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Differenza tra lavoro straordinario e supplementare

22 Giugno 2021
Differenza tra lavoro straordinario e supplementare

Lo straordinario e il lavoro supplementare: i limiti all’orario di lavoro settimanale e mensile. 

Quando si parla di orario di lavoro ci si chiede spesso quale sia la differenza tra lavoro straordinario e supplementare. Si tratta di due istituti che operano nell’ambito del rapporto di lavoro, ma in contesti differenti. Per comprenderne a pieno il significato dobbiamo però fare un passo indietro risalendo alla nostra Costituzione e, in particolare, a quella parte che regola i rapporti economici tra cittadini e che definisce i diritti dei lavoratori. È proprio da qui che parte il discorso per stabilire cosa sono il lavoro straordinario e il lavoro supplementare. Ma procediamo con ordine. 

Il diritto al riposo

L’articolo 36 della Costituzione stabilisce il diritto al riposo di ogni lavoratore dipendente subordinato, sia esso full time che part time, a tempo indeterminato o determinato. Simile diritto non viene espresso nei confronti degli autonomi e degli imprenditori, capaci – per la natura stessa della loro attività – di autoregolare da sé il proprio lavoro giornaliero ed annuale. 

Il diritto al riposo non può essere oggetto di rinuncia neanche dietro compenso in denaro. Non si può cioè barattare un giorno di ferie o un’ora in più di attività dietro una paga più alta. Questo vale, almeno, in linea teorica ma, come vedremo a breve parlando proprio di lavoro straordinario e lavoro supplementare, sono previste delle deroghe. 

L’orario normale di lavoro settimanale

Sempre l’articolo 36 della Costituzione demanda alla legge il compito di stabilire la durata massima della giornata lavorativa, ossia il monte ore che è possibile imporre a un dipendente. In particolare, la legge n. 196 del 1997 ha fissato l’orario normale di lavoro a 40 ore settimanali. 

Come visto, la legge non dice nulla sull’orario giornaliero, ma si ritiene che sussista il limite massimo delle 8 ore al giorno (per come fissato da un lontano Regio Decreto del 1923 [1]).

I Contratti collettivi nazionali di categoria (i cosiddetti Ccnl) possono stabilire una durata minore e, allo stesso tempo, possono stabilire che il calcolo delle 40 ore vada compiuto non sulla singola settimana ma su un periodo medio che non può essere superiore all’anno. 

Orario massimo settimanale

L’orario massimo di lavoro è il quantitativo totale di ore (cioè di ore normali più lo straordinario) che possono essere effettuate; la sua durata è fissata in 48 ore per sette giorni. Il limite delle 48 ore costituisce un valore medio, che deve essere calcolato su un periodo di quattro mesi (nella media, non si computano le assenze per ferie e malattie, mentre si computano le altre assenze). Il periodo di riferimento di quattro mesi è fissato direttamente dalla legge, ma può essere aumentato a sei o dodici mesi mediante apposita previsione del contratto collettivo a fronte di ragioni obiettive, tecniche o inerenti all’organizzazione del lavoro, specificate nel medesimo contratto collettivo.

Cos’è il lavoro straordinario?

Il lavoro straordinario è quello che eccede il normale orario di lavoro stabilito dalla legge (40 ore settimanali). Esso va chiaramente retribuito a parte, anzi in forma maggiorata. 

Affinché il lavoro straordinario possa essere legittimo è necessaria la sussistenza dei seguenti presupposti: 

  • vi deve essere l’accordo tra datore di lavoro e lavoratore per un periodo che non superi le 250 ore annuali. I contratti collettivi possono prevedere l’obbligo per il lavoratore di effettuare prestazioni straordinarie (in situazioni espressamente previste) dinanzi alle quali non ci si può rifiutare; 
  • non può superare il limite massimo di 2 ore al giorno e di 8 ore alla settimana; 
  • deve essere corrisposta la maggiorazione della retribuzione prevista dai contratti collettivi, in mancanza di specifica determinazione nella misura del 10% della paga oraria.

Lo straordinario è ammesso (salvo diversa disciplina contrattuale) solo nei seguenti casi particolari:

  • eccezionali esigenze tecnico-produttive e di impossibilità di fronteggiarle con l’assunzione di nuovi lavoratori (non è prevista alcuna comunicazione sindacale);
  • di forza maggiore o per far fronte a una situazione che possa dare luogo a un grave e immediato pericolo ovvero a un danno alle persone e alla produzione (non è prevista alcuna comunicazione sindacale), vi rientrano anche le ore straordinarie a seguito di chiamata per servizio di pronta disponibilità;
  • eventi con mostre, fiere e manifestazioni collegate all’attività produttiva, nonché allestimento di prototipi, modelli o simili predisposti per le stesse, preventivamente comunicati agli enti pubblici competenti o alle rappresentanze sindacali.

Nel caso in cui venga adottato il lavoro articolato (le 40 ore settimanali devono essere rispettate come media in un periodo non superiore all’anno), per stabilire se viene prestato lavoro straordinario non deve essere presa in considerazione la singola settimana, ma il numero di ore lavorative nel periodo di riferimento (plurisettimanale, mensile, annuale). Se nel periodo di riferimento la media delle ore lavorative supera le 40 stabilite dalla legge, allora si è in presenza di lavoro straordinario. 

Cos’è il lavoro supplementare?

Il lavoro supplementare è quello prestato oltre l’orario previsto dai contratti di lavoro, ma entro i limiti di legge. Ciò avviene nell’ambito dei contratti di lavoro part time. In particolare, nel rispetto di quanto previsto dai contratti collettivi, il datore di lavoro ha la facoltà di richiedere, entro i limiti dell’orario normale di lavoro (40 ore settimanali), lo svolgimento di prestazioni supplementari, intendendosi per tali quelle svolte oltre l’orario concordato fra le parti anche in relazione alle giornate, alle settimane o ai mesi.

Se il contratto collettivo non regolamenta il lavoro supplementare, il datore di lavoro può chiedere lo svolgimento di prestazioni supplementari in misura non superiore al 25% delle ore settimanali concordate. 

Il lavoro supplementare può essere presente in tutti i casi in cui non si superi il normale orario di lavoro settimanale.

In tale ipotesi, il lavoratore può rifiutare lo svolgimento del lavoro supplementare ove giustificato da comprovate esigenze lavorative, di salute, familiari o di formazione professionale. Il rifiuto ingiustificato potrebbe quindi essere oggetto di provvedimento disciplinare.

Il lavoro supplementare, in assenza di regolamentazione contrattuale, è retribuito con una percentuale di maggiorazione sull’importo della retribuzione oraria globale di fatto pari al 15%, comprensiva dell’incidenza della retribuzione delle ore supplementari sugli istituti retributivi indiretti e differiti.

  


note

[1] R.D.L. 692/1923.

Autore immagine: depositphotos.com


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