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Youtuber senza Partita Iva

25 Giugno 2021
Youtuber senza Partita Iva

Quando è necessario dichiarare i redditi provenienti da Internet e quando è necessario aprire la partita Iva per chi fa video su YouTube. 

Si può fare lo youtuber senza partita Iva? Diciamoci la verità: anche se il luogo comune dipinge l’Agenzia delle Entrate come un ente capace di aggredire solo i pesci piccoli, lasciando invece che i grandi sguazzino liberamente nei mari dell’evasione fiscale, le cose non stanno esattamente così. L’esempio concreto è proprio quello dei creator, ossia i creatori di contenuti per il web. In molti casi, infatti, fin quando si realizzano guadagni di scarso importo, gli adempimenti fiscali sono ridotti e si limitano alla semplice indicazione dei proventi all’interno della dichiarazione dei redditi (adempimento questo ineliminabile ed obbligatorio a prescindere dal volume d’affari). Quando invece le cifre diventano più consistenti è richiesta una regolarizzazione “a 360 gradi”, con apertura della partita Iva.

Cosa significa tutto ciò? Che si può fare gli youtuber senza partita Iva anche se bisogna stare molto attenti e rispettare alcune condizioni. Qui di seguito forniremo alcune indicazioni pratiche su come comportarsi.

Come si guadagna su Internet

Tutti ormai sanno che Internet si regge sulla pubblicità: l’informazione gratuita viene concessa in cambio della visualizzazione dei banner pubblicitari posti all’interno della pagina web (sia essa una pagina di testo o un video). Tali spazi vengono acquistati dagli inserzionisti (ditte private) che versano il relativo compenso alle concessionarie pubblicitarie venditrici di tali spazi e che si pongono come intermediarie rispetto ai creator. 

Queste concessionarie possono essere a loro volta altre società private (ad esempio, Italia Online o Clickio, per citare le più importanti) oppure lo stesso Google (in particolare, Google Ads). 

Una volta che la concessionaria ha riscosso i proventi dalle vendite degli spazi pubblicitari, ne riconosce una percentuale al creator che gestisce il sito o il canale video.

Chiaramente, più sono gli spazi venduti, più il creator guadagna. 

I proventi del creator dipendono da numerose variabili come:

  • il numero di contenuti realizzati;
  • il numero di visitatori che visualizza i banner e/o che vi clicca di sopra;
  • il periodo dell’anno (in alcuni mesi, i banner vengono venduti a prezzi superiori, come ad esempio nel periodo natalizio);
  • l’importanza dello spazio web e del traffico da questo realizzato complessivamente nell’arco dell’anno.

Creator: è necessario dichiarare i guadagni?

Chiunque guadagni anche un solo euro è tenuto a riportarlo nella propria dichiarazione dei redditi. Questo però non significa necessariamente che vi debba pagare anche le tasse. La tassazione infatti scatta solo al superamento di determinate soglie previste dalla legge in base al tipo di attività. Tralasciando questi aspetti tecnici, possiamo comunque dire che chi riceve da Google Ads o da qualsiasi altra concessionaria pubblicitaria dei ricavi per la propria attività di creator deve riportare tali somme nella dichiarazione dei redditi quantomeno alla voce “Redditi Diversi”. Questi saranno eventualmente tassati con l’aliquota Irpef applicabile al contribuente in base al volume complessivo dei redditi da questi prodotti nell’arco dell’anno.

Creator: è necessario aprire una partita Iva?

La legge stabilisce che l’obbligo dell’apertura di una partita Iva scatta tutte le volte in cui l’attività economica è abituale ossia costante. Non sarebbe tale ad esempio il soggetto che, di tanto in tanto, si diletta a fare oggetti a mano e a venderli occasionalmente. Invece, chi ogni giorno si reca al mercatino dell’usato a effettuare scambi è tenuto ad aprire una partita Iva proprio per l’abitualità della sua iniziativa economica.

E il creator? Chi fa video su YouTube o chi ha un blog e crea un articolo di tanto in tanto deve avere una partita Iva? La risposta è, formalmente, sì. Bisognerebbe non solo aprire una partita Iva ma versare anche i contributi all’Inps. E questo perché si tratta di un’attività commerciale. Qui, non conta tanto il numero di contenuti prodotti, ma il fatto che questi siano sempre online, 24 ore su 24, producendo potenzialmente dei redditi attraverso le visualizzazioni che potrebbero derivarne. 

L’attività commerciale è quindi abituale proprio perché il contenuto è sempre online, a prescindere dal fatto che il contenuto venga visualizzato da una o un milione di persone. L’elemento dell’abitualità in questo caso non è costituito tanto dal fatto di realizzare ogni giorno un video o un articolo ma dalla circostanza che lo stesso sia quotidianamente visibile a tutti e, quindi, potenzialmente produttivo di un reddito.

Youtuber senza partita Iva: quando?

Quel che abbiamo detto si adatta perfettamente al creator che ha un sito Internet e che guadagna attraverso le inserzioni pubblicitarie o l’e-commerce.

Le cose non cambiano neanche con YouTube: anche chi ha un canale e realizza utili dai video pubblicitari dovrebbe aprire una partita Iva. È chiaro però che, come anticipato in apertura, laddove si tratti di redditi modesti è inverosimile che l’Agenzia delle Entrate possa contestare l’esercizio di un’attività abituale, accontentandosi del fatto che tali proventi siano semplicemente dichiarati e quindi (eventualmente) tassati.

C’è anche chi sostiene che, nel caso di YouTube, l’obbligo di apertura di una partita Iva scatti solo in presenza di grossi ricavi e di video pubblicati con una certa sistematicità. E ciò perché, a differenza del sito Internet, lo spazio ove il creator carica i propri contenuti non è di proprietà di quest’ultimo ma di Google. La piattaforma YouTube è infatti uno spazio di proprietà di un terzo soggetto ed è quest’ultimo che fa la raccolta pubblicitaria e rende visibile online, tutto il giorno, i contenuti, non il creator (come invece succede nel caso del blogger). Ciò escluderebbe quindi che si tratti di un’attività commerciale continuativa quando i video sono semplicemente occasionali. 

Resta in ogni caso sempre valido un principio di ragionevolezza: posto che l’Agenzia delle Entrate è in grado di verificare, annualmente, gli accrediti sul conto corrente ricevuti dallo youtuber, sarà bene, non appena questi raggiungano qualche migliaia di euro, aprire la partita Iva e adeguarsi con gli adempimenti fiscali. 



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