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Cambiare tipo di società: si rischia l’accertamento fiscale? 

24 Giugno 2021 | Autore:
Cambiare tipo di società: si rischia l’accertamento fiscale? 

La trasformazione deve essere sorretta da valide ragioni economiche, altrimenti c’è elusione d’imposta e i tributi dovuti vengono recuperati a tassazione. 

La tua società va avanti da anni ma hai deciso di trasformarla: vuoi far entrare nuovi soci, rafforzare il capitale ed espandere l’attività. La forma attuale non è più adeguata a queste nuove esigenze, come un abito diventato troppo vecchio e troppo stretto. Così vuoi trasformarla in un modello più adatto. Le possibilità sono molte: la più utilizzata è quella di far diventare società di capitali, come una Srl, una società di persone, come una Snc o una Sas, anche per ottenere una tassazione più favorevole sugli utili.  

Così insieme al tuo commercialista esamini le varie opportunità e soluzioni, soppesi i vantaggi e gli inconvenienti e ti domandi se a cambiare il tipo di società si rischia un accertamento fiscale. In effetti, il regime sociale può essere modificato solo in presenza di valide ragioni: il Fisco è molto attento alle trasformazioni delle società, perché teme che attraverso di esse possa realizzarsi un’elusione d’imposta, cioè una forma sofisticata di evasione fiscale che, attraverso uno schema apparentemente legale, consente di realizzare un risparmio indebito sulle tasse da pagare. E in questi casi interviene duramente, non ritenendo valida la trasformazione e recuperando i tributi dovuti in base al vecchio schema societario. Toccherà allora al contribuente difendersi e dimostrare i motivi economici, e non solo fiscali, per i quali la trasformazione è stata realizzata. 

I tipi di società 

La società è definita dalla legge [1] come il contratto attraverso cui due o più persone conferiscono beni o servizi (lavoro, capitali, macchinari, terreni, impianti, brevetti, know-how, ecc.) per esercitare in comune un’attività produttiva, allo scopo di realizzare utili e di dividerli fra i soci. 

Le società si distinguono in due grandi gruppi: società di persone, in cui predomina l’apporto personale dei soci, e società di capitali, dove predominano i fattori produttivi materiali, come le attrezzature e il denaro necessario per compiere gli scambi di merci e prodotti.  

Appartengono al primo tipo: 

  • la società semplice (Ss), che è poco utilizzata nella pratica; 
  • la società in nome collettivo (Snc), molto diffusa specialmente nelle piccole attività commerciali ed artigianali;
  • la società in accomandita semplice (Sas), dove esistono due categorie di soci: gli accomandanti, che conferiscono la loro quota di capitale ma non rispondono dei debiti sociali, e gli accomandatari, che amministrano e rispondono anche personalmente delle obbligazioni della società. 

Fanno parte del secondo gruppo: 

  • la società a responsabilità limitata (Srl), diffusissima per la maggior parte delle attività commerciali e di servizi, perché dei debiti risponde soltanto la società con il suo patrimonio, e non i soci, che comunque la controllano e dirigono; 
  • la società per azioni (Spa), caratterizzata dal fatto che il capitale è frazionato in quote di partecipazione rappresentate da titoli azionari, che possono essere ceduti e circolare; 
  • la società in accomandita per azioni (Sapa), molto rara perché più complessa e meno conveniente della Spa o della Sas. 

La trasformazione di società 

La trasformazione di una società da uno ad un altro dei tipi che abbiamo indicato non provoca l’estinzione della vecchia società e la cessazione della sua attività, ma modifica soltanto la veste giuridica del soggetto sociale e, di conseguenza, la disciplina normativa applicabile.  

La legge [2] dispone espressamente la conservazione dei diritti e degli obblighi e la continuità dei rapporti giuridici – come le obbligazioni assunte verso i soci, i fornitori, i dipendenti e il Fisco – della società trasformata, e questa normativa è inderogabile. Insomma, con la trasformazione i vecchi debiti, e crediti, non si cancellano affatto, ma continuano ad esistere e rimangono esigibili. Non cambia nemmeno la partita Iva.

La trasformazione di una società di persone in società di capitali, come una Snc che muta in Srl, deve obbligatoriamente [3] essere fatta per atto pubblico, dunque dal notaio, che redigerà l’atto di trasformazione e lo pubblicherà nel Registro delle imprese.

È possibile anche operare la trasformazione inversa, detta anche regressiva, cioè da società di capitali a società di persone, purché con un’assemblea che deliberi a maggioranza assoluta dei soci [4]; i soci dissenzienti possono recedere e così non entreranno a far parte della società trasformata. 

Trasformazione di società: i risvolti fiscali 

La trasformazione di una società implica il cambiamento del modello organizzativo dell’impresa e comporta il mutamento della sua disciplina giuridica e tributaria. Per essere fiscalmente lecita, la trasformazione deve corrispondere all’esigenza di adattare la forma sociale alle varie sfide produttive e commerciali: solo così potranno essere ottenuti i vantaggi fiscali derivanti dalla trasformazione, che garantisce la continuità dell’attività d’impresa ed evita il “salto” che comporterebbe la liquidazione della vecchia società e la costituzione di una nuova. 

In pratica, il risvolto fiscale più importante che deriva dalla trasformazione della società è l’imponibilità Ires, l’imposta sul reddito delle società, che da alcuni anni ha sostituito la vecchia Irpeg. L’Ires colpisce – con un’aliquota proporzionale, non progressiva come l’Irpef – i redditi prodotti dalle società di capitali, dunque le Spa e le Srl.

La tassazione proporzionale può risultare molto conveniente per chi ha redditi elevati e dunque, come socio di società di persone, rientrerebbe negli scaglioni Irpef soggetti all’aliquota massima del 43% o in quella immediatamente inferiore, mentre l’Ires attualmente è fissata al 24%. 

Elusione fiscale e abuso del diritto  

L’abuso del diritto [5] si realizza quando un contribuente compie «una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti».  

Anche la trasformazione di società può rientrare in questi casi, quando l’operazione è compiuta senza una valida motivazione di fondo, ed è preordinata essenzialmente a conseguire un trattamento fiscale più favorevole ma non spettante perché mancano le ragioni sostanziali che legittimerebbero la modifica della forma giuridica assunta. Se ciò si verifica, la trasformazione sociale non è opponibile all’Amministrazione finanziaria, che può non tenerne conto e così applicherà le imposte sulla base delle norme tributarie che sono state eluse, emettendo l’apposito avviso di accertamento con l’indicazione dell’ammontare dei tributi dovuti.

La sezione tributaria della Corte di Cassazione ravvisa spesso queste forme di elusione fiscale ottenute mediante trasformazioni sociali fatte al solo fine di ottenere un risparmio d’imposta. L’ultima ordinanza della Suprema Corte sul tema [6] ha disconosciuto una trasformazione di una Sas in Srl (a seguito della quale erano stati venduti degli immobili realizzando plusvalenze compensate con le perdite della società pregressa), perché il contribuente non ha dimostrato «l’esistenza di valide ragioni economiche sottese all’operazione».

Di conseguenza, è stato confermato l’atto impositivo dell’Agenzia delle Entrate, che aveva recuperato a tassazione i tributi dovuti, ma non versati a seguito della trasformazione sociale che, infine, è stata ritenuta invalida. 


note

[1] Art. 2247 Cod. civ.

[2] Art. 2498 Cod. civ.

[3] Art. 2500 ter Cod. civ.

[4] Art. 2500 sexies Cod. civ.

[5] Art. 10 bis L. n. 212/2000.

[6] Cass. ord. n. 17743 del 22.06.2021.


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