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Trasferimento per incompatibilità ambientale: Cassazione

24 Giugno 2021
Trasferimento per incompatibilità ambientale: Cassazione

Trasferimento del dipendente per incompatibilità del lavoratore sul posto di lavoro.

Trasferimento per incompatibilità ambientale nel comparto scuola

Nel caso in esame, il lavoratore si era limitato a censurare l’affermazione della Corte territoriale che ha ritenuta nuova, e come tale inammissibile, la deduzione della violazione delle norme della contrattazione collettiva Comparto scuola, in tema di trasferimenti, senza tuttavia precisare in che modo l’omessa considerazione della normativa collettiva avrebbe inciso sulla decisione della Corte territoriale e sulla ratio che la sostiene, costituita dall’accertata sussistenza delle esigenze tecniche, organizzative e produttive – la cui valutazione è rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione – idonee a giustificare il trasferimento per incompatibilità ambientale.

Cassazione civile sez. VI, 25/01/2021, n.1551

Trasferimento per incompatibilità ambientale e trasferimento d’ufficio in tema di responsabilità disciplinare dei magistrati

In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, è esclusa la configurabilità di un “bis in idem” – sia di diritto convenzionale, sia di diritto unionale sia di diritto interno – nell’ipotesi in cui al magistrato già sottoposto al procedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale ai sensi dell’art.2 del r.d. n. 511 del 1946, siano applicate, per i medesimi fatti, la sanzione accessoria o la misura cautelare del trasferimento d’ufficio, rispettivamente previste nel comma 1 e nel comma 2 dell’art.13 del d.lgs. n. 109 del 2006, in relazione a procedimenti relativi ad illeciti disciplinari; ciò in ragione dell’ontologica diversità dei presupposti e delle finalità dei due istituti, atteso che il primo, a differenza del secondo, si fonda sull’accertamento di situazioni oggettivamente lesive dell’indipendenza e dell’imparzialità dell’esercizio delle funzioni giudiziarie, a prescindere da ogni indagine o valutazione relative a profili soggettivi di responsabilità e non ha, pertanto, funzione sanzionatoria, esulando da esso ogni sindacato di colpevolezza o “riprovevolezza” del comportamento dell’interessato.

Cassazione civile sez. un., 04/11/2020, n.24631

Trasferimento d’ufficio e sospensione dello stipendio per il magistrato che denigra i colleghi

L’applicazione della misura amministrativa del trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale con privazione delle funzioni monocratiche, a norma del r.d.lg. 31 maggio 1946, n. 511, art. 2 modificato dal d.lg. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 26 non osta alla successiva applicazione della misura della sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio, a condizione che il giudice disciplinare dia conto della perdurante attualità delle esigenze cautelari giustificative della predetta misura o, in alternativa, della idoneità della misura cautelare minore del trasferimento d’ufficio, ai sensi del d.lg. n. 109 del 2006, art. 13 o art. 22, comma 1, tenendo conto del comportamento tenuto dal magistrato nell’esercizio delle funzioni nella nuova sede ove è stato trasferito in via amministrativa e comunque successivamente all’adozione della misura di cui al r.d.lg. n. 511 cit., art. 2.

Cassazione civile sez. un., 18/11/2019, n.29833

Controllo del giudice su esistenza delle ragioni tecniche, organizzative e produttive per il trasferimento del lavoratore per incompatibilità aziendale

 Il trasferimento del dipendente dovuto ad incompatibilità aziendale, trovando la sua ragione nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell’unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive, di cui all’art. 2103 c.c., piuttosto che, sia pure atipicamente, a ragioni punitive e disciplinari, con la conseguenza che la legittimità del provvedimento datoriale di trasferimento prescinde dalla colpa (in senso lato) dei lavoratori trasferiti, come dall’osservanza di qualsiasi altra garanzia sostanziale o procedimentale che sia stabilita per le sanzioni disciplinari. In tali casi, il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato, deve essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento datoriale e le finalità tipiche dell’impresa e, trovando un preciso limite nel principio di libertà dell’iniziativa economica privata (garantita dall’art. 41 Cost.), il controllo stesso non può essere esteso al merito della scelta imprenditoriale, né questa deve presentare necessariamente i caratteri della inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una tra le scelte ragionevoli che il datore di lavoro possa adottare sul piano tecnico, organizzativo o produttivo.

(Nella specie, è stato ritenuto legittimo il trasferimento del lavoratore disposto per risolvere la conflittualità con altra dipendente, sfociata in denunce penali reciproche, sebbene non strettamente inerenti all’ambito lavorativo, in quanto suscettibile di determinare disservizi all’interno della piccola unità produttiva ove prestavano servizio).

Cassazione civile sez. lav., 26/10/2018, n.27226

Lavoratori dipendenti della Polizia di Stato: è necessario il nulla osta del sindacato di appartenenza anche per i trasferimenti per incompatibilità ambientale

Nell’ambito del rapporto di lavoro dei dipendenti della Polizia di Stato, l’art. 88, comma 5, della l. n. 121 del 1981, richiamato dall’art. 34, comma 5, del d.P.R. n. 254 del 1999, e dall’art. 36, comma 5, del d.P.R. n. 164 del 2002, nel prevedere il necessario nulla osta dell’organizzazione sindacale di appartenenza per il trasferimento in altro comune dei componenti delle segreterie nazionali, regionali o provinciali, si riferisce anche ai trasferimenti per incompatibilità ambientale, in quanto la “ratio” della norma va individuata nella necessaria prevalenza, sulle esigenze organizzative della P.A., dell’esercizio dell’attività sindacale, che potrebbe essere pregiudicato a causa dell’allontanamento del dirigente da un determinato contesto lavorativo.

