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Etilometro non revisionato: il test è valido?

24 Giugno 2021 | Autore:
Etilometro non revisionato: il test è valido?

Come contestare la taratura periodica dello strumento di misurazione del tasso alcolemico? Chi deve provare il corretto funzionamento dell’alcoltest?

Per verificare correttamente la presenza di alcol nel sangue occorre affidarsi ad un’apposita strumentazione tecnica, senza la quale sarebbe impossibile stabilire l’esatta assunzione di sostanze alcoliche. Se è vero che una persona ebbra è facilmente riconoscibile, è sempre opportuno avvalersi dell’alcoltest per capire quale sia il tasso alcolemico preciso, in modo tale da poter effettuare una contestazione esatta dell’illecito. E, infatti, solo al superamento di una determinata soglia scatta il reato. In questo articolo ti parleremo dell’etilometro non revisionato. Il test è valido?

Sin da subito va precisato che, secondo la legge, gli apparecchi utilizzati dalla polizia per rilevare la presenza di alcol nel sangue sono soggetti a omologazione iniziale e, successivamente, a periodica taratura, cioè verifica del corretto funzionamento. Insomma, si tratta dei controlli tecnici che contraddistinguono anche i sistemi di rivelazione della velocità su strada.

Un etilometro non revisionato potrebbe segnalare un risultato non conforme al vero; circostanza molto grave se si considera che la guida in stato di ebbrezza può costituire anche reato. Ecco perché è fondamentale sapere con quale periodicità va fatta la revisione dell’etilometro e quando è valido l’alcoltest.

Etilometro: cos’è?

Come ricordato in premessa, solo un’apposita strumentazione tecnica può consentire di rilevare il preciso tasso alcolemico di una persona alla guida di una vettura. Nessuno potrebbe rendersi conto ad occhio nudo della soglia precisa stabilita dalla legge, sebbene vi siano alcuni segni esteriori sicuramente rivelatori (alito vinoso, incapacità di reggersi in piedi, ecc.).

In questa specifica circostanza, senza un vero e proprio alcoltest, la polizia potrebbe al massimo contestare la sanzione amministrativa ma non il reato (su questo punto, leggi l’articolo Verbale guida in stato di ebbrezza senza tasso alcolemico).

Per misurare il tasso alcolemico preciso si utilizza l’etilometro (il ben noto alcoltest), cioè un apparecchio in grado di misurare la quantità di alcol (o meglio, di etanolo) presente nel sangue di una persona: l’alcol, infatti, entra in circolazione prima di essere espulso e per questa ragione può essere rilevato dall’etilometro sotto forma di gas, cioè tramite il respiro.

L’etilometro può essere chimico (il classico test del palloncino) oppure elettronico. In quest’ultimo caso, il macchinario non utilizza composti chimici ma dei sensori di gas.

Un metodo infallibile per misurare il tasso alcolemico è quello del prelievo del sangue. Come vedremo, però, questa procedura è azionabile nei casi di sinistri stradali, quando le persone coinvolte nell’incidente devono essere trasportate in ospedale per le necessarie cure mediche.

Omologazione etilometro: cos’è?

L’omologazione dell’etilometro consiste nell’approvazione iniziale dell’apparecchio che serve a rilevare la presenza di alcol nel sangue.

In quanto strumenti tecnici per l’accertamento delle violazioni alle norme di circolazione stradale (esattamente come gli autovelox e i tutor), gli etilometri di ogni tipo sono soggetti a un particolare controllo prima di essere forniti in dotazione alle forze dell’ordine.

Secondo la legge [1], è la direzione generale della Motorizzazione civile a provvedere all’omologazione degli etilometri.

Per sapere quando l’omologazione è invalida, si rinvia alla lettura dell’articolo Etilometro: come contestare omologazione e taratura.

Taratura etilometro: cos’è?

Mentre l’omologazione consiste nella verifica iniziale del funzionamento dell’apparecchiatura, la taratura dell’etilometro consiste nella sua revisione periodica. In pratica, la taratura consente di stabilire se un alcoltest rileva ancora correttamente il tasso alcolemico.

Per legge, gli etilometri devono essere sottoposti a verifiche di prova dal Centro superiore ricerche prove autoveicoli e dispositivi (CSRPAD) del ministero dei Trasporti. In caso di esito negativo delle verifiche e prove, l’etilometro è ritirato dall’uso.

