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Condominio: il pianto del neonato e il disturbo al riposo del vicino

19 Mag 2014


Condominio: il pianto del neonato e il disturbo al riposo del vicino

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Mag 2014



I rumori non devono essere superiori alla normale tollerabilità, ma, in ogni caso, il vicino dovrà sempre tenere conto della particolare situazione nella quale rimangono prioritari i bisogni e i diritti del minore.

Il pianto di notte del bambino: un “incubo” a occhi (purtroppo) aperti per i neo genitori alle prese con il nuovo arrivato.

Ma se mamma e papà sono tenuti a sopportare (con gioia) anche il più insistente dei pianti, non è detto che debbano farlo anche i vicini di casa, disturbati anche loro dalle coliche o dal dentino che sta per nascere.

E così, al di là delle espressioni di compiaciuta tenerezza, stampate nell’ascensore o sulle scale, c’è sempre qualcuno che storce il naso. E, magari, nello studio dell’avvocato di famiglia, chiede se, a livello legale, può fare qualcosa? Rivolgersi all’amministratore oppure a un tribunale?

La nostra legge tutela i rapporti di buon vicinato; in particolare, stabilisce che all’interno di un edificio in condominio non vengano tenuti comportamenti o svolte attività che turbino la tranquillità della vita quotidiana e, in particolare, notturna.

Il codice civile [1] tutela quei soggetti che subiscono immissioni di fumi, vibrazioni e rumori, quali propagazioni provenienti dalla proprietà vicina. Può riguardare immissioni causate da attività di produzione, ma anche provenienti da civili abitazioni, come spesso nell’ambito condominiale.

In questi casi, come abbiamo più volte detto, ci si può rivolgere al tribunale solo se il rumore supera la cosiddetta “normale tollerabilità” (leggi l’articolo “Quando si considera superata la normale tollerabilità?”). L’intervento del giudice è volto a contemperare le diverse esigenze e a ridurre le immissioni che superino la normale tollerabilità.

Nel caso del pianto del bambino, la quiete del vicino non è turbata da comportamenti evitabili degli altri vicini, ma da quello di un soggetto privo di capacità di controllo sui propri istinti, quale un minore in tenerissima età.

È evidente che la responsabilità si sposta sui genitori dell’infante, che potrebbero essere chiamati ad intervenire per ridurre le turbative dovute al pianto del figlio, fino addirittura alla previsione di opere di insonorizzazioni delle pareti divisorie fra le proprietà. Il che potrebbe avvenire, in particolar modo, in quegli appartamenti i cui muri divisori siano particolarmente sottili e consentano una facile propagazione delle onde sonore.

Dunque, bisognerà valutare caso per caso, anche all’esito di una perizia del consulente tecnico d’ufficio, nominato dal giudice, che valuterà l’eventuale incidenza del rumore del pianto sugli appartamenti adiacenti.

In ogni caso, il vicino che si lamenta dovrà contemperare le proprie esigenze di quiete con una certa tolleranza, dovuta alla particolare situazione nella quale rimangono imprescindibili i bisogni e i diritti del minore. Non dimentichiamo, infatti, che esiste un principio di solidarietà sociale, che va ben oltre la rigida regola del diritto e che opera tanto più quando si ha a che fare con diritti di bambini o di individui più deboli.

Le ragioni del pianto

Abbiamo colto l’occasione di questo piccolo chiarimento giuridico per sentire, in proposito, il parere degli esperti proprio in merito al pianto di un bambino piccolo, alle ragioni e ai consigli per sedarlo. Ci siamo affidati all’Associazione “MammacheMamme”, attiva nel settore della gravidanza e della genitorialità ad alto contatto..

Abbiamo intervistato la dottoressa Cecilia Gioia che così ha risposto alle nostre domande:

D. Quali sono le principali ragioni per cui un bambino piange soprattutto di notte?

I neonati possono piangere perché hanno sete, fame, caldo, freddo, sonno, bisogno di uscire di casa e altri buoni motivi. Spesso il pianto serale dei neonati è confuso con la colica, ma non è sempre così. I neonati, come una cassa di risonanza, percepiscono i sentimenti e la stanchezza della madre accumulata durante la giornata trascorsa e trasformano queste tensioni in un pianto spesso, inconsolabile.

Molte mamme si accorgono che i bambini si tranquillizzano non appena si trovano tra le braccia del padre, magari appena rientrato dal lavoro. Questo conferma quanto sia importante avvicinarsi al bambino e accogliere il suo pianto, cercando di non perdere la pazienza. L’aiuto del papà è fondamentale perché permette alla mamma un momento di pausa e di riposo.

 

D. E’ preferibile che il bambino venga abituato sin dall’inizio a dormire nella propria stanza o in quella dei genitori?

La scelta del luogo dove il bambino dorme è naturalmente molto personale; tuttavia non vi sono prove che dormire con i genitori o vicino a loro sia dannoso per nessuno, anzi, permette alle madri di allattare, senza doversi alzare di frequente. I genitori non dovrebbero aspettarsi che i loro bambini dormano tutta la notte a 2, 6, 8 mesi o più. In realtà si svegliano tantissimo. Se si svegliano e sono soli, allora il loro scopo è di cercare di ridurre questa separazione, questo senso di abbandono col pianto; in questo caso dormire con o vicino al genitore (cosleeping) è una scelta funzionale, che può consentire a entrambi di dormire bene. La frase del grande psicologo infantile Winnicott: “Non esiste un neonato, esiste un neonato e qualcuno“, è una bella metafora che ci fa comprendere come le “aspettative biologiche” del neonato rispetto alle sue esperienze di sonno, sono in netto contrasto con le nostre “aspettative culturali”.

