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Il mancato preavviso è utile alla disoccupazione?

24 Giugno 2021 | Autore:
Il mancato preavviso è utile alla disoccupazione?

In quali casi il dipendente può rassegnare le dimissioni senza fornire un periodo di preavviso al datore di lavoro?

Nel contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, sia il dipendente che il datore di lavoro possono recedere dal rapporto, fornendo un periodo minimo di preavviso, secondo i termini e le modalità stabilite dalla legge e dalla contrattazione collettiva applicata.

In mancanza di preavviso, chi recede dal contratto di lavoro è tenuto verso l’altra parte a un’indennità equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata se avesse lavorato. Ma l’indennità per mancato preavviso è utile alla disoccupazione e alla pensione?

A ricordare la disciplina previdenziale del mancato preavviso è stata la Cassazione, con una nuova sentenza [1]: la Suprema Corte, in particolare, si è pronunciata sull’utilità dei periodi sulla cui base è determinata l’indennità sostitutiva del preavviso ed ha chiarito se, ai fini dell’accredito o meno dei contributi previdenziali, debba essere considerato il carattere obbligatorio e non reale del preavviso non lavorato.

Per quanto riguarda i contributi utili al conseguimento dell’indennità di disoccupazione Naspi, il requisito previsto [2] è pari a 13 settimane nei 48 mesi che precedono la domanda di sussidio: le settimane di contribuzione che possono essere considerate utili alla Naspi non devono già aver dato luogo ad un precedente trattamento di disoccupazione.

Risultano ovviamente molto più severi i requisiti contributivi per la pensione: sono ormai rarissimi i casi in cui possono bastare 15 anni di contributi, in quanto la pensione di vecchiaia ordinaria [3] ne richiede normalmente almeno 20. Ancora più severi i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, per la quale sono necessari almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. Solo la pensione di vecchiaia contributiva, l’assegno ordinario di invalidità e la pensione ordinaria di inabilità al lavoro richiedono 5 anni di contributi, ma contemporaneamente devono essere soddisfatte specifiche condizioni.

Procediamo per ordine e osserviamo se e come il mancato preavviso è utile alla disoccupazione e alla pensione.

Quanto dura il preavviso?

Nelle ipotesi in cui il preavviso è dovuto, sia per licenziamento che per dimissioni, qual è la sua durata? Nella generalità dei casi, sono i contratti collettivi a disciplinare la durata del preavviso, sulla base della categoria del lavoratore (operaio, impiegato…), del livello di inquadramento, dell’anzianità e di eventuali ulteriori parametri. La durata del preavviso per dimissioni può essere differente dalla durata del preavviso per licenziamento.

La cosiddetta legge sull’impiego privato [4], che può applicarsi in riferimento agli impiegati, in mancanza di disciplina contrattuale, prevede una durata variabile del preavviso a seconda dell’anzianità di servizio e del livello del dipendente.

Come si calcola l’indennità per mancato preavviso?

L’indennità per mancato preavviso deve essere calcolata basandosi sulla retribuzione in atto al momento in cui si verifica il recesso dal contratto di lavoro. In particolare, bisogna considerare, oltre alla retribuzione globale, i seguenti emolumenti, se previsti contrattualmente:

  • i ratei di tredicesima e quattordicesima;
  • le provvigioni, i premi produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti;
  • le indennità di mensa e alloggio;
  • ogni altro compenso di carattere continuativo, fatta eccezione per i rimborsi spese.

Qualora intervengano degli aumenti della retribuzione stabiliti dal contratto collettivo nazionale nel corso del periodo di preavviso, gli incrementi devono essere considerati anche se il preavviso non è lavorato.

Le ferie, invece, non vanno considerate, in quanto durante il periodo di preavviso il dipendente non ha diritto a godere delle ferie.

Per un calcolo esatto dell’indennità per mancato preavviso, bisogna comunque riferirsi alla contrattazione collettiva applicata.

Sull’indennità per mancato preavviso si pagano i contributi previdenziali?

L’indennità sostitutiva del preavviso, erogata in occasione della cessazione del rapporto di lavoro [5], rientra tra i redditi di lavoro dipendente ai fini contributivi: di conseguenza, è assoggettata interamente alla contribuzione previdenziale.