Secondo il nostro ordinamento, la taratura dell’etilometro deve avvenire con cadenza annuale. Ciò significa che, almeno una volta all’anno, l’alcoltest deve essere sottoposto a revisione per verificarne il corretto funzionamento.

È appena il caso di precisare che, secondo la Corte Costituzionale [2], ogni tipo di etilometro va sottoposto a revisione.

Secondo i giudici della Consulta, qualsiasi strumento di misura, specie se elettronico, è soggetto a variazioni delle sue caratteristiche, quindi, a variazioni dei valori misurati, dovute a invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici, variazioni della tensione di alimentazione. Si tratta di una tendenza disfunzionale naturale direttamente proporzionata all’elemento temporale.

Revisione etilometro: quando è valido l’alcoltest?

Alla luce di quanto detto sinora, possiamo affermare che l’alcoltest è valido solamente se l’etilometro è stato inizialmente omologato e poi sottoposto a revisione annuale.

Secondo la Corte di Cassazione [3] il verbale di accertamento compiuto con l’etilometro deve riportare l’attestazione di avvenuta omologazione e della verifica periodica di «corretta calibratura» (che potrebbe non coincidere con la taratura di cui abbiamo parlato, ma anche in un test di autodiagnosi).

In ogni caso, dalla violazione di questo obbligo può discendere l’invalidità dell’accertamento stesso. La menzione di tali operazioni amministrative e tecniche nel verbale di accertamento serve proprio a garantire al cittadino la controllabilità del rispetto di queste prescrizioni di legge da parte della pubblica amministrazione.

Secondo un’altra sentenza della Suprema Corte (leggi il testo nel box in fondo all’articolo) [4], il risultato dell’etilometro è comunque valido anche se le verifiche non sono sempre avvenute con regolare cadenza annuale.

Nel caso di specie, l’imputato contestava il fatto che, dal libretto metrologico contenente tutte le revisioni cui era stato sottoposto l’apparecchio, risultava che l’etilometro, dalla data di omologazione, non fosse stato sottoposto con regolarità alla taratura annuale.

La Suprema Corte ha tuttavia ritenuto irrilevante questa obiezione. Dal libretto metrologico prodotto in giudizio, infatti, è emersa la prova che l’etilometro era stato sottoposto a verifica, con esito positivo, meno di un anno prima dell’accertamento del reato.

Dunque, poco importa che, nell’arco della sua “vita”, l’etilometro non sia stato sempre sottoposto con regolarità ai controlli di revisione; l’importante è che, al momento della contestazione, l’alcoltest risultasse funzionante, cosa che si evince dalla taratura effettuata meno di un anno prima.

Corretto funzionamento alcoltest: chi deve provarlo?

Con la sentenza in commento gli Ermellini ribadiscono peraltro un importante principio: è onere della pubblica accusa fornire la prova del regolare funzionamento dell’etilometro, della sua omologazione e della sua sottoposizione a revisione.

All’imputato spetta solamente la contestazione del corretto funzionamento dell’apparecchiatura; sarà poi l’accusa a dover fornire prova dell’avvenuta omologazione e revisione periodica.


L’alcoltest è valido solamente se l’etilometro è stato inizialmente omologato e poi sottoposto a revisione annuale

note

[1] Art. 379, D.P.R. n. 495 del 2002.

[2] Corte cost., sent. n. 113/2015.

[3] Cass., ord. n. 1921 del 24 gennaio 2019.

[4] Cass., sent. n. 24424 del 22 giugno 2021.

Autore immagine: canva.com/

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 8 – 22 giugno 2021, n. 24424

Presidente Fumu – Relatore Serrao

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

  1. La Corte di Appello di Cagliari – Sezione Distaccata di Sassari, con la sentenza in epigrafe, ha confermato la pronuncia di condanna emessa dal Tribunale di Sassari il 4/12/2018 nei confronti di E.L. per il reato di cui al D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 186, comma 2, lett. b), commi 2 bis e 2 sexies, commesso in (omissis) .
  2. E.L. propone ricorso per cassazione deducendo, con un primo motivo, inosservanza o erronea applicazione di legge in quanto il tasso alcolemico è stato misurato con un macchinario le cui revisioni erano avvenute con ritardo rispetto al regolamento dettato con D.M. 22 maggio 1990, n. 196, che prescrive che le verifiche debbano effettuarsi ogni anno.

