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Violenza sessuale e consenso dell’avente diritto: Cassazione

23 Giugno 2021
Violenza sessuale e consenso dell’avente diritto: Cassazione

Nell’ipotesi di violenza sessuale non è configurabile l’esimente putativa del consenso dell’avente diritto.

Violenza sessuale e consenso putativo della vittima

Integra l’elemento oggettivo del reato di violenza sessuale non soltanto la condotta invasiva della sfera della libertà ed integrità sessuale altrui realizzata in presenza di una manifestazione di dissenso della vittima, ma anche quella posta in essere in assenza del consenso, non espresso neppure in forma tacita, della persona offesa. Consegue che il consenso deve essere validamente prestato e deve permanere durante tutto l’arco di tempo in cui sono compiuti gli atti sessuali.

L’esimente putativa del consenso dell’avente diritto non è configurabile nel delitto di violenza sessuale, in quanto la mancanza del consenso costituisce requisito esplicito della fattispecie e l’errore sul dissenso si sostanzia, pertanto, in un errore inescusabile sulla legge penale.

Cassazione penale sez. III, 19/03/2019, n.20780

Nel delitto di violenza sessuale non è configurabile l’esimente putativa del consenso dell’avente diritto

L’esimente putativa del consenso dell’avente diritto non è configurabile nel delitto di violenza sessuale, in quanto la mancanza del consenso costituisce requisito esplicito della fattispecie e l’errore sul dissenso si sostanzia pertanto in un errore inescusabile sulla legge penale.

Cassazione penale sez. III, 11/07/2018, n.43565

Violenza sessuale, un condotta che può avere più significati non può costituire l’esimente putativa del consenso dell’avente diritto

In tema di reati sessuali, l’esimente putativa del consenso dell’avente diritto presuppone che il presunto consenso della vittima riguardi specificamente la condotta che, in assenza del consenso (sia esso o meno presunto), rivestirebbe carattere di illiceità, non potendosi attribuire ad una condotta polisenso (nella specie, il comportamento del coniuge di far ritorno nella casa coniugale nel tentativo di riappacificarsi con l’altro coniuge), non avente una sicura ed inequivoca diretta relazione causale rispetto al fatto potenzialmente illecito se posto in essere senza il consenso di quest’ultima (ossia al compimento di quello specifico atto sessuale), una valenza giustificativa di natura onnicomprensiva, ossia rivolta in generale a tutti i comportamenti invasivi della libertà sessuale del coniuge, il quale potrebbe opporsi ad uno o più di essi e consentire volontariamente ad altri, non potendo certo il dubbio sull’esistenza del consenso tradursi nel riconoscimento, in ogni caso, dell’esimente putativa.

L’esimente putativa del consenso dell’avente diritto non è configurabile nel delitto di violenza sessuale, in quanto la mancanza del consenso costituisce requisito esplicito della fattispecie e l’errore sul dissenso si sostanzia, pertanto, in un errore inescusabile sulla legge penale. (Fattispecie in cui l’imputato aveva desunto dal ritorno del coniuge nella casa familiare anche la sua volontà di riprendere le loro relazioni intime).

Cassazione penale sez. III, 05/10/2017, n.2400

La scriminante putativa del consenso dell’avente diritto non si applica senza l’approvazione della persona che può disporne

La scriminante putativa del consenso dell’avente diritto non è applicabile quando debba escludersi, in base alle circostanze del fatto, la ragionevole persuasione di operare con l’approvazione della persona che può validamente disporre del diritto.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta l’esclusione dell’esimente con riferimento alla condotta di abuso sessuale commessa da uno psicologo nei confronti di alcune pazienti, in condizioni di inferiorità psichica, cui veniva indotta la convinzione che le pratiche sessuali fossero necessarie alla guarigione).

Cassazione penale sez. III, 18/05/2016, n.37166

In tema di consenso dell’avente diritto, non è sufficiente ad escludere l’antigiuridicità del fatto il consenso ad attività lesive dell’integrità personale – sempre che queste non si risolvano in una menomazione permanente che, incidendo negativamente sul valore sociale della persona umana, elide la rilevanza del consenso prestato – espresso nel momento iniziale della condotta, essendo, invece, necessario che il consenso stesso sia presente per l’intero sviluppo di questa. (Fattispecie concernente pratiche erotiche sadomasochistiche).

Cassazione penale sez. V, 13/11/2014, n.19215

L’esimente putativa del consenso dell’avente diritto non è configurabile nel delitto di violenza sessuale, in quanto la mancanza del consenso costituisce requisito esplicito della fattispecie e l’errore sul dissenso si sostanzia pertanto in un in errore inescusabile sulla legge penale.

Cassazione penale sez. III, 10/03/2011, n.17210



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