In parole semplici, sull’indennità sostitutiva del preavviso si pagano i contributi: l’indennità costituisce infatti un elemento della retribuzione imponibile secondo la legge [6] e non è indicata tra le eccezioni, cioè tra i redditi esenti da contribuzione, che devono essere tassativamente elencati [7].

Anche qualora il rapporto di lavoro cessi per morte del lavoratore, non cambia la sua natura di retribuzione [8], quindi l’indennità deve essere sottoposta a contribuzione previdenziale e assistenziale.

L’indennità sostitutiva del preavviso è utile alla disoccupazione e alla pensione?

Come osservato, l’indennità per mancato preavviso è assoggettata a contribuzione previdenziale, che concorre a formare la base pensionabile: è dunque utile sia al diritto che alla misura della pensione.

Quanto osservato vale, a maggior ragione, in relazione all’indennità di disoccupazione: in sostanza, considerando che l’indennità sostitutiva del preavviso è utile al diritto e al calcolo della pensione, il tempo coperto dal preavviso deve essere considerato utile anche ai fini del raggiungimento del periodo minimo di lavoro necessario per beneficiare del trattamento di disoccupazione [1].


note

[1] Cassazione sent. n. 17606/2021.

[2] D.lgs. 22/2015.

[3] Art. 24 co. 6 DL 201/2011.

[4] R.D.L. 1825/1924.

[5] Art. 2118, Co. 3 Cod. civ; Art. 2122 Cod. civ.

[6] Art. 12 L. 153/1969.

[7] Circ. Inps 170/1990.

[8] Cass. sent. n. 592/1985.

