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Diritto di critica: Cassazione

24 Giugno 2021
Diritto di critica: Cassazione

In tema di diffamazione, non può trovare applicazione la scriminante del diritto di critica quando la condotta trasmodi in aggressioni gratuite, non pertinenti ai temi in discussione ed integranti l’utilizzo di termini intesi a screditare l’avversario mediante l’evocazione di una sua presunta indegnità od inadeguatezza personale.

Le espressioni oggettivamente offensive della reputazione altrui possono trovare giustificazione nella sussistenza del diritto di critica, il cui esercizio consente l’utilizzo di espressioni forti e anche suggestive al fine di rendere efficace il discorso e richiamare l’attenzione di chi ascolta, potendo esprimere opinioni di parte e non dovendo essere necessariamente obiettive.

Ecco dunque le ultime sentenze della Cassazione in tema di diritto di critica.

Indice

Giornalismo d’inchiesta: è necessario valutare la veridicità della notizia che non può essere mediata dalla ricezione passiva di informazioni esterne

Al cosiddetto “giornalismo d’inchiesta”, quale species più rilevante della attività di informazione, connotata (come riconosciuto anche dalla Corte di Strasburgo) dalla ricerca ed acquisizione autonoma, diretta ed attiva, della notizia da parte del professionista, va riconosciuta ampia tutela ordinamentale, tale da comportare, in relazione ai limiti regolatori dell’esercizio del diritto di cronaca e di critica già individuati dalla giurisprudenza di legittimità, una meno rigorosa, e comunque diversa, applicazione della condizione di attendibilità della fonte della notizia; venendo meno, in tal caso, l’esigenza di valutare la veridicità della provenienza della notizia, che non è mediata dalla ricezione “passiva” di informazioni esterne, ma ricercata, appunto, direttamente dal giornalista, il quale, nell’attingerla, deve ispirarsi ai criteri etici e deontologici della sua attività professionale, quali, tra l’altro, menzionati nella l. n. 69 del 1963 e nella Carta dei doveri del giornalista. (In applicazione del suddetto principio la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto diffamatorio il contenuto di un libro dedicato a far luce, anche attraverso brani di conversazioni telefoniche, su vicende remote e recenti della storia della Repubblica, valorizzandone il carattere “allusivo” in applicazione del solo parametro valutativo della veridicità della notizia, ma omettendo di tenere conto dell’osservanza, da parte del giornalista, dei doveri deontologici di lealtà e buona fede, nonché del canone della maggiore accuratezza possibile nella ricerca delle fonti e nella valutazione della loro attendibilità).

Cassazione civile sez. III, 16/02/2021, n.4036

Non commette diffamazione chi invia una segnalazione anche se con espressioni offensive per ottenere un intervento per rimediare ad un illecito disciplinare

Non integra il delitto di diffamazione la condotta di chi invii una segnalazione, ancorché contenente espressioni offensive, alle competenti autorità, volta a ottenere un intervento per rimediare ad un illecito disciplinare considerato che, in tal caso, ricorre la generale causa di giustificazione di cui all’articolo 51 del Cp, “ sub specie ” di esercizio del diritto di critica, anche in forma putativa, laddove l’agente abbia esercitato il diritto di critica e assolto l’onere di deduzione di fatti nella convinzione, anche erronea, del rilievo dei medesimi ai fini richiesti. In tal senso, dunque, il diritto di critica «esclude la punibilità di coloriture ed iperboli, toni aspri o polemici, linguaggio figurato o gergale, purché tali modalità espressive siano proporzionate e funzionali all’opinione o alla prospettazione di una violazione, in considerazione degli interessi e dei valori che si ritengono compromessi». Nel caso di specie è stata esclusa la diffamazione per l’esposto del legale al consiglio dell’ordine contente l’accusa per il collega di non fare gli interessi della cliente ma di un medico con il quale condivide laute parcelle. L’affermazione è, infatti, finalizzata a una verifica ai fini di una sanzione deontologica.

