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Lo sai che? Diffamazione: quando il giornale è responsabile

Lo sai che? Pubblicato il 13 maggio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 maggio 2014

La responsabilità vale anche per le espressioni suggestive: obbligo di controllo da parte del direttore.

Il direttore di una testata giornalistica ha l’obbligo di esercitare un doppio controllo sulle notizie pubblicate: prima che vengano scritte e anche dopo.

Il primo passo è quello di verificare che il giornalista a cui è stato affidato il pezzo abbia le capacità professionali e le competenze per farlo, mentre rientra nella fase “successiva” il controllo della verità dei fatti o l’attendibilità delle fonti.

Ma non solo: il direttore è gravato anche dal delicato compito di fare un esame del testo per capire se le parole usate hanno una forza evocativa e sono tali da influenzare il lettore per indurlo a trarre conclusioni che lo portino ad aderire alla tesi, non comprovata da fatti, del giornalista.

Con una sentenza depositata ieri [1], la Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione del redattore e del direttore, imputando a quest’ultimo di non aver svolto adeguatamente il suo ruolo nella fase post stesura dell’articolo. Secondo i giudici, infatti, il direttore correttamente aveva scelto per un pezzo di cronaca estera un redattore esperto sull’argomento trattato. Non aveva però bloccato prima della pubblicazione l’articolo diffamatorio.

Nel pezzo incriminato si davano, infatti notizie indubbiamente vere, partendo dalle quali però l’autore arrivava a conclusioni personali, non supportate da prove.

Dall’omesso controllo, che può dipendere sia dalla volontà sia dalla negligenza, la Cassazione fa derivare la condanna per diffamazione nei confronti del direttore. I giudici ricordano che “la responsabilità del direttore del giornale per i danni conseguenti alla diffamazione a mezzo stampa trova fondamento nella sua posizione di preminenza che si estrinseca nell’obbligo di controllo e nella facoltà di sostituzione”.

Il direttore, concludono i giudici, concorre sempre nella diffamazione con il giornalista: a titolo di colpa quando non fa un controllo adeguato, per dolo quando c’è stato un concorso nel reato. Nel caso si trattava di colpa per aver dato il via libera a un pezzo in cui venivano mosse tra le righe accuse denigratorie ingiustificate.

note

[1] Cass. sent. n. 10252/14.

 


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