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Inquilini morosi: si può pignorare il conto del condominio?

13 Maggio 2014
Inquilini morosi: si può pignorare il conto del condominio?

Come agisce la solidarietà sussidiaria del condominio per i debiti non pagati.

 

La riforma del condominio [1] ha introdotto la cosiddetta “solidarietà sussidiaria” del debito del condominio: ciò significa, in pratica, che i creditori possono agire in esecuzione forzata nei confronti dei proprietari di appartamenti che siano in regola con i pagamenti degli oneri condominiali solo se prima hanno tentato l’escussione degli altri condomini che, invece, sono morosi con tali versamenti. A comunicare al creditore (che intende agire in esecuzione) chi sia in regola e chi no ci deve pensare l’amministratore: egli è tenuto a fornire ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino l’elenco con i dati dei condomini morosi.

Operatori e legali del settore si chiedono però se il creditore del condominio, trovandosi nelle condizioni di agire nei confronti di un condomino, a seguito di una sentenza o di un decreto ingiuntivo, per via esecutiva, possa pignorare il conto corrente del condominio.

L’amministratore del condominio potrà fare opposizione all’esecuzione qualora sul conto corrente condominiale non vi siano somme dei condomini morosi, da dimostrarsi tramite la prova documentale fornita dal registro di contabilità condominiale [2] nonché dagli estratti conto della banca ove è in essere il rapporto di conto corrente [3].

Il conto corrente che non contiene somme di questi ultimi non dovrebbe essere, quindi, considerato pignorabile e, se invece vi fossero, solo nei limiti del loro ammontare.

In pratica, e detto in parole ancora più semplici, poiché i creditori devono procedere prima nei confronti dei condomini non in regola con gli oneri condominiali, qualora decidano invece di pignorare direttamente il conto corrente lo potranno fare solo se in esso vi sono somme dei condomini non in regola.

Attenzione, però: l’amministratore ha l’obbligo di riscuotere i contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea e, senza bisogno di autorizzazione. In tale caso può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo nonostante opposizione. Anzi, la legge ha stabilito i tempi entro i quali deve adire le autorità legali per il recupero dei credito (sei mesi dalla chiusura dell’esercizio nel quale il credito esigibile è compreso), pena una sua possibile responsabilità personale e l’eventuale revoca giudiziaria.

Solo in tal modo si può evitare che il terzo creditore debba essere costretto ad adire le vie legali per inerzia dell’amministratore e che il condominio incorra in situazioni incresciose con il pignoramento e, quindi, con il “sequestro” del conto corrente e un vero e proprio collasso della vita condominiale.


note

[1] Legge 220/2012.

[2] Art. 1130, n. 7 cod. civ.

[3] Art. 1129, comma 7.

Autore immagine: 123rf.com


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