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Indennizzo Inail per caduta in ufficio 

23 Giugno 2021 | Autore:
Indennizzo Inail per caduta in ufficio 

L’infortunio avvenuto in occasione del lavoro è risarcibile: cosa occorre per il suo riconoscimento?

Sei al lavoro nel tuo ufficio e stai svolgendo le normali attività. Ti alzi dalla scrivania per prendere alcune carte, ma inciampi e cadi a terra. Riporti una distorsione, o una frattura, che ti costringe all’immobilità per un paio di settimane. Al termine la gamba non torna più come prima e ti rimane un’invalidità permanente. Così ti domandi se per questo evento hai diritto ad un risarcimento.  

C’è la possibilità di ottenere l’indennizzo Inail per la caduta in ufficio, perché si tratta di un infortunio avvenuto sul luogo di lavoro e durante il turno di servizio. La legge richiede che l’evento traumatico si sia verificato «in occasione di lavoro»: è una terminologia larga, che lascia spazio a diversi accadimenti, come l’infortunio che avviene sulle scale o durante il tragitto da casa all’ufficio o viceversa.  

Una recente sentenza della Corte di Cassazione [1] ha precisato che «l’occasione di lavoro ricomprende tutte le condizioni, incluse quelle ambientali e socio-economiche, in cui l’attività lavorativa si svolge e nelle quali è insito un rischio di danno per il lavoratore, indipendentemente dal fatto che tale danno provenga dall’apparato produttivo o dipenda da terzi o da fatti e situazioni proprie del lavoratore»: c’è la possibilità, quindi, di ottenere il ristoro economico per un’ampia serie di eventi. 

Vediamo quando e come si può ricevere l’indennizzo Inail a seguito di una caduta in ufficio, esaminando le condizioni richieste dalla legge e dall’Istituto per riconoscere l’infortunio sul lavoro. Ti spiegheremo anche quando è possibile ottenere il risarcimento del danno dal datore di lavoro.

La caduta in ufficio è infortunio sul lavoro?

L’ufficio non è un luogo assolutamente sicuro per svolgere l’attività lavorativa: anche questo ambiente, apparentemente innocuo, può essere fonte di pericolo per la salute e la sicurezza del lavoratore, che il datore di lavoro è obbligato per legge [1] a garantire e presidiare adottando tutti gli accorgimenti necessari.

Una caduta in ufficio rientra nella categoria degli infortuni sul lavoro, quando consiste in un evento traumatico che provoca un’inabilità temporanea superiore a tre giorni. Affinché la caduta in ufficio possa essere riconosciuta come infortunio sul lavoro occorre che sia avvenuta:

  • in modo improvviso e violento, con produzione immediata della lesione da cui deriva l’inabilità (altrimenti, se la patologia è ad insorgenza graduale e progressiva, si ha una malattia professionale);
  • in occasione del lavoro, dunque non necessariamente presso la propria postazione di servizio (sedia e scrivania) ma anche in altri ambienti dell’ufficio, purché vi sia un nesso di occasionalità con la prestazione lavorativa svolta;
  • con conseguenze lesive che provochino l’impossibilità temporanea a svolgere il lavoro per più di tre giorni.

Caduta in ufficio: come si dimostra?

Per dimostrare la caduta in ufficio ai fini del riconoscimento dell’indennizzo Inail per gli infortuni sul lavoro è necessario che il lavoratore si munisca di un certificato medico di infortunio, che conterrà la prognosi dei giorni di invalidità attribuiti. Il datore di lavoro è obbligato a denunciare l’infortunio entro due giorni e a trasmettere all’Inail il certificato medico fornito dal lavoratore.

Per la ricostruzione dell’evento lesivo è opportuno acquisire le testimonianze delle eventuali persone presenti all’episodio, come i colleghi di lavoro che hanno assistito alla caduta o hanno soccorso l’infortunato subito dopo, in modo da confermarne le modalità in caso di contestazioni da parte del datore di lavoro.

Nella pronuncia della Cassazione cui abbiamo fatto cenno all’inizio (puoi leggerla nel box al termine di questo articolo), a un dipendente ministeriale era stato negato l’indennizzo poiché in fase di merito «dalle prove assunte non sono emersi elementi probatori atti ad accertare con verosimile certezza la dinamica del sinistro ovvero la sua riconducibilità alla nozione di infortunio sul lavoro», ma la Suprema Corte ha ribaltato il verdetto.

Se le conseguenze dell’infortunio sono particolarmente gravi è bene munirsi di una perizia medico-legale che ne accerti la consistenza e stabilisca la percentuale di invalidità che ne è derivata.

Caduta in ufficio: l’indennizzo Inail

I lavoratori dipendenti subordinati, pubblici e privati, devono essere assicurati, a partire dal momento della loro iniziale assunzione e per tutta la durata del rapporto, presso l’Inail, Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

I lavoratori assicurati presso l’Inail, in caso di infortunio sul lavoro come una caduta in ufficio, hanno diritto a ricevere un’indennità di infortunio per tutti i giorni riconosciuti nel certificato medico, a partire dal quarto; come abbiamo visto, i primi tre giorni di invalidità non sono considerati infortunio e pertanto non sono indennizzabili, ma devono essere retribuiti interamente dal datore di lavoro.

L’indennizzo Inail ammonta:

  • al 60% della retribuzione media giornaliera a partire dal 4° giorno e fino al 90° giorno di inabilità;
  • al 75% della retribuzione media giornaliera dal 91° giorno e fino al momento della completa guarigione clinica.

I primi tre giorni di assenza (periodo di carenza) devono essere retribuiti interamente dal datore di lavoro.

