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Cosa succede con l’articolo 75?

25 Settembre 2021 | Autore:
Cosa succede con l’articolo 75?

Droga per uso personale: quali sono le sanzioni previste dalla legge? Come funziona la procedura davanti al Prefetto?

Ci sono norme giuridiche talmente famose da essere conosciute da tutti, anche da coloro che non sono particolarmente esperti di diritto. È il caso, ad esempio, della nota legge 104 per i portatori di handicap, oppure della legge 241 sul procedimento amministrativo. In ambito penale, a essere molto famosi sono alcuni articoli, come ad esempio il 416-bis sull’associazione per delinquere di stampo mafioso, l’art. 41-bis sul regime speciale di detenzione previsto per alcuni condannati, e l’articolo 75 riguardante le sostanze stupefacenti. In questo articolo ci soffermeremo proprio su quest’ultimo argomento: spiegheremo, cioè, cosa succede con l’articolo 75.

Sin da subito, va precisato che l’articolo 75 in questione riguarda la legge [1] che prende il nome di Testo unico sulle sostanze stupefacenti. Come suggerisce la denominazione, si tratta del provvedimento che racchiude tutte le principali disposizioni in merito alle droghe, cioè a quelle sostanze che, se assunte, possono causare un’alterazione dello stato psico-fisico di un soggetto, incidendo ad esempio sull’attenzione, sulla percezione, sull’umore, sul comportamento ecc.

È noto a tutti che, in Italia, l’impiego di sostanze stupefacenti è proibito e può costituire un illecito sanzionato penalmente. Solo nel caso in cui vi sia specifica autorizzazione governativa è possibile attuare condotte altrimenti illegali, come ad esempio la coltivazione casalinga di droghe. Non sempre, però, l’utilizzo di stupefacenti costituisce un reato; a volte, l’uso delle droghe è punito solo in via amministrativa, senza il rischio di finire in carcere. Proprio a queste ipotesi si riferisce l’articolo di legge menzionato nel titolo. Cosa succede con l’articolo 75? Quali sono i rischi per il soggetto sorpreso a consumare droga? Scopriamolo insieme.

Droga: quali sono le sanzioni penali?

A seguito della declaratoria di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi [2], bisogna distinguere lo spaccio di droghe pesanti da quello avente ad oggetto droghe leggere.

Sono droghe pesanti quelle che causano danni e dipendenza anche dopo poche assunzioni (si pensi alla cocaina, al crack, all’eroina, ecc.).

Sono invece droghe leggere (come la marijuana e l’hashish, estratte entrambe dalla cannabis) quelle che presentano un quantitativo di sostanza psicotropa (è quella che provoca le alterazioni psicosensoriali e dà dipendenza) minimo.

La cessione di droghe pesanti è punita con la reclusione da sei a venti anni, oltre che con la una multa da 26mila a 260mila euro [3].

La pena per lo spaccio di droghe leggere è della reclusione da due a sei anni e della multa da 5.164 a 77.468 euro.

A prescindere dal tipo di sostanza stupefacente, la pena è ridotta (reclusione da sei mesi a quattro anni e multa da 1.032 a 10.329 euro) se la condotta criminosa, per i mezzi, la modalità o le circostanze ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di lieve entità.

Consumo personale droga: sanzioni amministrative

L’unico caso, al di fuori di quelli riguardanti l’uso terapeutico e la detenzione eccezionalmente autorizzata dal Governo, in cui il possesso di droga non costituisce reato è quello in cui la sostanza sia destinata al consumo personale o di gruppo. Classico esempio di droga per uso personale è quello del ragazzo che fuma uno spinello.

Anche quando non è reato, il possesso e il consumo di droga costituiscono un illecito amministrativo soggetto a precise conseguenze. Proprio di questo si occupa l’articolo 75.

Secondo questa norma [4], chiunque, per farne uso personale, illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti, è sottoposto, per un periodo variabile che va da un minimo di un mese a un massimo di un anno a seconda del tipo di droga, a una o più delle seguenti sanzioni amministrative:

  • sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o, nel caso in cui non se ne sia in possesso, divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni;
  • sospensione della licenza di porto d’armi o divieto di conseguirla;
  • sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli;
  • sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario.

