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Quando è possibile diseredare?

24 Giugno 2021
Quando è possibile diseredare?

Come togliere una persona da un testamento: il caso del figlio, della moglie o del marito, dell’ex coniuge o dei genitori.

Diseredare qualcuno può essere estremamente difficile o incredibilmente facile a seconda del soggetto in questione. Per figli, coniuge e genitori, la legge prevede dei limiti assai stringenti avendo questi, di regola, diritto a una quota del patrimonio del defunto. Negli altri casi invece non sussistono vincoli, sicché cambiare il contenuto del proprio testamento è più semplice.

In questo articolo spiegheremo quando è possibile diseredare, come si fa e soprattutto, chi si può diseredare. Ma procediamo con ordine.  

Chi non si può diseredare?

Ognuno di noi, nel momento in cui decide di fare testamento, non può liberamente disporre di tutti i propri beni ma solo di una parte di essi. L’altra parte (la cosiddetta quota legittima) va riservata sempre ai familiari più stretti, i cosiddetti legittimari.

I legittimari sono:

  • il proprio coniuge (anche se separato);
  • i figli;
  • i genitori. 

Proprio per tale ragione, i legittimari non possono mai essere diseredati. Ad essi spetta sempre una quota del patrimonio del defunto, anche se questi ha disposto diversamente nel proprio testamento, non li ha citati affatto o ha lasciato loro una quota inferiore rispetto a quella prevista dalla legge.

Non si può pertanto diseredare il proprio figlio, il marito, la moglie, il padre o la madre, a meno che non sussistano delle gravi situazioni (di cui parleremo più in avanti) che consentono solo eccezionalmente di diseredare un legittimario.

Come dicevamo, ai legittimari spetta sempre una quota del patrimonio del defunto, quota che varia in base al numero di legittimari in vita. 

Sulle quote della legittima leggi l’approfondimento nell’articolo “Legittima: a quanto corrisponde?“.

La residua parte del proprio patrimonio – la cosiddetta quota disponibile – può invece essere lasciata a chi si vuole, anche a uno dei legittimari (ad esempio, a un figlio in particolare, creando così una sorta di “disparità di trattamento” rispetto ai suoi fratelli) o ad altri soggetti (amici, parenti lontani, associazioni ed enti, ecc.).

Si può diseredare un figlio?

Come anticipato, non si può diseredare un figlio in quanto legittimario. Al figlio vanno riservate le seguenti quote dell’eredità:

  • se ci sono un solo figlio e il coniuge: un terzo dell’eredità va al coniuge e l’altro terzo al figlio;
  • se ci sono due o più figli e il coniuge: un quarto dell’eredità va al coniuge e la metà va divisa tra i figli;
  • se c’è un figlio senza coniuge: a questi va sempre metà dell’eredità (l’altra metà è la quota disponibile);
  • se ci sono due o più figli senza coniuge: i due terzi dell’eredità si dividono tra di loro.

Si può diseredare il coniuge?

Il coniuge è anch’egli erede legittimario e ha diritto a una quota del patrimonio del defunto, anche se questi non lo ha previsto nel testamento. 

Il coniuge è legittimario anche se si è già separato, a meno che nel giudizio di separazione non abbia subito il cosiddetto addebito, ossia non sia stato dichiarato responsabile per la fine del matrimonio. Così non c’è ad esempio bisogno di diseredare la moglie o il marito fedifrago in quanto l’infedeltà è causa di addebito e fa venir meno i diritti ereditari. Lo stesso dicasi per il coniuge che si è allontanato dal tetto coniugale senza giusta causa.

Non c’è bisogno di diseredare il coniuge dopo il divorzio in quanto, da tale momento in poi, questi perde la qualità di «legittimario» e, quindi, non può vantare alcun diritto sull’eredità (a meno che non venga ovviamente “citato” volontariamente nel testamento).