Se l’infortunio ha provocato un danno biologico di entità compresa tra 6 e 15 punti percentuali, l’Inail eroga anche un indennizzo in capitale; se il danno biologico supera il 15%, l’Inail attribuisce una rendita, di importo variabile in base alla percentuale di invalidità permanente riscontrata, fino al 100% (leggi “Quanto viene pagato un infortunio sul lavoro“).

Caduta in ufficio: il risarcimento dei danni

Il riconoscimento dell’indennizzo da parte dell’Inail non esclude la possibilità di ottenere, in aggiunta, il risarcimento del danno dal datore di lavoro che abbia omesso di adottare le cautele necessarie ai fini della sicurezza sui luoghi di lavoro.

In questi casi, bisogna avviare un’azione giudiziaria nei confronti del datore di lavoro, evidenziando l’evento traumatico, i postumi lesivi e il nesso di causalità con le carenze dei dispositivi di sicurezza in ufficio. In caso di affermazione di responsabilità del datore di lavoro, l’ammontare del danno riconosciuto dal giudice verrà decurtato degli importi già erogati dall’Inail a titolo di danno biologico: è il metodo del risarcimento del danno differenziale, stabilito per evitare che il danneggiato riceva più di quanto gli è dovuto e lucri indebitamente.


note

[1] Cass. ord. n. 17336 del 17.06.2021.

[2] Art. 2087 Cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza 21 aprile – 17 giugno 2021, n. 17336
Presidente Ponterio – Relatore Cinque

Rilevato che:

1. Con la sentenza n. 929 del 2019 la Corte di appello di Palermo, in riforma della pronuncia n. 2371/2019 emessa dal Tribunale della stessa sede, ha rigettato la domanda proposta da G.P. nei confronti dell’INAIL finalizzata – sul presupposto di avere sofferto, in ragione dell’infortunio sul lavoro subito il (omissis) , un danno biologico pari al 7% – alla corresponsione del relativo indennizzo in conto capitale, con decorrenza ed accessori come per legge.
2. I giudici di seconde cure, a fondamento della decisione, hanno rilevato che non era in contestazione tra le parti che il sinistro si fosse verificato sul luogo di lavoro e durante il turno di servizio della G. che, dipendente del Ministero della Giustizia in servizio presso l’Ufficio di Procura del Tribunale di Palermo, il giorno (omissis) alle ore […], essendosi alzata dalla propria scrivania per prelevare i fascicoli dal tavolo su cui il messo addetto li aveva poggiati, onde posarli sulla scrivania per visionarli e apporre il visto di chiusura, a seguito di una distorsione era caduta rovinosamente a terra; tuttavia, hanno ritenuto che, dalle prove assunte non erano emersi elementi probatori atti ad accertare con verosimile certezza la dinamica del sinistro ovvero la sua riconducibilità alla nozione di infortunio sul lavoro.
3. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione G.P. affidato ad un solo articolato motivo, cui ha resistito con controricorso l’INAIL.
4. La proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Considerato che:

1. Con l’unico articolato motivo la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione di norme di diritto individuate nel D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, artt. 2 e 3, per avere errato la Corte nel non avere considerato che l’infortunio si era comunque verificato in “occasione di lavoro”, così come prevede il TU n. 1124 del 1965, art. 2, quando, cioè, vi è un collegamento con l’attività di lavoro che, nel caso in esame, non era mai stata contestata ed anzi era emersa dalle risultanze istruttorie e dalle conclusioni del CTU.
2. Il ricorso è fondato.
3. La Corte territoriale non ha, infatti, applicato correttamente il D.P.R. n. 1224 del 1965, art. 2, che, secondo l’orientamento consolidatosi in sede di legittimità (Cass. n. 6 del 2015 e Cass. n. 12779 del 2012), cui si intende dare seguito, è stato interpretato nel senso che l’occasione di lavoro di cui al D.P.R. n. 1224 del 1965, art. 2, ricomprende tutte le condizioni, incluse quelle ambientali, e socio-economiche in cui l’attività lavorativa si svolge e nelle quali è insito un rischio di danno per il lavoratore, indipendentemente dal fatto che tale danno provenga dall’apparato produttivo o dipenda da terzi o da fatti e situazioni proprie del lavoratore, con il solo limite del cd. rischio elettivo: rischio, però, che nel caso in esame non è stato dedotto nè ravvisato in una situazione senza dubbio rientrante in quella sopra delineata.
4. Questa Corte ha, altresì, riconosciuto l’indennizzabilità dell’infortunio subito dall’assicurato che sussiste anche nell’ipotesi di rischio improprio, non intrinsecamente connesso, cioè, allo svolgimento delle mansioni tipiche del lavoro svolto dal dipendente, ma insito in una attività prodromica e strumentale allo svolgimento delle suddette mansioni e, comunque ricollegabile al soddisfacimento delle esigenze lavorative, a nulla rilevando l’eventuale carattere meramente occasionale di detto rischio, atteso che è estraneo alla nozione legislativa di occasione di lavoro il carattere di normalità o tipicità del rischio protetto; conseguentemente, l’occasione di lavoro, di cui al D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 2, è configurabile anche nel caso di incidente occorso durante la deambulazione all’interno del luogo di lavoro (Cass. n. 16417 del 2005).
5. Alla stregua di quanto esposto, il ricorso deve essere accolto con cassazione della gravata sentenza e rinvio alla Corte di appello in diversa composizione che procederà ad un nuovo esame, attenendosi ai principi sopra indicati, e provvederà sulle spese di lite anche del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza e rinvia alla Corte di appello di Palermo, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del presente giudizio.


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