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Maestri violenti: le telecamere a scuola fanno prova? 

23 Giugno 2021 | Autore:
Maestri violenti: le telecamere a scuola fanno prova? 

Installare un sistema di videoripresa in classe può far emergere le condotte di maltrattamento del docente sugli alunni. 

Le scuole italiane registrano gravi episodi di maltrattamenti degli insegnanti nei confronti dei bambini, anche molto piccoli, come quelli delle elementari o, addirittura, dell’asilo. Alcuni maestri violenti ricorrono, in maniera completamente ingiustificata, a urla, percosse, schiaffi e altri tipi di vessazioni fisiche e morali. La cronaca recente, purtroppo, è ricca di tali episodi, che provocano traumi, a volte irreversibili, nella psiche dei piccoli alunni. 

Per incastrare i maestri violenti la tecnologia moderna offre una valida soluzione: la videosorveglianza delle classi. Ma le telecamere a scuola fanno prova dei maltrattamenti avvenuti e possono incastrare questi docenti che, con la loro condotta, commettono reati? Secondo la giurisprudenza, sì: una nuova sentenza della Cassazione [1] afferma che le videoriprese sono valide anche quando offrono solo piccoli frammenti delle violenze avvenute, come alcuni schiaffi, se essi manifestano comportamenti aggressivi e vessazioni abituali e, dunque, denotano una sopraffazione illecita dell’insegnante sugli allievi. 

Maestro violento: quali reati? 

Un maestro violento con i suoi alunni commette i reati che dipendono dalla tipologia delle condotte e dalla loro ripetizione e intensità: uno schiaffo isolato ad un bambino può integrare il delitto di percosse o di abuso di mezzi di correzione e di disciplina, ma se la condotta viene reiterata con frequenza scatta il più grave delitto di maltrattamenti.  

Ecco i reati più comuni che i giudici ravvisano nella condotta degli insegnanti violenti: 

  • maltrattamenti del maestro nei confronti dell’alunno, che è per legge [2] una «persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia». Il reato è punito con la reclusione da tre a sette anni, ma la pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in danno di un minore, come avviene nelle scuole dell’infanzia e dell’obbligo; 
  • abuso dei mezzi di correzione e di disciplina: è il reato meno grave, e si configura quando la soglia di violenza non arriva ad integrare il delitto di maltrattamenti. Il caso più frequente è quello del docente che offende, umilia o denigra un alunno, ad esempio chiamandolo «deficiente». La pena prevista [3] è la reclusione fino a sei mesi, «se dal fatto deriva il pericolo di una malattia, nel corpo o nella mente»;
  • lesioni personali: quando il fatto illecito del maestro provoca al bambino una malattia, nel corpo o nella mente, il docente è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, ma se le lesioni sono gravi e conseguono ai maltrattamenti la reclusione parte da quattro anni e arriva a nove anni; per le lesioni gravissime, cioè insanabili, la detenzione massima è di 15 anni. 

Maestri violenti: cosa possono fare i genitori? 

Spesso, i genitori hanno notizia delle condotte violente tenute dall’insegnante verso i loro figli solo indirettamente: i bambini più piccoli manifestano un’inspiegabile paura ad andare a scuola. Il pianto e il nervosismo sono indicatori allarmanti, che inducono ad un confronto con i genitori degli altri compagni per verificare se anche loro sono coinvolti nello stesso fenomeno. A volte, il bambino torna dalla scuola con lividi, contusioni o altri segni di lesioni sul viso, sulle braccia o su altre parti del corpo che appaiono incompatibili con i giochi, ed è restio a riferire come se le è procurate.  

È importante osservare che molte violenze sono operate solo a livello psicologico e verbale e dunque non lasciano tracce fisiche, ma possono comunque integrare il delitto di maltrattamenti se consistono in umiliazioni e vessazioni reiterate. Al di là dei segni fisici, che potrebbero mancare, il comportamento inconsueto del bambino costituisce un campanello d’allarme di violenze subite nell’ambiente scolastico. È possibile, in questi casi, sporgere una denuncia alle autorità (Procura della Repubblica, Polizia, Carabinieri) esponendo gli eventi in modo da avviare le opportune indagini per accertare i fatti.

Telecamere a scuola: come provano i maltrattamenti?

La Polizia giudiziaria, su autorizzazione del pubblico ministero, potrà installare un sistema di videosorveglianza all’interno della classe, in modo da riprendere, attraverso le telecamere nascoste, l’attività dell’insegnante e ottenere le prove documentali utili per incastrare il maestro violento. È opportuno che, oltre alle telecamere per le riprese video, vengano installati anche dei microfoni, per registrare le parole pronunciate dal docente. 

Nel processo penale, le videoregistrazioni rappresentano «prove atipiche» [4], cioè non direttamente disciplinate dalla legge, che possono essere acquisite come prova a carico e così fondare, se il giudice le ritiene dimostrative ed eloquenti, l’affermazione di responsabilità penale e, dunque, di condanna del docente per i reati contestati. L’oggettività delle riprese aiuta, specialmente quando le immagini sono evidenti, a dirimere molti dubbi nella ricostruzione delle condotte illecite del docente, che potrebbero non apparire chiare se fossero riferite soltanto dalle testimonianze dei bambini coinvolti (e dovrebbero essere anche filtrate da un esperto psicologo, per verificarne l’attendibilità).

Se con le riprese audiovisive vengono acquisiti gravi indizi di colpevolezza a carico del maestro violento per il reato di maltrattamenti su minori, egli potrà essere sottoposto, prima della sentenza di condanna e sin dalla fase delle indagini preliminari, ad una misura cautelare personale, come la custodia in carcere o gli arresti domiciliari, quando il giudice ravvisa il pericolo che, se lasciato libero, potrebbe commettere reati analoghi. L’insegnante violento potrà anche essere sospeso dall’esercizio della sua funzione, per la durata stabilita dal giudice. 

Nella sentenza cui accennavamo all’inizio, la Corte di Cassazione [1] ha confermato la condanna per maltrattamenti a carico di una maestra di una scuola dell’infanzia che percuoteva sistematicamente i suoi alunni e li sottoponeva a continue vessazioni. Le scene ottenute dai filmati delle telecamere sono state la prova decisiva, anche se i comportamenti criminosi consistevano in «brevi frammenti» su un totale di oltre 100 ore di videoriprese registrate. 

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti leggi:


note

[1] Cass. sent. n. 24462 del 22.06.2021.

[2] Art. 572 Cod. pen.

[3] Art. 571 Cod. pen.

[4] Art. 189 Cod. proc. pen.


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1 Commento

  1. a Nazione (ed. Firenze) del 19/10/19 pag. 56
    Le telecamere negli asili a difesa dei piccoli alunni
    Gentile direttore, lo scorso 17 ottobre l’attuale “governo” ha tolto l’obbligo di posizionare telecamere negli asili nido. Questo quando c’era l’aspettativa che le videocamere andassero inserite anche in scuole materne e in quelle elementari, visti i casi continui di maltrattamento nei confronti dei piccoli alunni da parte del personale didattico. Silvio Pammelati

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