Cassazione penale sez. V, 11/02/2021, n.9803

Integra diffamazione pubblicare un post su Facebook in cui si accusa un collega di effettuare manipolazioni psicologiche  

Deve essere confermata la responsabilità a titolo di diffamazione per la docente che su Facebook descrive come “spregevole” un collega d’istituto e lo accusa di “manipolazioni psicologiche” sugli studenti, stante il carattere diffamatorio dello scritto pubblicato on line che non trova giustificazione del diritto di critica (nella specie, la Corte ha sottolineato che, in riferimento all’accusa di effettuare manipolazioni psicologiche nei confronti degli studenti, le parole usate risultavano del tutto esorbitanti rispetto alla ritenuta finalità di disapprovazione dei metodi di insegnamento adottati dal collega).

Cassazione penale sez. V, 25/01/2021, n.13979

Diffamazione su social network: nel valutare il requisito della continenza si deve considerare anche l’eccentricità delle modalità di esercizio della critica

In tema di diffamazione, nel caso di condotta realizzata attraverso “social network”, nella valutazione del requisito della continenza, ai fini del legittimo esercizio del diritto di critica, si deve tener conto non solo del tenore del linguaggio utilizzato, ma anche dell’eccentricità delle modalità di esercizio della critica, restando fermo il limite del rispetto dei valori fondamentali, che devono ritenersi sempre superati quando la persona offesa, oltre che al ludibrio della sua immagine, sia esposta al pubblico disprezzo. (Fattispecie relativa alla pubblicazione di commenti “ad hominem” umilianti e ingiustificatamente aggressivi su una bacheca “facebook”, pubblica “piazza virtuale” aperta al libero confronto tra gli utenti registrati).

Cassazione penale sez. V, 18/01/2021, n.8898

Sulla configurabilità del diritto di critica in casi di diffamazione a mezzo social network

Ai fini del riconoscimento dell’esimente prevista dall’art. 51 c.p., qualora le frasi diffamatorie siano formulate a mezzo social network, il giudice, nell’apprezzare il requisito della continenza, deve tener conto non solo del tenore del linguaggio utilizzato ma anche dell’eccentricità delle modalità di esercizio della critica, restando fermo il limite del rispetto dei valori fondamentali, che devono ritenersi sempre superati quando la persona offesa, oltre che al ludibrio della sua immagine, sia esposta al pubblico disprezzo.

Cassazione penale sez. V, 18/01/2021, n.8898

Diffamazione a mezzo stampa: non ricorre l’esimente dell’esercizio del diritto di critica politica per espressioni generiche e non collegabili a specifici episodi

In tema di diffamazione a mezzo stampa, non ricorre l’esimente dell’esercizio del diritto di critica politica, che pure tollera l’uso di parole forti e toni aspri, ove tali espressioni siano generiche e non collegabili a specifici episodi, risolvendosi in una gratuita manifestazione di sentimenti ostili che prescinde dalla verità dei fatti storici su cui si fonda l’elaborazione critica.

Cassazione penale sez. V, 16/12/2020, n.9566

Diffamazione in genere

In tema di diffamazione, il riconoscimento dell’esimente del diritto di critica, oltre al presupposto necessario della verità del fatto storico attribuito al diffamato, ove tale fatto sia posto a fondamento della elaborazione critica, postula una forma espositiva corretta, strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione, e che non trasmodi nella gratuita e immotivata aggressione dell’altrui reputazione, sebbene essa non vieti l’utilizzo di termini che, pur se oggettivamente offensivi, hanno anche il significato di mero giudizio critico negativo, di cui si deve tenere conto alla luce del complessivo contesto in cui il termine viene utilizzato.