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Corte di Cassazione, sez. L, 26 gennaio – 21 giugno 2021, n. 17606
Presidente Manna – Relatore Buffa
Fatto e diritto
Con sentenza del 29.9.16, la Corte d’Appello dell’Aquila, in riforma della sentenza del 23.1.15 del tribunale di Pescara, ha rigettato la domanda del signor D.I. di corresponsione della indennità di disoccupazione per difetto della contribuzione necessaria.
In particolare, la corte territoriale, ritenendo non computabili (in aggiunta alle 47 settimane lavorate fino alla cessazione del rapporto di lavoro) le cinque settimane relative all’indennità sostitutiva del preavviso, in ragione del carattere obbligatorio e non reale del preavviso non lavorato (che comporta l’immediata estinzione del rapporto di lavoro), ha escluso che il lavoratore avesse raggiunto il requisito minimo per beneficiare della prestazione richiesta.
Avverso tale sentenza ricorre il lavoratore per due motivi, cui resiste l’INPS con controricorso. Con ordinanza interlocutoria n. 95423 del 4.4.2019, la sesta sezione della Corte ha rimesso la causa alla sesta sezione, per la trattazione in udienza pubblica. Il procuratore generale ha presentato requisitoria scritta. Il ricorrente ha depositato nota di trattazione scritta della causa.
Motivi della decisione
Con il primo motivo si deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – vizio di motivazione della sentenza impugnata, per avere trascurato che il periodo di preavviso era stato compensato e che erano stati corrisposti i contributi sulle relative somme.
Con il secondo motivo si deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione del R.D.L. n. 1827 del 1935, art. 73, convertito in L. n. 1155/1936, per avere ritenuto il periodo di preavviso corrisposto inutile ai fini del requisito contributivo.
I due motivi possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione: il Collegio li ritiene fondati.
Pur considerandosi la natura obbligatoria del preavviso (affermata dalle S.U. con sentenza n. 7914 del 1994) e l’immediata cessazione del rapporto di lavoro (Cass. Sez. L, Sentenza n. 15495 del 11/06/2008, Rv. 603695-01), il Collegio sottolinea l’autonomia del rapporto previdenziale rispetto a quello lavorativo, rilevando che tale profilo consente di superare il precedente approdo offerto da Cass. Sez. L, Sentenza n. 13959 del 16/06/2009, Rv. 608865 – 01: infatti, se il rapporto lavorativo cessa immediatamente, ai fini previdenziali il periodo di preavviso non è privo di rilevanza per diversi profili.
La necessità di autonoma ricostruzione della fattispecie ai fini previdenziali emerge intanto dalla considerazione del R.D.L. n. 1827 del 1935, art. 73, comma 2, convertito in L. n. 1155 del 1936, che nel prevedere che “Qualora all’assicurato sia pagata una indennità per mancato preavviso, l’indennità per disoccupazione è corrisposta dall’ottavo giorno successivo a quello della scadenza del periodo corrispondente per mancato preavviso ragguagliata a giornate”- differisce la decorrenza dell’indennità di disoccupazione alla fine del periodo di preavviso (in quanto l’indennità sostitutiva sia stata pagata: Cass. n. 3836/12 e 29237/11, cosicché il lavoratore non si sia trovato in uno stato di bisogno), evidenziando nello specifico la rilevanza del periodo di preavviso ai fini previdenziali, come se il rapporto fosse continuato.
Altre considerazioni consentono poi di attribuire rilevanza al detto periodo di preavviso (non lavorato) ai fini previdenziali: in particolare, si rileva da un lato che sull’indennità sostitutiva del preavviso viene pacificamente pagata la contribuzione e, dall’altro lato, che tale indennità è reddito imponibile ai fini previdenziali e retribuzione pensionabile maturata durante il rapporto di lavoro.
Quanto al primo profilo, l’indennità sostitutiva di preavviso è uno degli emolumenti corrisposti dal datore di lavoro in relazione al rapporto di lavoro, ai quali si correla l’obbligazione contributiva previdenziale del datore, il quale paga contributi anche in relazione all’indennità sostitutiva. Ciò, peraltro, nel caso di specie è pacificamente avvenuto, avendo l’Istituto previdenziale riscosso i contributi in discorso.
Quanto al secondo profilo, come precisato dalla sentenza di questa Sezione n. 12095 del 17/05/2013, richiamata nell’ordinanza interlocutoria della Sezione Sesta, la contribuzione sull’indennità di preavviso concorre a formare la base imponibile e pensionabile, sicché la liquidazione del trattamento pensionistico goduto tiene conto della somma ricevuta a titolo di indennità sostitutiva del preavviso erogatagli dal datore di lavoro all’atto della cessazione del rapporto di lavoro e dei relativi contributi.
In tale contesto, deve rilevarsi che l’indennità di disoccupazione è prestazione che ha natura previdenziale e non assistenziale, non essendo a carico della fiscalità generale, ma correlandosi specificamente ad un montante contributivo (e ciò sia in ordine ai presupposti della maturazione, sia in ordine all’ammontare della prestazione).
Se dunque l’indennità sostitutiva del preavviso è normativamente sottoposta a contribuzione, la quale concorre a formare la base pensionabile, logica (sinallagmatica) vuole che il tempo coperto dal preavviso sia considerato utile anche ai fini del raggiungimento del periodo minimo di lavoro necessario per beneficiare del trattamento di disoccupazione.
Del resto, l’ancoraggio normativo della spettanza dell’indennità di disoccupazione al biennio non fa riferimento ad un neutro arco temporale, ma ad un biennio di iscrizione all’AGO, cioè un biennio di contributi; per converso, l’esclusione della rilevanza dei contributi pagati sull’indennità sostitutiva del preavviso contrasterebbe, con il generale principio della rilevanza dei contributi versati, che altrimenti si rileverebbero sterili. In tal senso, l’art. 73 sopra richiamato espressamente prevede che “in caso di disoccupazione involontaria le persone assicurate hanno diritto ad un’indennità giornaliera ragguagliata alla classe di contributi per la quale negli ultimi mesi è stato eseguito il maggior numero dei versamenti settimanali…”, così stabilendo un chiaro nesso tra montante dei contributi versati ed ammontare dell’indennità di disoccupazione.
In conclusione, il periodo di preavviso non lavorato per il quale sia corrisposta l’indennità sostitutiva del preavviso, assoggettata a contribuzione previdenziale- va computato ai fini del raggiungimento del requisito dei due anni d’iscrizione nell’AGO contro la disoccupazione involontaria per la corresponsione dell’indennità ordinaria di disoccupazione.
In accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa va rinviata alla corte d’appello di Roma per un nuovo esame ed anche per le spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla corte d’appello di Roma per un nuovo esame ed anche per le spese del giudizio di legittimità.


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