Cosa prevede l’articolo 75?

L’articolo 75 contempla l’ipotesi in cui un soggetto sia trovato in possesso di droga per uso personale. Trattandosi di condotta penalmente irrilevante, le sanzioni che si applicano sono quelle elencate nel paragrafo precedente.

In pratica, se la polizia trova una persona che fa uso di droga, deve sequestrare lo stupefacente (per poi inviarlo in laboratorio per le opportune analisi) e redigere il verbale con cui è contestato formalmente l’illecito.

Il verbale è comunicato alla prefettura territorialmente competente per l’avvio della procedura che condurrà all’applicazione della sanzione amministrativa più adatta.

La procedura davanti al prefetto è disciplinata dall’articolo 75. Entro il termine di quaranta giorni dalla ricezione della segnalazione, il prefetto, se ritiene fondato l’accertamento, adotta apposita ordinanza convocando la persona trovata con la droga al fine di valutare, a seguito di un colloquio, le sanzioni amministrative da irrogare e la loro durata nonché, eventualmente, per formulare l’invito a intraprendere un percorso di recupero.

Se l’interessato è un minorenne, il prefetto, qualora ciò non contrasti con le esigenze educative del medesimo, convoca i genitori o chi ne esercita la potestà.

Sempre secondo l’articolo 75, entro centocinquanta giorni dalla ricezione degli eventuali scritti difensivi della persona trovata con la droga ovvero dallo svolgimento dell’audizione (ove richiesta), il prefetto convoca la persona segnalata. La mancata presentazione al colloquio comporta l’irrogazione automatica di una delle sanzioni amministrative viste nei paragrafi precedenti.

Contro l’ordinanza con cui il prefetto ritiene fondato l’accertamento e convoca la persona può essere proposta opposizione al giudice di pace entro il termine di dieci giorni dalla notifica all’interessato. Nel caso di minore, la competenza è del tribunale per i minorenni.

Contro il decreto con il quale il prefetto irroga una delle sanzioni amministrative ed eventualmente formula l’invito a intraprendere un percorso di recupero presso una comunità, può essere fatta opposizione dinanzi al giudice di pace entro 30 giorni. Nel caso di minore, l’opposizione va proposta al tribunale per i minorenni.

Va peraltro sottolineato che se risulta che l’interessato si sia sottoposto, con esito positivo, al programma di recupero, il prefetto adotta il provvedimento di revoca delle sanzioni, dandone comunicazione al questore e al giudice di pace competente.

Il programma di recupero consiste in un percorso terapeutico e socio-riabilitativo personalizzato, in relazione alle proprie specifiche esigenze, predisposto dal servizio pubblico per le tossicodipendenze competente per territorio.

Articolo 75: l’ammonimento del prefetto

Esiste un’ipotesi in cui, nonostante una persona sia stata colta nell’atto di assumere sostanze stupefacenti, può evitare di incorrere in sanzioni.

Secondo l’articolo 75 se, nel caso di particolare tenuità della violazione, ricorrono elementi tali da far presumere che la persona si asterrà, per il futuro, dal commettere nuovamente lo stesso illecito, in luogo della sanzione, e limitatamente alla prima volta, il prefetto può definire il procedimento con il formale invito a non fare più uso delle sostanze stupefacenti, avvertendo il soggetto delle conseguenze a suo danno.

Si tratta dell’ammonimento del prefetto, il quale rinuncia ad applicare una sanzione avvertendo però il trasgressore che, se dovesse nuovamente violare la legge, incorrerebbe senz’altro in una sanzione amministrativa.


note

[1] D.P.R. n. 309/90.

[2] Corte Cost., sent. n. 32 del 12.02.2014.

[3] Art. 73, d.P.R. n. 309/1990.

[4] Art. 75 d.P.R. n. 309/1990.

Autore immagine: canva.com/


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