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Chi può consultare l’anagrafe condominiale?

25 Giugno 2021
Chi può consultare l’anagrafe condominiale?

Chi può accedere all’anagrafe condominiale e quali sono i limiti della privacy dei condomini? 

Per tutelare la privacy dei condomini l’amministratore può negare l’accesso al registro contenente i dati dei condomini? Una recente sentenza del tribunale di Palermo [1] spiega chi può consultare l’anagrafe condominiale.

Il problema è tutt’altro che nuovo e nasce dall’equivoco che spesso si genera in condominio in merito al concetto di privacy. 

A torto, si ritiene che ciascun condomino possa tutelare a 360 gradi la riservatezza delle proprie informazioni dagli altri condomini quando invece non è sempre così. Tutti i dati personali che possono avere un’inerenza agli interessi comuni – come ad esempio il pagamento delle quote condominiali, la presenza di opere all’interno dell’appartamento che possano essere abusive o pregiudicare la stabilità dell’edificio – sono, e devono essere, di pubblico dominio. Chi decide di vivere in condominio abdica, per il bene comune, a una fetta della propria privacy.

Detto ciò, vediamo chi può accedere all’anagrafe condominiale.

Cos’è l’anagrafe condominiale?

Partiamo dallo stabilire cos’è l’anagrafe condominiale. Si tratta di un registro la cui tenuta e conservazione è curata dall’amministratore di condominio. Il registro deve riportare le generalità dei singoli proprietari degli appartamenti ma non solo; deve indicare anche i nomi dei titolari di diritti reali (ad esempio, usufruttuari) e di diritti personali di godimento (ad esempio, conduttori e comodatari), comprensivi del codice fiscale e della residenza o domicilio, i dati catastali di ciascuna unità immobiliare. 

I partecipanti al condominio devono comunicare, in forma scritta, ogni variazione dei dati all’amministratore entro sessanta giorni.

L’amministratore, in caso di inerzia, mancanza o incompletezza delle comunicazioni, ha il dovere di chiedere agli inadempienti con lettera raccomandata le informazioni necessarie. Decorsi trenta giorni, in caso di omessa o incompleta risposta, l’amministratore deve acquisire diversamente le informazioni necessarie, addebitandone il costo ai responsabili.

Chi può consultare l’anagrafe condominiale?

Per comprendere chi può accedere all’anagrafe condominiale dobbiamo fare una premessa molto importante. Il condominio, come ente a sé – distinto e separato dai singoli condomini – non esiste. Il condominio non è come una società che ha una propria personalità giuridica e che, in quanto tale, costituisce un soggetto distinto dai soci. Il condominio è solo un ente di gestione degli interessi comuni. 

Da ciò deriva un’importante conclusione in merito all’individuazione del soggetto titolare del trattamento di tutti i dati gestiti e raccolti dall’amministratore di condominio: non esistendo il condominio come soggetto a sé, il «titolare dei dati», è ciascun condomino e, in quanto titolare, ne può prendere visione come e quando vuole. 

Ne deriva quindi una forte compressione della privacy proprio perché i condomini condividono qualcosa di molto più penetrante che il semplice androne o l’ascensore: si tratta degli interessi economici alla gestione del palazzo, delle parti comuni dell’edificio e della tutela delle stesse da eventuali abusi da parte di terzi.

Risultato: ogni condomino ha diritto di accesso alla documentazione condominiale che non è costituita solo dai bilanci, dal rendiconto, dalle pezze giustificative delle fatture e dei pagamenti effettuati ma anche dallo stato dei pagamenti dei singoli condomini (per sapere chi è moroso e chi invece è in regola) e, non in ultimo, dall’anagrafe condominiale.

L’amministratore quindi non può negare l’accesso all’anagrafe condominiale qualora richiestogli dai singoli condomini sostenendo che il registro contiene dati personali di residenza dei condòmini, dati catastali degli immobili, numero di telefono e altri recapiti comunicati dai condomini al capo condomino.

Ai sensi dell’articolo 1129, comma 2, Codice civile, rientra tra gli obblighi dell’amministratore del condominio quello di curare la tenuta dei registri dell’anagrafe condominiale, nonché, quello, previsto dall’articolo 1130 del Codice civile di consentire a tutti i condòmini di prenderne gratuitamente visione e di estrarne copia, previo rimborso del relativo costo. Tali registri hanno infatti lo scopo di rendere agevole la rintracciabilità dei soggetti titolari di diritti reali o di diritti personali di godimento degli immobili facenti parte del condominio.

L’articolo 1129 Codice civile per assicurare una più efficace attuazione di tale obbligo, specifica che l’amministratore condominiale, all’atto della nomina e ad ogni suo rinnovo, deve comunicare ai condòmini luogo, giorno ed ora in cui, previo appuntamento, può esercitare il diritto di accesso e di estrazione di copia del registro di anagrafe condominiale. La mancata osservanza di tale obbligo costituisce una violazione dell’articolo 1129 Codice civile. Pertanto – così conclude la sentenza in commento – è illegittimo il rifiuto opposto dall’amministratore alla domanda di copia del registro dell’anagrafe condominiale formulata dal condòmino, opponendo motivi di difesa della privacy e di mancata comunicazione delle ragioni sottese alla domanda di visione e copia del suddetto registro [2].


note

[1] Trib. Palermo, sent. n. 2514/2021 del 14.06.2021.

[2] Trib. Chieti sent. n. 8/2018.


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