Il limite che non può essere superato è, peraltro, costituito dal fatto che il “dissenso” non può trascendere le idee che intende sostenere, esorbitare dalla ricostruzione dei fatti e giungere a fondare manifestazioni espressive che diventino meri argomenti di aggressione personale o che si risolvano in false accuse, perché in tal modo si finirebbe con il trascendere in attacchi a qualità o modi di essere della persona lesivi della reputazione altrui (tale limite, nella specie, è stato ritenuto superato, perché l’imputato, nell’ambito di un contrasto avuto con il dipendente di una compagnia di assicurazione, che non intendeva accedere alle proprie pretese risarcitorie, in alcune e-mail indirizzate all’ufficio sinistri aveva finito con l’attribuire al persona diffamata l’epiteto “persona falsa” e con il riferirle la condotta negativa di “inventarsi gli avvenimenti”: tale espressioni avevano travalicato il piano della critica consentita perché, con l’accusare un impiegato di una compagnia di assicurazione di falsità e invenzioni, avevano finito con l’attingere la personalità della vittima, in particolar modo nel suo contesto professionale).

Cassazione penale sez. V, 09/12/2020, n.7995

La verità quale requisito imprescindibile sia del diritto di cronaca, che di critica

Sebbene l’esercizio del diritto di critica si espleti con l’espressione di un giudizio che come tale non può che essere soggettivo rispetto ai fatti stessi, è comunque necessario che anche il fatto oggetto di critica debba corrispondere a verità. Inoltre, anche la facoltà, rientrante nel diritto alla libera manifestazione del pensiero, di rappresentare in una luce negativa un personaggio, un’istituzione o un’associazione organizzata postula la correttezza formale e sostanziale delle espressioni adoperate, ossia una forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione, tale da escludere un deliberato intento denigratorio, la presentazione misurata della notizia, il non superamento dello scopo informativo e la non alterazione del significato dei fatti al fine di corroborare surrettiziamente le opinioni espresse.

In materia di diritto di critica, consistente nel giudizio necessariamente soggettivo rispetto ai fatti riportati, la verità degli stessi, seppur non deve essere intesa in senso rigorosamente oggettivo come accade nel diritto di cronaca, costituisce comunque un requisito essenziale perché l’articolo lesivo della reputazione del soggetto interessato non assuma carattere antigiuridico e dunque non si ponga in conflitto con i principi dell’ordinamento giuridico. In altre parole, la critica è lecita e non configura un’ipotesi di diffamazione soltanto qualora il commento o l’opinione espressa dall’autore rispettino un nucleo di verità, dovendosi tradurre in un giudizio soggettivo avente ad oggetto un fatto obiettivamente vero nei suoi elementi essenziali.

Tribunale Roma sez. I, 30/11/2020, n.17027

Non integra mobbing la pubblicazione di post meramente canzonatori su pagina Facebook

In tema di atti persecutori, non integra la condotta di cui all’art. 612-bis c.p. la pubblicazione di “post” meramente canzonatori ed irridenti su una pagina “Facebook”, liberamente accessibile a chiunque, mancando il requisito dell’invasività inevitabile connessa all’invio di messaggi “privati” (sms, “WhatsApp”) o alle telefonate. (In motivazione la Corte ha precisato che la pubblicazione di siffatti “post” è legittima ove rientri nei limiti della legittima libertà di manifestazione del pensiero e del diritto di critica).

In tema di atti persecutori, non integra la condotta di cui all’art. 612-bis c.p. la pubblicazione di “post” meramente canzonatori ed irridenti su una pagina “Facebook”, liberamente accessibile a chiunque, mancando il requisito dell’invasività inevitabile connessa all’invio di messaggi “privati” (sms, “whatsApp”) o alle telefonate. (In motivazione la Corte ha precisato che la pubblicazione di siffatti “post” è legittima ove rientri nei limiti della legittima libertà di manifestazione del pensiero e del diritto di critica).

