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Incompatibilità sul posto di lavoro

24 Giugno 2021
Incompatibilità sul posto di lavoro

Trasferimento per incompatibilità ambientale: cos’è, come funziona e quando può essere disposto.

Cos’è l’incompatibilità sul posto di lavoro? Banalmente è quando un lavoratore non va d’accordo con i colleghi, sicché tale situazione è in grado di generare uno stallo a livello operativo e produttivo. È quando, per via degli screzi e delle difficoltà relazionali tra dipendenti, l’attività rallenta o non funziona a dovere. Si pensi a un tale che, non avendo alcuna intenzione di rivolgere la parola al proprio collega di stanza, chiede a un altro di fare da tramite e di comunicare a quest’ultimo determinate questioni lavorative. O al caso di chi è costretto a rivolgersi puntualmente al superiore per censurare i comportamenti di un collega iracondo, critico e scostumato tanto da impedire ogni relazione. O, all’opposto, all’ipotesi di un dipendente molto ligio e preciso che viene deriso dai compagni di stanza tanto da non poter operare serenamente.

Ebbene, quando la situazione degenera così tanto da determinare un danno economico per l’imprenditore, quest’ultimo può prendere dei provvedimenti. Ed è qui che, spesso, si storcono gli occhi. Perché? 

Perché l’incompatibilità sul posto di lavoro non obbliga il datore a effettuare delle indagini per capire chi, nell’eventuale lite o difficoltà relazionale, ha torto o ragione. Egli può limitarsi a prendere atto di tale situazione e, nell’ottica di tutelare la propria azienda, dispone il trasferimento del “lavoratore incompatibile”, a prescindere dalle responsabilità e dell’attribuzione di una colpa proprio in capo a quest’ultimo. È ciò che si definisce trasferimento per incompatibilità ambientale. 

Di tanto parleremo meglio qui di seguito in modo da comprendere quali sono le facoltà e i limiti che il datore di lavoro incontra in tale potere organizzativo. 

Quando c’è una situazione di incompatibilità sul posto di lavoro?

L’incompatibilità sul posto di lavoro prescinde da eventuali illeciti disciplinari, ma scatta quando tra il lavoratore e gli altri dipendenti insorgano contrasti idonei ad arrecare pregiudizio al normale svolgimento dell’attività produttiva. 

Poiché non c’è bisogno di accertare la violazione di una regola comportamentale, il datore di lavoro che voglia procedere ad allontanare il lavoratore scomodo – sia questi dalla parte della ragione o del torto – non è tenuto ad adottare le misure previste dallo Statuto dei lavoratori per tutti gli illeciti disciplinari. Egli cioè non deve effettuare alcun accertamento sui fatti, bastando semplicemente l’accertamento del danno all’azienda derivante dalla comprovata incompatibilità.

Cos’è il trasferimento per incompatibilità ambientale?

Quando c’è un’incompatibilità sul posto di lavoro, il datore di lavoro può disporre il trasferimento per incompatibilità ambientale del lavoratore. Quale lavoratore? Quello “scomodo”. In questo senso, quindi, non importa se questi non abbia commesso alcun illecito disciplinare. Né questi ha il diritto a doversi giustificare e a richiedere un termine per difendersi. Difatti, il trasferimento per incompatibilità ambientale non è una misura sanzionatoria ma solo un provvedimento adottato dal datore di lavoro nell’ambito del proprio potere di autoregolamentazione ed organizzazione dell’attività imprenditoriale. 

Tale provvedimento è ritenuto legittimo dalla giurisprudenza quando i contrasti tra i lavoratori abbiano una rilevanza tale da creare delle disfunzioni dell’unità produttiva, queste disfunzioni integrano una valida ragione tecnica, organizzativa o produttiva.

La giurisprudenza sull’incompatibilità sul posto di lavoro

Anche la Cassazione [1] ammette la legittimità del trasferimento se la condotta del lavoratore (rilevante sotto il profilo disciplinare) determina disfunzioni sotto il profilo tecnico, organizzativo e produttivo. Il trasferimento è legittimo, ad esempio, quando sussiste un’incompatibilità tra il dipendente ed i suoi colleghi, tale da determinare conseguenze (quali tensione nei rapporti personali o contrasti nell’ambiente di lavoro) che costituiscono esse stesse causa di disorganizzazione e disfunzione nell’unità produttiva. In tal caso, infatti, si realizza un’obiettiva esigenza aziendale di modifica del luogo di lavoro. 

Il trasferimento può essere comunicato anche oralmente, salvo diversa previsione del contratto collettivo.

Il datore di lavoro non è tenuto a comunicare le comprovate ragioni tecniche e produttive che giustificano il trasferimento del lavoratore. Tuttavia, quando quest’ultimo lo richiede, il datore di lavoro deve provare l’esistenza e la fondatezza di tali ragioni.

Approfondimenti

Leggi le ultime sentenze della Cassazione sull’incompatibilità ambientale.


note

[1] Cass. 24 ottobre 2019 n. 27345; Cass. 6 luglio 2011 n. 14875; Cass. 26 marzo 1998 n. 3207.


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