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Come evitare i controlli del redditometro 

23 Giugno 2021 | Autore:
Come evitare i controlli del redditometro 

Le strategie più efficaci ed utili per prevenire gli accertamenti fiscali sintetici dell’Agenzia delle Entrate basati sugli indicatori di ricchezza. 

In tema di accertamenti fiscali, una delle armi più temibili del Fisco è il redditometro: uno strumento che ricostruisce e accerta i redditi in base a presunzioni, come i beni posseduti, gli incrementi patrimoniali e le spese sostenute. Negli scorsi anni, la sua applicazione era stata sospesa, ma di recente il Governo guidato da Mario Draghi lo ha riproposto, irrobustendolo con degli indicatori molto più significativi e sofisticati rispetto al passato. 

Come evitare il controllo del redditometro? Il redditometro può essere vinto a posteriori, cioè dopo che è stato applicato dall’Agenzia delle Entrate, dimostrando che le disponibilità economiche da esso fotografate sono legittime e sono già state tassate, come una vincita al gioco, oppure sono esenti da imposta, come una donazione tra familiari. Ma esistono anche validi modi per prevenirlo, con una difesa anticipata e tale da evitare l’insorgenza stessa del pericolo. 

Nuovo redditometro: cos’è e come funziona?

Il redditometro è uno strumento di accertamento sintetico del reddito complessivo del contribuente. Prende in considerazione alcuni elementi ritenuti indicativi della capacità contributiva e li pone a base di un calcolo induttivo, per dimostrare l’esistenza di un reddito superiore a quello dichiarato. La rettifica del reddito [1], con il calcolo dell’importo presuntivamente evaso, scatta quando lo scostamento accertato supera il 20% per almeno due anni d’imposta.  

Gli indicatori di capacità contributiva sono contenuti in appositi decreti ministeriali, l’ultimo dei quali risale al 2015 e non è stato aggiornato, così dal 2016 in poi il redditometro era rimasto inapplicato. Ora, però, il ministero dell’Economia ha predisposto un nuovo schema di decreto, di prossima introduzione, ma che avrà effetto retroattivo in quanto si applicherà alle annualità per le quali l’Amministrazione non è ancora decaduta dal potere di accertamento: quindi, fino al 2016, compreso. 

Nuovo redditometro: quali sono gli indicatori?

Gli indicatori di capacità contributiva, e dunque di reddito, contenuti nel nuovo decreto e nelle tabelle allegate sono numerosi e si basano essenzialmente: 

  • sull’archivio dei rapporti finanziari, per individuare i conti correnti, con i relativi saldi e giacenze, e l’ammontare dei depositi investiti in qualsiasi maniera; viene così individuata la capacità di risparmio, la parte di reddito non speso che ovviamente manifesta il possesso di ricchezza; 
  • sulle spese sostenute per l’acquisto di beni e servizi: qui si guardano non solo i consumi di tutti i generi (alimentari, abbigliamento, mobili, casa, trasporti, ecc.) ma anche gli investimenti (come le polizze vita) e i trasferimenti di somme ad altri soggetti.   

Una volta ricostruiti tutti i movimenti necessari, sarà facile per l’Agenzia delle Entrate verificare gli scostamenti rispetto ai redditi dichiarati: se la differenza supera il 20%, scatterà l’accertamento, che potrà essere preceduto dall’invio di un questionario o dalla convocazione del contribuente a chiarimenti presso i propri uffici per spiegare le divergenze.

Come difendersi dal redditometro: le contestazioni possibili 

La determinazione sintetica del reddito accertabile si ottiene dalla sommatoria delle varie componenti di reddito, spese, risparmio ed investimenti, ma il contribuente ha la possibilità di dimostrare che l’operazione non è corretta, provando che: 

  • le spese sono state sostenute, ma il loro finanziamento è stato ottenuto da altre fonti (ad esempio, il contributo economico fornito dai genitori o da altri parenti) o con redditi esenti o soggetti a ritenuta d’imposta alla fonte; 
  • il risparmio deriva dall’accumulazione formata negli anni precedenti, anziché in quello considerato nell’accertamento fiscale; 
  • le spese tracciate dall’Anagrafe tributaria hanno in realtà un diverso ammontare e sono inferiori, o riguardano beni e servizi essenziali per il sostentamento della famiglia, da intendersi comprensiva del coniuge e degli altri familiari fiscalmente a carico; 
  • le spese riscontrate per l’acquisto di beni come automobili o imbarcazioni non sono riferite alla persona fisica ma sono state sostenute per l’attività d’impresa o per l’esercizio di arti e professioni (ovviamente, nei limiti di deducibilità fiscale previsti). 

Come prevenire i controlli del redditometro?

È importante sapere che le deduzioni difensive che ti abbiamo indicato possono anche essere predisposte e formulate in via anticipata, dunque non soltanto a posteriori, quando l’accertamento basato sul redditometro è stato ormai compiuto. La mole delle informazioni a disposizione del Fisco è imponente ed è contenuta in una serie di banche dati che spaziano dall’archivio dei rapporti finanziari al pubblico registro automobilistico, dai registri immobiliari alle fatture elettroniche.  

Il contribuente non può, evidentemente, conservare per anni tutti i giustificativi di spesa, soprattutto se si tratta di beni acquistati con lo scontrino, ma per ricostruire i dati può attingere agli stessi archivi di cui dispone l’Amministrazione finanziaria: il modo più efficace per farlo è presentare un’istanza di accesso ai dati dell’Anagrafe tributaria, che per legge [2] sono documenti amministrativi che il cittadino può richiedere ed ottenere. 

L’istanza di accesso documentale può essere presentata, a norma di regolamento [3], da chiunque abbia un «interesse diretto, concreto e attuale» a conoscere le informazioni che lo riguardano, come appunto i contribuenti che vogliono conoscere i propri dati inseriti in Anagrafe Tributaria, ai quali il Fisco attinge per applicare il redditometro. 

L’istanza va presentata all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente in relazione al domicilio fiscale del contribuente, utilizzando il modello disponibile sul sito istituzionale, che puoi scaricare anche qui: Istanza di accesso documentale. Una volta compilato, potrai presentarlo allo sportello, oppure inviarlo mediante lettera raccomandata o con una Pec, la posta elettronica certificata. Le informazioni sono gratuite, salvi i costi di riproduzione, ricerca e visura stabiliti in un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate [4]. 


note

[1] Art. 38, co. 4 e 5, D.P.R. n. 600/1973.

[2] Art. 22 L. n. 241/1990.

[3] D.P.R. n. 184 del 12.04.2006 (Regolamento recante disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi).

[4] Agenzia Entrate, provv. n. 280693/2020 del 04.08.2020.


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