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Misure di comunità: cosa sono?

27 Settembre 2021 | Autore:
Misure di comunità: cosa sono?

Il reinserimento in società di un condannato si può attuare mediante l’applicazione di specifiche misure alternative alla detenzione.

L’ordinamento giuridico italiano prevede dei provvedimenti restrittivi della libertà personale che incidono sulla fase esecutiva della pena principale detentiva e che hanno come scopo la realizzazione della funzione rieducativa della pena, secondo quanto disposto dall’articolo 27 della Costituzione. Si tratta delle cosiddette misure di comunità – o misure alternative alla detenzione – disciplinate dalla legge n. 354/1975.

Sebbene se ne senta spesso parlare in televisione o se ne legga sui giornali, non tutti sanno cosa sono le misure di comunità. Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa nella Raccomandazione (92) 16 le definisce come misure che mantengono il condannato all’interno della comunità, così da incentivarne la risocializzazione, ed implicano una restrizione della sua libertà personale attraverso l’imposizione di una serie di condizioni e/o obblighi.

Le misure di comunità o alternative alla detenzione vengono decise dal tribunale di sorveglianza e, in sostanza, sono: l’affidamento in prova ai servizi sociali; la semilibertà; la liberazione anticipata; la detenzione domiciliare.

Affidamento in prova ai servizi sociali: quando si applica?

L’affidamento in prova ai servizi sociali si applica al soggetto condannato a una pena detentiva non superiore a tre anni [1]. Tale misura si svolge totalmente nel territorio e ha lo scopo di evitare i danni che possono derivare al condannato dal contatto con l’ambiente penitenziario e dalla condizione di privazione della libertà.

In pratica, il soggetto viene affidato ai servizi sociali fuori dall’istituto penitenziario, per un periodo uguale a quello della pena da scontare. In tal modo, viene meno ogni rapporto tra questi e l’istituzione carceraria e si instaura un rapporto di collaborazione con l’ufficio di esecuzione della pena.

Il servizio sociale controlla la condotta del soggetto, aiutandolo a reinserirsi nella vita sociale e riferisce periodicamente al magistrato di sorveglianza sul suo comportamento.

La misura viene revocata quando il comportamento del condannato, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appare incompatibile con la prosecuzione della prova.

Se nel periodo di affidamento il condannato dimostra il suo concreto recupero sociale, gli può essere concessa la detrazione di pena consistente in 45 giorni di pena detratta per ciascun semestre di pena scontata.

La legge sull’ordinamento penitenziario [2] estende l’applicazione dell’affidamento in prova ai servizi sociali oltre i limiti di pena previsti nel caso di:

  • soggetti tossicodipendenti e alcoldipendenti;
  • soggetti affetti da Aids o da grave deficienza immunitaria, che intendono intraprendere un programma di cura ed assistenza.

In cosa consiste la semilibertà?

La semilibertà consiste nella possibilità per il condannato a una pena detentiva, in possesso di determinati requisiti, di trascorrere parte del giorno fuori dal carcere e di partecipare ad attività lavorative ed istruttive o comunque utili al reinserimento sociale, in base ad un programma di trattamento la cui responsabilità è affidata al direttore dell’istituto di pena [3].

Per essere ammesso alla semilibertà, il condannato deve aver scontato almeno metà della pena (20 anni nell’ipotesi di ergastolo) e la condanna deve essere superiore ai sei mesi.

La semilibertà può essere applicata fin dall’inizio se la condanna è inferiore a sei mesi o all’arresto ed il condannato non è stato affidato in prova ai servizi sociali.

Il regime di semilibertà può essere revocato se:

  1. il soggetto perde il lavoro;
  2. non è idoneo al trattamento;
  3. a giudizio del tribunale di sorveglianza, ha violato le prescrizioni imposte;
  4. non fa ritorno in istituto senza giustificato motivo (se l’assenza non supera le dodici ore, la revoca è facoltativa). Tale assenza costituisce reato di evasione, punibile ai sensi dell’articolo 385 del Codice penale.

Cos’è la liberazione anticipata?

La liberazione anticipata è una misura di comunità consistente in una riduzione di pena di 45 giorni per ogni semestre di pena scontata, valutando anche il periodo trascorso in stato di custodia cautelare, di detenzione domiciliare o di affidamento in prova al servizio sociale [4].

Viene concessa al detenuto che ha dato prova di avere partecipato attivamente nell’opera di rieducazione.

Detenzione domiciliare: quali soggetti possono usufruirne?

La misura della detenzione domiciliare consente al condannato ad una pena detentiva di scontare tale pena o parte di essa, nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, in luogo pubblico di cura, assistenza ed accoglienza [5].

La misura della detenzione domiciliare si applica:

  • alla donna incinta o alla madre di bambini di età inferiore a 10 anni con lei convivente;
  • al padre, esercente la potestà, di prole di età inferiore a 10 anni con lui convivente, quando la madre sia deceduta o sia assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole;
  • alla persona che versa in condizioni di salute particolarmente gravi, che necessita di costanti contatti con i presidi sanitari territoriali;
  • alla persona di età superiore a 60 anni, se inabile anche solo parzialmente;
  • alla persona di età inferiore a 21 anni per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e famiglia.

La misura può essere revocata quando il comportamento del soggetto ne rende impossibile la prosecuzione nonché nel caso in cui vengano meno le condizioni previste dalla legge.

La detenzione domiciliare sostituisce sempre la pena detentiva, tranne per i reati particolarmente gravi, se il condannato ha compiuto i 70 anni e non è stato giudicato un delinquente abituale, di professione o per tendenza e non è stato condannato con l’aggravante della recidiva.


note

[1] Art. 47 dell’ordinamento penitenziario (L. n. 345/1975), così come modificato dall’art. 2 della L. n. 165 del 27 maggio 1998.

[2] Art. 47-quarter L. n. 345/1975.

[3] Art. 48 L. n. 345/1975.

[4] Art. 54 L. n. 345/1975.

[5] Art. 47-ter L. n. 345/1975.


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