Al coniuge vanno sempre le seguenti quote dell’eredità:

  • se il defunto non ha figli e genitori, il coniuge ha diritto a metà del suo patrimonio;
  • se il defunto non ha figli ma ha i genitori, metà dell’eredità va al coniuge e un quarto va ai genitori; l’altro quarto può essere lasciato a chi si vuole;
  • se il defunto ha un figlio e il coniuge, un terzo dell’eredità va al coniuge e l’altro terzo al figlio;
  • se il defunto ha due o più figli, un quarto dell’eredità va al coniuge e la metà viene divisa in parti uguali tra i figli.

Si può diseredare un genitore?

Come detto per figli e coniuge, non è possibile diseredare un genitore. A questi spetta sempre una quota di eredità che è così definita:

  • se il defunto non ha figli ma ha i genitori, metà dell’eredità va al coniuge e un quarto va ai genitori; l’altro quarto può essere lasciato a chi si vuole;
  • se il defunto non lascia né figli, né coniuge ma solo genitori, a questi spetta un terzo dell’eredità.

Quando è possibile diseredare?

È possibile diseredare un legittimario – quindi il coniuge, il figlio o uno dei genitori – in caso di indegnità a succedere.

L’indegnità a succedere è una causa di esclusione dall’eredità che colpisce colui che si sia reso colpevole di gravi offese alla persona o alla libertà testamentaria della persona della cui successione si tratta (vedremo nel successivo paragrafo quali sono tali comportamenti). In sostanza, il legislatore ritiene che determinati comportamenti rendano il soggetto immeritevole di succedere e, pertanto, commina una sanzione civile che ha un fondamento pubblicistico. Ciò quindi vale anche nei confronti dei legittimari che, in caso di indegnità a succedere, possono essere diseredati. 

L’indegnità a succedere, pur essendo operativa in automatico, deve essere dichiarata con sentenza del giudice su domanda del soggetto interessato. L’azione deve essere proposta entro 10 anni. A seguito della sentenza costitutiva l’indegno è tenuto a rilasciare l’eredità acquistata e dovrà, inoltre, restituire i frutti che gli sono pervenuti dopo l’apertura della successione.

Singoli casi di indegnità a succedere

1. Omicidio volontario: è indegno a succedere chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale. Deve, pertanto, trattarsi di omicidio volontario ed il soggetto agente deve essere capace di intendere e volere, in quanto l’azione deve essere volontariamente diretta contro i soggetti indicati dalla norma. Sono pertanto escluse sia le ipotesi di omicidio colposo che preterintenzionale.

2. Istigazione al suicidio.

3. Calunnia in un giudizio penale: è indegno chi ha denunziato la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un ascendente della medesima per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa nel giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale. 

4. Decadimento dalla potestà genitoriale: riguarda l’ipotesi in cui un genitore sia decaduto dalla potestà genitoriale e non vi sia stato reintegrato al momento dell’apertura della successione. 

Anche tale ipotesi di indegnità, come per il punto precedente, la si può configurare solo nel caso in cui il tribunale per i minorenni abbia pronunziato, su ricorso dei legittimati, la decadenza del genitore dalla potestà parentale con provvedimento che abbia assunto il carattere della definitività. Pertanto, non è sufficiente la sola commissione di uno dei fatti idonei a comportare la decadenza dalla potestà, ma è necessario un preventivo accertamento in sede giudiziale.

5. Induzione con dolo o violenza verso la persona, della cui successione si tratta, per fare, revocare o mutare il testamento, o l’aver impedito a farlo (è anche il caso di chi usa mezzi fraudolenti per indurre il testatore a disporre dei beni in modo diverso da come avrebbe fatto in assenza di inganno).

6. Soppressione, celamento o alterazione del testamento.

7. Formazione o uso cosciente di un testamento falso.

Chi è possibile diseredare sempre?

Fatta eccezione per i legittimari, è sempre possibile diseredare un altro soggetto: basta semplicemente non citarlo nel testamento, se già citato in un precedente testamento, revocare quest’ultimo con uno nuovo o redigere un nuovo testamento in cui ci si limita semplicemente a stabilire la diseredazione del soggetto in questione, stabilendo a chi dare la quota inizialmente a questi riservata.  



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