Cassazione civile sez. lav., 05/06/2017, n.13938

Agenti di Polizia, anche il trasferimento per incompatibilità ambientale necessita del nullaosta del sindacato

L’art. 88 comma 5 della legge n. 121/1981, richiamato dall’art. 34, comma 5, del d.P.R. n. 254/1999 e l’art. 36, comma 5, del d.P.R. n. 164/2002, nel prevedere il necessario nullaosta dell’organizzazione sindacale di appartenenza per il trasferimento in altro comune degli appartenenti alla Polizia di Stato che siano componenti delle segreterie nazionali, regionali o provinciali, si riferisce anche al trasferimento per incompatibilità ambientale, in quanto la ratio della norma va individuata nella necessaria prevalenza, sulle esigenze organizzative della P.A., dell’esercizio dell’attività sindacale, che potrebbe essere pregiudicato a causa dell’allontanamento del dirigente da un determinato contesto lavorativo.

Cassazione civile sez. lav., 05/06/2017, n.13938

Incompatibilità ambientale del lavoratore e limiti al trasferimento in caso di assistenza di persona handicappata

Alla luce di una interpretazione della legge n. 104 del 1992, art. 33, comma 5, orientata alla complessiva considerazione dei principi e dei valori costituzionali coinvolti, il diritto del genitore o del familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, di non essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico -produttive dell’azienda, ovvero della pubblica amministrazione, non è invece attuabile ove sia accertata, in base ad una verifica rigorosa anche in sede giurisdizionale, la incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 11/05/2017, n.11568

Il trasferimento degli insegnanti per incompatibilità ambientale ha natura cautelare e non disciplinare

Il trasferimento degli insegnanti per incompatibilità ambientale, che è regolato dagli art. 468 e 469 d.lg. n. 297 del 1994, ove la contrattazione collettiva non abbia diversamente disposto, e, per quanto non previsto, dai principi generali fissati dall’art. 2103 c.c., ha natura cautelare e non disciplinare, sicché non è applicabile la procedura di cui agli artt. 503 e 504 dello stesso decreto per i trasferimenti disciplinari e, in assenza di specifiche previsioni, il termine per l’adozione del relativo provvedimento è quello ragionevole oltre il quale verrebbero meno le esigenze di sua urgenza, mentre il diritto di difesa è soddisfatto dalla possibilità per l’interessato di far pervenire le proprie osservazioni al dirigente prima dell’emanazione dell’atto.

Cassazione civile sez. lav., 04/05/2017, n.10833

Trasferimento del dipendente per incompatibilità ambientale: natura e presupposti di legittimità

Il trasferimento del dipendente dovuto ad incompatibilità ambientale non ha natura disciplinare, trovando la sua ragione nelle esigenze tecniche, organizzative e produttive di cui all’art. 2103 c.c., ed è subordinato ad una valutazione discrezionale dei fatti che fanno ritenere nociva, per il prestigio ed il buon andamento dell’ufficio, l’ulteriore permanenza dell’impiegato in una determinata sede. (Nella specie la S.C., confermando la sentenza impugnata, ha ritenuto legittimo il trasferimento, dal servizio di polizia giudiziaria a quello di controllo del traffico e della mobilità, di un lavoratore a carico del quale era stata avviata un’indagine penale avente ad oggetto l’utilizzo indebito della password di accesso al computer dell’ufficio per visitare siti pornografici). 

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2017, n.2143

Tensioni e contrasti sul luogo di lavoro e trasferimento del dipendente scomodo

Il diritto del lavoratore portatore di handicap a non essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso, previsto dall’art. 33, comma 6, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico-produttive dell’azienda, non è, invece, attuabile ove sia accertata l’incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro. (Nella specie, la permanenza del dipendente – addetto alla reception di uno stabile dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario di Pavia – nella sede di lavoro non poteva ulteriormente protrarsi in ragione delle tensioni personali e dei contrasti insorti con gli altri colleghi, tali da provocare rilevanti ripercussioni sul regolare svolgimento dell’attività lavorativa e da giustificare, quindi, il provvedimento di trasferimento).

Cassazione civile sez. lav., 05/11/2013, n.24775

In tema di trasferimento del personale docente per incompatibilità ambientale, l’art. 21, comma 2, del d.P.R. n. 399 del 1988, nel prevedere che il dipendente proposto per il trasferimento “ha diritto di prendere visione di tutti gli atti sui quali si basa il procedimento e controdedurre e avanzare richieste di accertamenti suppletivi”, non impone l’obbligo per l’amministrazione di informare il lavoratore destinatario della facoltà di chiedere accertamenti suppletivi, né tale obbligo è desumibile da alcun principio di carattere generale. Ne consegue che, al fine di rendere concreto il diritto del dipendente di prendere visione degli atti e di controdedurre, è necessario e sufficiente che la p.a. avvisi il medesimo del deposito degli atti e gli assegni un termine per l’esame e per le eventuali controdeduzioni.

Cassazione civile sez. lav., 19/07/2011, n.15775



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