Con un secondo motivo deduce inosservanza o erronea applicazione dell’art. 159 c.p., per avere la Corte erroneamente escluso il decorso del termine di prescrizione includendovi un periodo di sospensione sul presupposto che all’udienza del 10 luglio 2018 il difensore avesse chiesto un rinvio, sebbene il rinvio fosse stato determinato dal mancato deposito di un documento richiesto alla Polizia stradale; soggiunge che l’udienza del 10 luglio 2018 era deputata esclusivamente all’acquisizione di documenti mentre l’udienza successiva era stata fissata sia per l’acquisizione di documenti che per la discussione, senza dunque alcuna alterazione della cadenza procedurale conseguente al precedente rinvio.

  1. Il Procuratore Generale, nella requisitoria scritta, ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.
  2. Il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato.

4.1. L’assunto di partenza, secondo il quale è onere della pubblica accusa fornire la prova del regolare funzionamento dell’etilometro, della sua omologazione e della sua sottoposizione a revisione, è pienamente condivisibile e trova riscontro nella più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 4, n. 38618 del 06/06/2019, Bertossi, Rv. 27718901). Nel caso concreto, tuttavia, la censura è inconferente.

4.2. I giudici di merito hanno correttamente escluso la violazione della prescrizione del disciplinare tecnico che, in applicazione della previsione del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, art. 379, comma 8, (regolamento di esecuzione ed attuazione del codice della strada) indica i tempi e le modalità di verifica periodica degli etilometri. Si tratta, in particolare, del D.M. Trasporti 22 maggio 1990, n. 196, art. 3, secondo il quale “I singoli apparecchi prima della loro immissione in uso e periodicamente, devono essere sottoposti a verifiche e prove secondo norme e procedure stabilite dal Ministero dei trasporti – Direzione generale della motorizzazione civile e dei trasporti in concessione d’intesa con il Ministero della sanità”. La giurisprudenza più recente ha ritenuto che spettasse all’organo della pubblica accusa, nell’ambito della prova della corretta misurazione del tasso alcolemico mediante etilometro, dimostrare la regolarità delle verifiche alle quali gli etilometri devono essere sottoposti per poter essere adoperati. Ed in tal senso si sono orientati i giudici di merito nel caso concreto, avendo messo in evidenza che dal libretto metrologico prodotto in giudizio fosse emersa la prova che l’etilometro era stato sottoposto a verifica, con esito positivo, in data 12 novembre 2013, ossia meno di un anno prima dell’accertamento del reato. La deduzione che la difesa vorrebbe trarre dalla c.d. taratura obbligatoria annuale degli etilometri, ossia che il regolare funzionamento del misuratore possa essere sempre messo in discussione sul mero rilievo formale che dalla data della sua omologazione in poi le verifiche non siano avvenute con esatta cadenza annuale, risulta estranea ad ogni previsione normativa ed alle elementari regole logiche, posto che l’attestazione dell’avvenuta taratura dell’apparecchio è funzionale a dimostrare il suo regolare funzionamento alla data in cui è stato eseguito l’accertamento sul quale è fondata l’ipotesi accusatoria.

4.3. I giudici di merito hanno accertato, con motivazione ineccepibile, che tale prova è stata fornita; la Corte di Appello ha, infatti, precisato che dato dirimente a tal fine dovesse considerarsi la data della verifica eseguita dall’organo competente (Centro Superiore Ricerche e Prove Autoveicolo, c.d. CSRPAD) nell’ultima data precedente l’accertamento del reato, avvenuta il 12 novembre 2013 con esito positivo e, per tale motivo, idonea a dimostrare il corretto funzionamento dell’etilometro.

  1. Il secondo motivo è manifestamente infondato, posto che dalla lettura del verbale dell’udienza del 10 luglio 2018, consentita al Collegio in ragione del vizio dedotto, emerge la chiara indicazione che “la difesa chiede rinvio per i medesimi incombenti”, cosicché correttamente i giudici di merito hanno ritenuto che tale rinvio determinasse la sospensione del termine di prescrizione ai sensi dell’art. 161 c.p.p., comma 1, n. 3.

Il richiamo alla giurisprudenza della Corte di legittimità in tema di rinvio connesso ad esigenze istruttorie risulta, pertanto, inconferente.

  1. Alla declaratoria d’inammissibilità consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; ed inoltre, alla luce della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che “la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità”, il ricorrente va condannato al pagamento di una somma che si stima equo determinare in Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle Ammende.

Motivazione semplificata.


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