 

D. Bisogna compiacere il bambino che piange oppure è meglio non assecondarlo troppo?

Il pianto del bambino indica uno stress – piuttosto che un capriccio – e il pianto senza conforto, anche se breve, può essere molto stressante. I genitori si rassicurino: rispondere ai bisogni e al pianto del bambino non lo “vizierà”. Infatti è più probabile che i bambini sviluppino un attaccamento di tipo sicuro (fondamentale una buona salute mentale nell’età adulta) se i loro segnali di stress ricevono risposte immediate, coerenti e adeguate.

 

D. Il problema delle coliche serali: è davvero questa la principale ragione del pianto notturno di un bambino?

Quando un neonato piange, lo fa con tutto il corpo: non solo usa la mimica del viso, ma si contrae tutto, chiude i pugni, ritrae le gambe e non è escluso che, così facendo, emetta aria. Ma non è sempre l’aria a far sì che, da sempre, i neonati, arrivando a sera, quando inizia ad imbrunire, comincino ad “avere le coliche”, che magari si calmeranno, dopo vari tentativi, tra le braccia sfinite dei genitori.

I neonati hanno bisogno di un contatto corporeo continuo con mamma e papà nei primi mesi e di muoversi con loro. Solo così riescono a scaricare la loro energia. Ecco perché hanno bisogno di essere portati. Un genitore che con calma e una buona dose di pazienza, si accosti a lui accogliendo il suo pianto, coccolandolo, nutrendolo, stabilendo con lui, soprattutto in questi momenti, un alto contatto, aiutandosi magari con una fascia.

Una ricerca scientifica diretta da A. Hunziker e R.Barr, pubblicata su Pediatrics 1986 ha dimostrato che i neonati portati nella fascia piangono il 43% in meno dei loro coetanei durante il giorno e il 51% in meno durante le ore serali. Perciò portare un neonato riduce il suo pianto e aiuta durante le cosiddette “coliche gassose”. L’Associazione MammacheMamme ha creato la prima fascioteca in Calabria dove i neogenitori possono noleggiare i vari supporti del portare e ricevere gratuitamente adeguate informazioni e sostegno.

 

D. Quali consigli pratici potete dare alle giovani coppie di genitori?

Durante gli incontri con i neogenitori nel Per-Corso di Accompagnamento alla Nascita e alla Genitorialità che conduco presso la Casa di Cura Sacro Cuore, cerco di promuovere nella coppia una maggiore consapevolezza delle proprie competenze e delle proprie risorse, attraverso una migliore conoscenza delle proprie emozioni, favorendo la condivisione dell’esperienza, attraverso il gruppo. Nella mia personale esperienza da bismamma sostengo quotidianamente l’idea che ogni genitore sia competente per il suo bambino ed è necessario sostenerlo in questa quotidiana scoperta.

L’associazione Culturale MammacheMamme, di cui sono Presidente, è nata per questo: diventare un punto di riferimento per i neogenitori per sostenerli, quotidianamente.

L’Associazione attiva da due anni opera nel territorio della provincia di Cosenza per il sostegno alle donne, alle coppie e alle famiglie nel percorso di nascita e crescita dei figli, con particolare riguardo ai primi anni di vita. Per informazioni visitare il sito www. mammachemamme.org


note

[1] Art. 844 cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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2 Commenti

  1. Buonasera, io sono una donna singol che abita nel condominio da 13 anni, da tre anni se sono trasferiti una coppia che prima hanno avuto una bambina, ora questa coppia sono in attessa dell’arrivo del secondo figlio. Nata la prima figlia ho sofferto per quasi 8 mesi non reuscivo a dormire cera sempre qualcosa per cui piangeva la bimba. Dopo che e’ cresciuta cioe’ quasi un anno e mezzo dopo e’ diventata piu autonoma e non fa tanto rumore, ma nel fra tempo quando creceva sono stati presentati degli esposti a cui loro hanno risposto con atti persecutivi e offese nel mio confronto. Ora che nascera la seconda figlia, ritornero al solito incubo e nessuna collaborazione dai genitori. Lascio ben chiaro che loro non se sono mai scusati anzi hanno cercato di distruggere la mia immagine davanti agli altri vecini, io non sono piu tornata a dormire come una volta il mio sonno e’ stato disturbato in modo tale che non riesco a riprestinarlo come prima. Lei crede che sia giusto che la madre del bambino che se trova in maternita che prende un stipendio, anche se non lavora e dorme nelle ore che il neonato se addormentare e che ben che sia recupera qualche ora di sonno possa non capire che una donna come me che non prende lo stipendio di maternita che devo alzarmi presto per andare al lavoro e che stanca e sonnolenta devo arraggairmi e poi quando torno a casa magari potesse recuperare il sonno perso.
    Per cortesia potrebbe dirmi che posso fare. arriva il secondo figlio e non’e giusto che una donna che per diece anni ha vissuto in pace con tutti i vecini deva vivere in questo modo. Magari avessero intenzione di traslocare ma credo che in quei 60 metri quadri restarano. Loro ed io siamo inquillini non propietari. Grazie per la sua gentilezza e pazienza a leggere il mio commento. Maria.

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