Cassazione penale sez. V, 03/11/2020, n.34512

Differenze tra il diritto di critica e di cronaca

Il diritto di critica si differenzia da quello di cronaca essenzialmente in quanto il primo non si concretizza, come l’altro, nella narrazione di fatti, bensì nell’espressione di un giudizio o, più genericamente, di un’opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica, per sua natura, non può che essere fondata su un’interpretazione, necessariamente soggettiva, di fatti e di comportamenti. Ciò comporta che in tema di diritto di critica il requisito della verità è da intendere limitato alla oggettiva esistenza del fatto assunto a base delle opinioni e delle valutazioni espresse. Da ciò consegue che, laddove alla narrazione di determinati fatti si unisca un’esposizione di carattere valutativo, rappresentativa di opinioni dell’autore, i parametri suddetti richiedono una valutazione diversa e più elastica, nonché più attenta al bilanciamento dell’interesse individuale alla reputazione con quello alla libera manifestazione del pensiero.

Tribunale Locri sez. I, 02/11/2020, n.716

Diffamazione  in genere

In tema di diffamazione, allorché si tratti di un esposto funzionale all’attivazione dei poteri di accertamento o disciplinari dell’organismo destinatario della doglianza che si assuma diffamatoria, per la verifica circa la sussistenza di una condotta punibile è necessario valutare la possibile sussistenza della causa di giustificazione di cui all’articolo 51 del Cp, ricorrendo l’esimente – sotto il profilo dell’esercizio, anche putativo, del diritto di critica – quando i fatti esposti siano veri o quanto meno l’accusatore sia fermamente e incolpevolmente, ancorché erroneamente, convinto della loro veridicità.

Nella ricorrenza dei presupposti dell’esimente, sarebbe allora da escludere la punibilità anche rispetto a una forma espositiva che non risulti ingiustificatamente sovrabbondante rispetto al concetto da esprimere e, quindi, anche in presenza di coloriture e iperboli, toni aspri o polemici, linguaggio figurato o gergale, purché tali modalità espressive siano proporzionate e funzionali all’opinione o alla prospettazione di una violazione, in considerazione degli interessi e dei valori che si ritengono compromessi.

Cassazione penale sez. V, 23/10/2020, n.34831

Diffamazione e semantica dell’offesa (a proposito del “clochard”)

Integra la condotta di diffamazione qualificare, in una lettera commerciale, un dipendente della società destinataria con dell’espressione “clochard”, riferita al vestiario usato ed alle sembianze, non potendo ritenersi configurabile l’esimente del diritto di critica, che postula una forma espositiva corretta, strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione e che non trasmodi nella gratuita ed immotivata aggressione dell’altrui reputazione, in quanto il termine utilizzato si riferisce ad una categoria, seppur non identificabile in astratto con l’attribuzione di un giudizio dispregiativo, molto spesso oggetto di gratuito e anacronistico disprezzo sociale, scaturente da una cultura caratterizzata da aporofobia, ovvero da odio, repulsione e, in molti casi, violenta ostilità nei confronti di soggetti che vivono in stato di indigenza.

Cassazione penale sez. V, 14/10/2020, n.33115

Non rientrano nell’ambito del legittimo esercizio di critica gli apprezzamenti rivolti alla persona del magistrato

Ai fini della configurabilità del delitto di oltraggio ad un magistrato in udienza, rientrano nell’ambito del legittimo esercizio del diritto di critica le espressioni o gli apprezzamenti che investono la legittimità o l’opportunità del provvedimento in sé considerato, non invece quelli rivolti alla persona del magistrato.

(Nella specie la Corte ha ritenuto integrato il reato nella condotta dell’avvocato che, in aula, aveva apostrofato il giudice di pace con espressioni denigratorie delle sue qualità personali e della funzione dallo stesso esercitata).

