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Dissuasori di parcheggio: ci vuole il permesso?

25 Giugno 2021 | Autore:
Dissuasori di parcheggio: ci vuole il permesso?

Chi autorizza paletti, cavalletti o panettoni di cemento che impediscono la sosta selvaggia? Quando può essere annullata l’autorizzazione del Comune?

Il semplice paletto, il cavalletto di ferro, il «panettone» di cemento, la catena. Non manca il lavoro ai designer dei dissuasori di parcheggio, quei dispositivi stradali che impediscono di lasciare l’auto in una determinata area. Vengono installati spesso su richiesta dei condomini, di aziende o di negozi, per agevolare il passo carrabile in entrata e in uscita dagli edifici o per tenere dei posti riservati alla clientela. Ma per mettere in strada dei dissuasori di parcheggio ci vuole il permesso? E, eventualmente, a chi bisogna chiederlo?

Spesso, si pensa che basti qualche carta rilasciata dall’ufficio pubblico competente. Ma ci sono delle situazioni in cui occorre andare oltre. Una recente sentenza del Tar della Liguria ha stabilito che non è possibile posare i dissuasori senza che siano stati avvisati i vicini che abitano sopra il punto in cui devono essere posizionati. In sostanza: per dare il via libera ai dissuasori di parcheggio, ci vuole il permesso delle autorità ma anche il coinvolgimento di chi poi se li troverà sotto casa. Vediamo in quali termini.

Dissuasori di parcheggio: cosa sono?

I dissuasori di parcheggio, detti comunemente «fittoni», sono tecnicamente dei dispositivi stradali «atti ad impedire la sosta di veicoli in aree o zone determinate» [1]. Il Codice della strada stabilisce che «possono essere utilizzati per costituire un impedimento materiale alla sosta abusiva».

Tuttavia, i dissuasori possono essere installati anche per altri scopi, come a delimitare l’ingresso di una zona pedonale o di un parcheggio riservato, ecc. Si pensi ai cavalletti che si mettono per impedire l’accesso ad un posto auto all’aperto o al panettone di cemento che non lascia entrare i veicoli nelle isole pedonali.

I «fittoni» o dissuasori possono essere ritenuti tali solo se esercitano «un’azione di reale impedimento al transito, sia come altezza sul piano viabile sia come spaziamento tra un elemento e l’altro, se trattasi di componenti singoli disposti lungo un perimetro».

Dissuasori di parcheggio: quali permessi ci vogliono?

La posa dei dissuasori di parcheggio deve essere autorizzata con una doppia procedura. La prima prevede l’approvazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Direzione generale per la Sicurezza stradale.

La seconda procedura richiesta è l’ordinanza con cui l’ente proprietario della strada autorizza l’installazione dei dissuasori. Nella stragrande maggioranza dei casi, si parla del Comune.

L’amministrazione locale, sempre secondo il Codice della strada, può determinare «obblighi, divieti e limitazioni di carattere temporaneo o permanente per ciascuna strada o tratto di essa, o per determinate categorie di utenti, in relazione alle esigenze della circolazione o alle caratteristiche strutturali della strada» [2]. Parole che richiamano l’esigenza di tutelare sia il contesto da un punto di vista estetico sia la sicurezza e la scorrevolezza del traffico e del passaggio dei pedoni.

Giova aggiungere che il Comune può dire di no ad un dissuasore autorizzato dal ministero ma non viceversa, cioè non può dare il via libera all’installazione di un «fittone» che non ha l’approvazione ministeriale [3].

Dissuasori di parcheggio davanti al condominio

Nel caso in cui il dissuasore dovesse servire ad impedire il parcheggio davanti a un condominio, sarebbe necessaria la concessione per l’occupazione di suolo pubblico. Cosa che il Comune valuterebbe caso per caso. La decisione di installare i dissuasori spetta all’assemblea e le spese devono essere ripartite tra tutti i condomini in base ai millesimi di proprietà.

Sull’installazione dei dissuasori di parcheggio nei pressi dei condomini si è pronunciato più volte il Tar. Qualche tempo fa [4], il Tribunale amministrativo della Lombardia ha stabilito che il Comune non può negare la posa di questi dispositivi quando «l’unico fine è quello di garantire il rispetto dell’esclusività d’uso da parte dei singoli proprietari dell’area comune e non incide sulla concreta occupazione dell’area privata con le autovetture, le quali, in assenza di un provvedimento inibitorio o dell’apposizione di un vincolo alla proprietà privata, ivi possono liberamente sostare».

Il Comune, prosegue la sentenza del Tar lombardo, deve in tal caso adottare i dovuti provvedimenti per garantire la sicurezza con l’apposita segnaletica e le necessarie cautele.

Più recente, e in senso opposto, la sentenza con cui il Tar della Liguria [5] ha annullato l’autorizzazione all’installazione dei dissuasori di parcheggio nei pressi di un passo carrabile di un condominio. Il motivo? Secondo i giudici amministrativi, non possono essere montati in quel contesto quando chi abita sopra i dispositivi non è stato avvisato del fatto che sta per iniziare il procedimento per l’autorizzazione.

Per il Tar, oltre all’obbligo della planimetria della zona e al rispetto dell’urbanistica, dell’ambiente urbano e delle tradizioni locali, è necessario che i vicini siano coinvolti nel procedimento come parte interessata in quanto «facilmente individuabili» come potenziali danneggiati.


note

[1] Art. 180 D.P.R. n. 495/1992 (Regolamento di esecuzione e di attuazione del Codice della strada).

[2] Art. 7, comma1, lett. a) ed art. 6, comma 4, lett. b), Codice della strada.

[3] Consiglio di Stato, Sez. I, sent. n.  462/2017 (n. affare 2374/2016, ad. 08.02.2017).

[4] Tar Lombardia, sent. n. 190 del 21.01.2021.

[5] Tar Liguria sent. n. 127/2021.


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