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Diritto all’oblio: Cassazione

25 Giugno 2021
Diritto all’oblio: Cassazione

Diritto alla riservatezza, trattamento dei dati personali, deindicizzazione delle notizie di cronaca non più attuali: i limiti del giornalismo online. 

Indice

Sì alla cancellazione dell’ipoteca tramite annotazione: non c’è diritto all’oblio

La cancellazione dell’ipoteca tramite annotazione è un sistema legittimo e idoneo a garantire la sicurezza dei traffici giuridici e della pubblicità immobiliare. In tale ipotesi, non può essere, pertanto, riconosciuto all’interessato il diritto all’oblio, poiché il trattamento dei dati personali è necessario per l’adempimento di un obbligo di legge. Ad affermarlo è la Cassazione che ha bocciato la tesi del ricorrente secondo cui l’Agenzia del territorio, nell’effettuare la cancellazione dell’ipoteca, avrebbe leso la sua privacy e conseguentemente il suo diritto all’accesso al credito, dato che le modalità di cancellazione consentivano di apprendere della precedente iscrizione ipotecaria e dunque permettevano ai terzi di constatare che egli si era in passato reso moroso nel pagamento di talune rate di mutuo.

Per la Suprema corte a fronte del rilievo, «evidentemente fondamentale per i fini della sicurezza dei traffici giuridici, della pubblicità immobiliare, il sacrificio di un ipotetico diritto all’oblio del soggetto nei cui confronti è disposta la cancellazione dell’iscrizione di ipoteca giudiziale sarebbe irrisorio, e non certo tale da richiedere, nel quadro della consueta operazione di bilanciamento tra il diritto all’oblio ed altri diritti di pari rango, un più radicale intervento di cancellazione».

Cassazione civile sez. I, 18/05/2021, n.13524

Cos’è il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio consiste nel non rimanere esposti senza limiti di tempo ad una rappresentazione non più attuale della propria persona con pregiudizio alla reputazione ed alla riservatezza, a causa della ripubblicazione, a distanza di un importante intervallo temporale, di una notizia relativa a fatti del passato, ma la tutela del menzionato diritto va posta in bilanciamento con l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto, espressione del diritto di manifestazione del pensiero e quindi di cronaca e di conservazione della notizia per finalità storico-sociale e documentaristica, sicché nel caso di notizia pubblicata sul “web”, il medesimo può trovare soddisfazione anche nella sola “deindicizzazione” dell’articolo dai motori di ricerca.

(Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che, nel disporre senz’altro la cancellazione della notizia relativa ad una vicenda giudiziaria mantenuta “on line”, non aveva operato il necessario bilanciamento tra il diritto all’oblio e quelli di cronaca giudiziaria e di documentazione ed archiviazione).

Cassazione civile sez. I, 19/05/2020, n.9147

Il diritto all’oblio è il diritto a non rimanere esposti, senza limiti di tempo, ad una rappresentazione non più attuale della propria persona, con pregiudizio alla reputazione ed alla riservatezza, per la ripubblicazione – a distanza di un importante intervallo temporale destinato ad integrare il diritto ed al cui decorso si accompagni una diversa identità della persona – o il mantenimento senza limiti temporali di una notizia relativa a fatti commessi in passato, che nella sua versione dinamica consiste nel potere, attribuito al titolare del diritto, al controllo del trattamento dei dati personali ad opera di terzi responsabili.

Cassazione civile sez. I, 19/05/2020, n.9147

Diritto all’oblio su internet 

In materia di diritto all’oblio, laddove il suo titolare lamenti la presenza sul web di un’informazione che lo riguardi, risalente al passato e che egli voglia tenere per sé a tutela della sua identità e riservatezza, la garanzia del menzionato diritto va posta in bilanciamento con l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto e può trovare soddisfazione – fermo il carattere lecito della prima pubblicazione – nell’operazione di deindicizzazione dell’articolo sui motori di ricerca generali, o in quelli predisposti dall’editore.

Cassazione civile sez. I, 19/05/2020, n.9147

In materia di diritto all’oblio là dove il suo titolare lamenti la presenza sul web di una informazione che lo riguardi – appartenente al passato e che egli voglia tenere per sè a tutela della sua identità e riservatezza – e la sua riemersione senza limiti di tempo all’esito della consultazione di un motore di ricerca avviata tramite la digitazione sulla relativa query del proprio nome e cognome, la tutela del menzionato diritto va posta in bilanciamento con l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto, espressione del diritto di manifestazione del pensiero e quindi di cronaca e di conservazione della notizia per finalità storico -sociale e documentaristica, e può trovare soddisfazione, fermo il carattere lecito della prima pubblicazione, nella deindicizzazione dell’articolo sui motori di ricerca generali, o in quelli predisposti dall’editore.