Cassazione penale sez. V, 14/09/2020, n.31267

Per l’applicazione del diritto di critica politica al reato di diffamazione è necessaria un nucleo di verità nell’elaborazione critica

In tema di diffamazione a mezzo stampa, ai fini della configurabilità dell’esimente dell’esercizio del diritto di critica politica, che trova fondamento nell’interesse all’informazione dell’opinione pubblica e nel controllo democratico nei confronti degli esponenti politici o pubblici amministratori, è necessario che l’elaborazione critica non sia avulsa da un nucleo di verità e non trascenda in attacchi personali finalizzati ad aggredire la sfera morale altrui.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta l’esclusione dell’esimente, sia pure nell’ampia visione convenzionale del diritto alla libertà di espressione in contesti di critica politica, nel caso di un articolo di stampa che attribuiva ad un sindaco, senza alcun appiglio oggettivo e mediante travisamento o manipolazione dei fatti storici, il sospetto di mafiosità, per la gestione familiaristica e clientelare dell’amministrazione comunale).

Cassazione penale sez. V, 14/09/2020, n.31263

Limiti del diritto di critica sindacale: causa di risarcimento per diffamazione

La differenza tra diritto di critica e diritto di cronaca consiste nel fatto che il primo non si limita ad una narrazione dei fatti, bensì in una ricostruzione degli stessi sottoponendoli ad un giudizio personale. Ne consegue che nella scriminante del c.d. diritto di critica non si verifica scrupolosamente la veridicità storica dei fatti raccontati, ma è necessario che gli stessi nei loro elementi essenziali siano veri o ritenuti tali per errore assolutamente scusabile e che nell’esposizione del giudizio sugli stessi non si superi il rispetto degli altrui diritti alla reputazione, all’onorabilità della persona e al decoro.

(La Suprema Corte ha confermato il risarcimento del danno per diffamazione a carico di alcuni membri della RSU che hanno affisso sulla bacheca sindacale una comunicazione nella quale si sosteneva che un ex dipendente della ditta era stato licenziato perché “si è intascato in modo indebito soldi non versati nella cassa”).

Cassazione civile sez. III, 26/08/2020, n.17802

In materia di diffamazione, l’esimente dell’esercizio del diritto di critica non costituisce espressione di un diritto potestativo

In materia di diffamazione, l’esimente dell’esercizio del diritto di critica non costituisce espressione di un diritto potestativo, da esercitare nel momento in cui viene proposta l’eccezione, ma integra un diritto sostanziale già esercitato. Ne consegue che la relativa deduzione non ha natura di eccezione in senso stretto e che il giudice civile, ove debba accertare la sussistenza del carattere diffamatorio di un fatto, è tenuto a rilevare tutte le circostanze che siano state allegate e provate, atteso che l’eventuale esistenza di una esimente esclude il carattere diffamatorio del fatto.

Cassazione civile sez. III, 26/06/2020, n.12902

Danno per diffamazione a mezzo stampa: la valutazione del superamento dei limiti del diritto di critica e di informazione è incensurabile in sede di legittimità

In tema di risarcimento del danno a causa di diffamazione a mezzo stampa, la valutazione del superamento dei limiti del diritto di critica e di informazione (costituiti dall’interesse pubblico, dalla rispondenza a verità dei fatti esposti e dalla continenza formale), con conseguente attribuzione di rilevanza diffamatoria ad espressioni usate negli articoli di stampa, si risolve in giudizio di fatto, incensurabile in sede di legittimità se non per vizio motivazionale nei ristretti limiti di cui all’articolo 360, n. 5, del Cpc nella sua nuova formulazione.

Cassazione civile sez. III, 26/05/2020, n.9710

Diritto oblio

Il diritto all’oblio consiste nel non rimanere esposti senza limiti di tempo ad una rappresentazione non più attuale della propria persona con pregiudizio alla reputazione ed alla riservatezza, a causa della ripubblicazione, a distanza di un importante intervallo temporale, di una notizia relativa a fatti del passato, ma la tutela del menzionato diritto va posta in bilanciamento con l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto, espressione del diritto di manifestazione del pensiero e quindi di cronaca e di conservazione della notizia per finalità storico-sociale e documentaristica, sicchè nel caso di notizia pubblicata sul “web”, il medesimo può trovare soddisfazione anche nella sola “deindicizzazione” dell’articolo dai motori di ricerca.

(Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che, nel disporre senz’altro la cancellazione della notizia relativa ad una vicenda giudiziaria mantenuta “on line”, non aveva operato il necessario bilanciamento tra il diritto all’oblio e quelli di cronaca giudiziaria e di documentazione ed archiviazione).

Cassazione civile sez. I, 19/05/2020, n.9147

Ai fini del risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo stampa è necessaria una valutazione complessiva della marginalità di eventuali inesattezze

In tema di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo stampa, posto che la presenza di inesattezze e/o imprecisioni all’interno di un articolo non inficia automaticamente la verità del fatto narrato, impedendo l’operatività delle esimenti del diritto di cronaca e critica, è necessaria una valutazione complessiva della marginalità di tali inesattezze rispetto alla verità del fatto narrato; tale valutazione non costituisce accertamento in fatto, ma giudizio di valore, e dunque di rilevanza giuridica, sindacabile in Cassazione.

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7757

L’esimente del diritto di critica non vieta l’uso di termini che anche se offensivi hanno il significato di mero giudizio critico negativo

In tema di diffamazione, l’esimente del diritto di critica postula una forma espositiva corretta, strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione e che non trasmodi nella gratuita ed immotivata aggressione dell’altrui reputazione, ma non vieta l’utilizzo di termini che, sebbene oggettivamente offensivi, hanno anche il significato di mero giudizio critico negativo di cui si deve tenere conto alla luce del complessivo contesto in cui il termine viene utilizzato.

(Fattispecie in cui la Corte non ha ritenuto esorbitante dai limiti della critica legittima l’accusa di “assoluta incapacità ad organizzare il reparto” rivolta al direttore di un Pronto Soccorso da un consigliere del comitato consultivo di un’Azienda Ospedaliera che, nell’esercizio delle proprie funzioni di controllo dell’attività e dell’organizzazione aziendale, evidenziava reali disservizi organizzativi e sollecitava i dovuti controlli).

Cassazione penale sez. V, 19/02/2020, n.17243

La critica è legittima se resta ancorata ad un dato fattuale

Se il diritto di cronaca garantisce la libertà di informazione nella sua duplice veste di diritto ad informare e ad essere informati, il diritto di critica, anch’esso emanazione dell’art. 21 Cost., è riferito ad un diverso profilo della libertà di pensiero, strettamente funzionale alla dialettica democratica; la cronaca rappresenta una realtà fenomenica, ed è per definizione descrittiva ed obiettiva, mentre la critica propone una valutazione; la cronaca descrive l’accadimento, la critica lo legge e lo valuta. E la critica, oltre che in forma di pacata espressione di una valutazione personale dell’autore, può esprimersi, legittimamente, anche in forma di aperto dissenso (si pensi a titolo esemplificativo alla critica cinematografica letteraria o artistica). Proprio in quanto evidente espressione di un punto di vista proprio dell’autore, si ritiene che essa consenta, a partire pur sempre da un accadimento reale, una rappresentazione non strettamente obiettiva.

Non si pone dunque un tema di diritto di critica un problema di veridicità delle proposizioni assertive dell’autore, quanto se mai del fatto a partire dal quale la critica si esprime. In altre parole, se nel caso della cronaca il diritto sorge sul presupposto di una correlazione tra fatto e notizia, anche nel caso della critica deve sussistere una correlazione tra l’opinione proposta e un fatto materiale od un comportamento umano. Non nel senso che la critica ne deve rappresentare necessariamente una lettura corretta, ma nel senso che deve comunque costituire un tentativo di lettura di tale dato di realtà. In caso contrario, laddove cioè la critica che sia priva del requisito della pertinenza, può scadere addirittura nell’offesa deliberata e gratuita, o quantomeno divenire pretestuosa, e come tale non giustificabile.

Tribunale Roma, 10/02/2020, n.2875



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