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Fine vita: le disposizioni anticipate di trattamento

23 Giugno 2021 | Autore:
Fine vita: le disposizioni anticipate di trattamento

Cosa sono le DAT, chi può sottoscrivere il testamento biologico e dove bisogna farlo. Si possono revocare? Cosa fanno medico e fiduciario?

Nel linguaggio più comune vengono chiamate «testamento biologico» o anche «biotestamento». Si tratta delle disposizioni anticipate di trattamento, come le definisce la legge [1] che offre la possibilità di esprimere la propria volontà in materia di assistenza sanitaria quando si è ancora lucidi e si vuole prendere una decisione nel caso in cui una patologia o un incidente impedisca di essere capaci di intendere e di volere a fine vita. Le disposizioni anticipate di trattamento possono essere messe nero su bianco dopo avere acquisito le necessarie informazioni mediche sulle conseguenze delle proprie scelte.

Ora, un conto è dire: «Prendo un pezzo di carta e scrivo quello che mi devono e che non mi devono fare». E un conto ben diverso è che quel pezzo di carta abbia un valore legale. Come devono essere scritte le disposizioni anticipate di trattamento affinché, arrivati a quella drammatica situazione, venga rispettata la volontà del paziente? Vediamo cosa dice in materia il ministero della Salute.

Disposizioni anticipate di trattamento: cosa sono?

Come appena accennato, la legge consente da fine gennaio 2018 di rilasciare delle disposizioni anticipate di trattamento, ovvero di esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto su:

  • accertamenti diagnostici;
  • scelte terapeutiche;
  • singoli trattamenti sanitari.

Queste disposizioni, note anche come DAT, devono essere espresse solo dopo aver ricevuto tutte le informazioni necessarie a capire le conseguenze delle scelte fatte, cioè dei trattamenti accettati o rifiutati in partenza, come ad esempio la nutrizione e l’idratazione artificiali.

Le DAT possono essere sottoscritte solo da persone maggiorenni e capaci di intendere e di volere.

Disposizioni anticipate di trattamento: come si fanno?

Chi vuole rilasciare le disposizioni anticipate di trattamento può recarsi dal suo medico di fiducia in modo da avere le informazioni sanitarie che servono a scegliere i trattamenti che si intende accettare o rifiutare. Sarà il primo passo per la stesura delle DAT, che può avvenire:

  • dal notaio, sia con atto pubblico sia con scrittura privata nella quale la persona interessata scrive autonomamente le proprie volontà per poi fare autenticare le firme dal notaio. In entrambi i casi, il professionista conserva l’originale;
  • presso l’Ufficio di stato civile del Comune di residenza, con scrittura privata, che provvede all’annotazione in un apposito registro, ove istituito;
  • presso le strutture sanitarie competenti, con scrittura privata, nelle Regioni che abbiano regolamentato la raccolta delle DAT;
  • presso gli Uffici consolari italiani, per i cittadini italiani all’estero nell’esercizio delle funzioni notarili.

Se le condizioni del paziente non gli consentono di redigere le DAT in uno di questi modi, è ammessa anche la registrazione video o audio o, comunque, con un supporto che gli consenta di comunicare.

È importante precisare che le DAT sono esenti dall’obbligo di registrazione, dall’imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta, diritto e tassa.

Disposizioni anticipate di trattamento: si possono revocare?

Trattandosi di una materia così delicata come il fine vita, le disposizioni anticipate di trattamento sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento e con le stesse procedure sopra elencate. Significa che il paziente può ripensarci fino all’ultimo momento in cui resterà lucido, cioè capace di intendere e di volere.

Se ci sono delle ragioni di emergenza e urgenza che impediscono di procedere alla revoca con le forme citate, basterà la dichiarazione verbale raccolta o videoregistrata da un medico, con l’assistenza di due testimoni.

Disposizioni anticipate di trattamento: dove sono conservate?

Materialmente, chi conserva le disposizioni anticipate di trattamento in modo che possano essere esibite nel caso in cui il paziente arrivi a fine vita e sia necessario dimostrare le sue volontà riguardo l’assistenza medica?

Le DAT, che sono state consegnate al notaio, al Comune, alla struttura sanitaria competente o all’Ufficio consolare italiano all’estero, sono trasmesse ed inserite nella Banca dati nazionale delle DAT istituita presso il ministero della Salute dalla legge di bilancio 2018.

Il database è stato attivato a partire dal 1° febbraio 2020. Questo comporta che, per le DAT raccolte da quella data in poi, deve essere acquisito il consenso del disponente per la trasmissione di copia alla Banca dati nazionale, ovvero per indicare dove sono reperibili. L’interessato può anche esprimere il consenso per ricevere una notifica via e-mail dell’avvenuta registrazione.

Viceversa, le disposizioni raccolte prima del 1° febbraio 2020 sono state trasmesse alla Banca dati nazionale entro il 31 luglio dello stesso anno.

È importante segnalare che il paziente ha il diritto di richiedere la cancellazione di copia delle DAT trasmesse. La consultazione del database, attraverso autenticazione Spid o Carta nazionale dei servizi, è consentita al disponente e al fiduciario eventualmente da lui nominato, nonché al medico che ha in cura il disponente disabile ed è chiamato ad effettuare accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche o ad eseguire trattamenti sanitari.

Disposizioni anticipate di trattamento: i ruoli del fiduciario e del medico

Il diretto interessato ha il diritto di nominare un fiduciario, purché sia maggiorenne e capace di intendere e di volere. Le sue generalità devono essere inserite nelle disposizioni anticipate di trattamento sul fine vita. Avrà il compito di rappresentare il paziente nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie.

Accanto a quella del fiduciario c’è un’altra figura di rilievo, ovvero quella del medico, tenuto al rispetto scrupoloso delle DAT. Le disposizioni, infatti, possono essere disattese in tutto o in parte dal medico in accordo con il fiduciario solo se:

  • le DAT appaiono palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente;
  • ci siano delle terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione, capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita.

In caso di conflitto tra fiduciario e medico, la decisione è rimessa al giudice tutelare. Se le disposizioni non contengono l’indicazione del fiduciario o questi vi abbia rinunciato o sia deceduto o divenuto incapace, le DAT restano efficaci per quanto riguarda le volontà del disponente. Il giudice tutelare, in caso di necessità, può nominare un amministratore di sostegno.


note

[1] Art. 4 legge n. 219/2017 del 22.12.2017 in vigore dal 31.01.2018.


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