Pignoramento prima casa: cade il divieto

22 Giugno 2021 | Autore:
Pignoramento prima casa: cade il divieto

La Corte Costituzionale boccia lo stop alle procedure esecutive sulle abitazioni principali per emergenza Covid: la sospensione penalizza troppo i creditori.

È incostituzionale il blocco dei pignoramenti sulla prima casa varato dal Governo in emergenza Covid: lo ha stabilito la Corte Costituzionale con una sentenza depositata oggi [1].

La decisione della Consulta fa cadere la sospensione delle procedure esecutive, valevole dal 1° gennaio al 30 giugno 2021. Questo significa che la prima casa del debitore inadempiente è pignorabile e non opera più nemmeno il blocco degli sfratti: il provvedimento del Governo, varato con il decreto “Milleproroghe”[2] di fine 2020, è stato annullato.

La Corte ha ritenuto sproporzionato il bilanciamento degli opposti interessi del creditore e del debitore nelle procedure esecutive sull’abitazione principale: il sacrificio dei creditori è stato considerato eccessivo, perché la sospensione generalizzata di sei mesi del blocco, a partire dal 1° gennaio 2021, è irragionevole e non è compatibile con le modalità di celebrazione dei giudizi civili ed esecutivi, che sono ripresi gradualmente con modalità compatibili con la pandemia di Covid-19.

La Consulta ha evidenziato che il protratto sacrificio imposto ai creditori, costretti ad attendere lunghi tempi per ottenere la liberazione del proprio immobile, avrebbe dovuto essere dimensionato rispetto alle reali esigenze di protezione dei debitori, indicando nella legge gli «adeguati criteri selettivi». Invece, la seconda proroga del blocco delle procedure esecutive sulla prima casa non conteneva alcuna indicazione sulla necessità di continuare a paralizzare le azioni esecutive sugli immobili.

La sentenza afferma che il diritto all’abitazione ha la natura di un «diritto sociale» e invita il legislatore, in relazione all’evoluzione dell’emergenza epidemiologica, ad «adottare le misure più idonee per realizzare un diverso bilanciamento, ragionevole e proporzionato, tra il diritto del debitore all’abitazione e la tutela giurisdizionale in sede esecutiva dei creditori».

Cosa accadrà ora? Il 30 giugno è vicino e la maggior parte del semestre di sospensione dichiarata incostituzionale è ormai decorsa. Il Governo dovrà raccogliere il monito della Consulta e varare una nuova disciplina normativa, che contemperi le esigenze dei creditori ad ottenere il rilascio degli immobili con quelle dei debitori che vi abitano.

Intanto, Confedilizia, in un comunicato diffuso dall’agenzia stampa Adnkronos, invita il Governo ad «aprire gli occhi sull’iniquità del blocco degli sfratti» e rimarca che: «i proprietari, espropriati del frutto del loro risparmio, privi di reddito e costretti a pagare spese e tasse, vogliono giustizia».


note

[1] C. Cost. sent. n. 128 del 22.06.2021.

[2] Art. 13, co. 14, D.L. n. 183 del 31.12.2020.


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2 Commenti

  1. Posso capire se si pignorano beni come le macchine o altro. Ma le case in cui si abita,secondo me,per legge nn si dovrebbero toccare. Ma veramente si toglie la casa alla gente!!!!! Non mi sembra che gli esseri umani si siano tanto evoluti da 2000 anni e questa sarebbe la CIVILTÀ????

  2. E’ doveroso commentare, la Consulta ha ben deciso, giusto oppure no, è ora di rendere giustizia a creditori, proprietari, risparmiatori, a chi crea economia. Certamente il governo/i non risolverà il problema essendo abituato a prendere la via più semplice per l’elettorato, come di norma ha sempre fatto con i sussidi, sfratti, ecc,,,, Quindi eravamo, siamo, saremo sempre così, perchè il sistema politico italiano è così, sistema che molti italiani non vogliono.

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