di pagare la Tari, la tassa sui rifiuti. Un giorno, a distanza di quasi 8 anni, ti viene notificata una cartella di pagamento. Ti rechi subito dal tuo avvocato di fiducia, il quale ti rassicura: il debito è estinto e non devi pagare nulla. In questo articolo, faremo il punto della situazione sulla prescrizione del credito: quali sono i termini?

Devi sapere che la legge prevede dei periodi di tempo ben precisi entro i quali è possibile agire per recuperare il denaro. La regola generale è dieci anni dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, salvo alcune eccezioni per le quali il termine è più ristretto. Se vuoi saperne di più sull’argomento, ti invito a metterti comodo e proseguire la lettura.

Cos’è la prescrizione del credito?

Prima di entrare nel vivo della questione, voglio darti alcune nozioni di base partendo da un esempio.

Tizio affida a Caio l’incarico di arredare un appartamento che ha acquistato da poco. Una volta terminati i lavori, Tizio non paga il compenso concordato pari a 5 mila euro.

Ebbene, nell’esempio che ti ho riportato, Caio ha solo 3 anni di tempo per richiedere il pagamento del proprio compenso professionale, nonché per ottenere il rimborso delle spese sostenute od anticipate in nome e per conto di Tizio.

Quindi, in buona sostanza, con la prescrizione si fa riferimento ad un termine previsto dalla legge entro il quale esercitare il proprio diritto. Nell’esempio che ti ho riportato, se il creditore Caio rimane inerte, nel senso che non si attiva per recuperare la somma di denaro che gli spetta a titolo di parcella, allora non può rivolgersi al giudice per essere tutelato. Detto in altri termini, trascorso il periodo di tempo senza che sia stato inviato neppure un sollecito di pagamento, il debitore è salvo, cioè non è tenuto a pagare alcunché.

Lo scopo della prescrizione è duplice: da una parte, si presume che se il titolare del diritto non si attiva vuol dire che non gli interessa riscuotere il denaro; dall’altra parte, si vuole evitare di vincolare il debitore per un tempo indeterminato.

Prescrizione del credito: quali sono i termini?

A seconda della tipologia di credito, il termine di prescrizione sarà pari a:

  • 10 anni: per i crediti derivanti da un contratto oppure da un’obbligazione;
  • 5 anni: pensa, ad esempio, ai canoni di locazione, alle spese di ristrutturazione o condominiali, alle sanzioni, alle indennità conseguenti alla cessazione del rapporto lavorativo, alle annualità delle rendite perpetue o vitalizie, ecc.;
  • 3 anni: in questa categoria rientrano, ad esempio, le parcelle dei professionisti (architetti, avvocati, medici e così via), il bollo auto, ecc.;
  • 2 anni: per le bollette di acqua, luce, gas, ecc.;
  • 1 anno: per gli abbonamenti a centri sportivi, le tasse per gli atti giudiziari, la retta scolastica, i premi assicurativi, il diritto del mediatore al pagamento della provvigione, il diritto degli insegnanti per la retribuzione delle lezioni che impartiscono a mesi, a giorni oppure a ore, ecc.;
  • 6 mesi: per i crediti che riguardano pensioni, hotel, ecc.

Come interrompere la prescrizione del credito?

A questo punto, dobbiamo soffermarci su cosa deve fare il creditore per interrompere la prescrizione.

Molti pensano erroneamente che basti una semplice telefonata per sollecitare il pagamento, ma non è così. La prima cosa da fare è inviare al debitore una diffida (tramite raccomandata A/R oppure pec) e chiedere espressamente il pagamento della somma di denaro entro un dato termine (solitamente, 15 giorni), con l’avvertimento che in caso contrario si adirà l’autorità giudiziaria. Si tratta di un’intimazione di pagamento che ha un duplice effetto: costituisce in mora il debitore ed interrompe la prescrizione (la quale inizierà a decorrere da capo).

Valgono ad interrompere la prescrizione anche il riconoscimento del debito (da parte di colui contro il quale è fatto valere il diritto), un atto di citazione, il ricorso per decreto ingiuntivo, un atto di precetto e così via.

Da quando decorre la prescrizione del credito?

In termini generali, il termine di prescrizione decorre da quando può essere fatto valere il diritto, ossia dal giorno in cui il creditore può, legittimamente, richiedere al debitore l’adempimento della prestazione. Ad esempio, se si tratta di una cambiale, la prescrizione decorre dal momento della scadenza. Ci sono, tuttavia, delle ipotesi particolari come nel caso del diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito che si prescrive dal giorno in cui il fatto si è verificato.

Qual è la differenza tra decadenza e prescrizione?

Molti confondono la prescrizione con la decadenza. Entrambi gli istituti sono legati al decorso del tempo, tuttavia ci sono delle differenze.

La prescrizione, come abbiamo visto, determina l’estinzione del diritto quando il titolare non lo esercita entro il termine previsto dalla legge.

La decadenza, invece, comporta l’impossibilità di esercitare un diritto per il mancato compimento di un atto oppure di un’attività in un termine perentorio. Pensa, ad esempio, al datore di lavoro che licenzia un suo dipendente. Quest’ultimo può impugnare il licenziamento, a pena di decadenza, entro il termine di 60 giorni. In mancanza di un simile atto, il licenziamento diviene definitivo.



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