Cassazione civile sez. I, 19/05/2020, n.9147

La presenza nell’archivio storico on line di un quotidiano, di articoli di cronaca giudiziaria pubblicati anni prima nell’edizione cartacea dello stesso giornale, riguardanti fatti penalmente rilevanti riferiti all’attività imprenditoriale di un primario centro di imputazione di interessi economici rilevanti per la collettività, facente capo ad una persona nelle more deceduta, è giustificata dalla permanenza dell’interesse della collettività, ed in particolare del mondo economico, di “fare memoria” di tali vicende, se l’editore ha provveduto alla “deindicizzazione” ed allo spontaneo aggiornamento degli articoli in questione, trattandosi di una soluzione idonea a bilanciare i contrapposti interessi in gioco, che pur consentendo la conservazione del dato personale pubblicato, lo rende però accessibile non più tramite gli usuali motori di ricerca presenti nella Rete, bensì, esclusivamente dall’archivio storico dello stesso quotidiano, in tale modo, garantendo altresì la totale sovrapponibilità, altrimenti irrimediabilmente compromessa, fra l’archivio cartaceo e quello informatico del medesimo giornale, funzionale al diritto della collettività ad essere informata correttamente sulle relative vicende.

Cassazione civile sez. I, 27/03/2020, n.7559

E’ lecita la permanenza di un articolo di stampa nell’archivio informatico di un quotidiano, relativo a fatti risalenti nel tempo oggetto di cronaca giudiziaria, che abbiano ancora un interesse pubblico di tipo storico o socio-economico, purché l’articolo sia deindicizzato dai siti generalisti e reperibile solo attraverso l’archivio storico del quotidiano, in tal modo contemperandosi in modo bilanciato il diritto ex art. 21 Cost. della collettività ad essere informata e a conservare memoria del fatto storico, con quello del titolare dei dati personali archiviati a non subire una indebita compressione della propria immagine sociale.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva respinto la domanda degli eredi di un imprenditore deceduto, tesa ad ottenere la cancellazione dall’archivio “on line” di un quotidiano, dell’articolo che si riferiva ad inchieste giudiziarie in ordine a fatti penalmente rilevanti commessi dal defunto).

Cassazione civile sez. I, 27/03/2020, n.7559

Pubblicazione su giornale on line di una notizia relativa alla conclusione di un procedimento penale 

Va cassata la sentenza di merito che, in parziale accoglimento di un ricorso avverso la pubblicazione, su una testata giornalistica on line, della notizia (riportata col titolo: “Truffa Asl di Teramo per fornitura di protesi, patteggia otto mesi”) relativa al patteggiamento con cui si era chiuso un procedimento penale per frode in pubbliche forniture a carico dell’amministratore di società attiva nella distribuzione di dispositivi medicali, constatata la persistenza in rete dell’articolo per effetto dell’intervenuta indicizzazione (che comportava illegittimo trattamento di dati personali e violazione del diritto all’oblio del ricorrente), aveva disposto la cancellazione della notizia, senza: a) accertare se l’intervallo di tempo (un anno e otto mesi) intercorso tra il patteggiamento e il ricorso integrasse il fattore tempo presupposto dal diritto all’oblio; b) verificare (in caso di esito positivo dell’accertamento sub a) se, rispetto alla pubblicazione della notizia giornalistica in questione e al mantenimento della sua visibilità nell’archivio della testata giornalistica e in rete a seguito di consultazione effettuata con motori di ricerca, il diritto all’oblio del ricorrente prevalesse, o non, sui perduranti diritti di cronaca giudiziaria e archiviazione documentale; c) valutare se l’applicazione della misura della deindicizzazione della notizia dai motori generalisti fosse rimedio sufficiente.

Cassazione civile sez. I, 19/05/2020, n.9147

Diritto all’oblio per persona defunta 

Il diritto all’oblio di vicende giudiziarie relative a persona deceduta non può essere fatto valere dal congiunto in proprio, ma solo nella veste di erede.

Cassazione civile sez. I, 27/03/2020, n.7559

Diritto all’oblio ed esercizio di cronaca giudiziaria

Rispetto a un archivio storico digitale on line di un quotidiano ove siano riportati, in quanto derivanti dall’attività giornalistica di cronaca giudiziaria legittimamente esercitata, dati personali relativi all’attività economica dell’azionista di riferimento di un importante gruppo industriale, posta la necessità di trovare un punto di equilibrio tra opposti interessi (della collettività a ricostruire vicende economiche di perdurante rilevanza storico-sociale e dell’interessato al controllo del dato che lo riguarda), il diritto all’oblio, da ricollegare alla tutela dell’identità personale, non si può considerare leso (sì che non deve darsi ingresso a intervento di cancellazione) qualora l’editore abbia provveduto: a) a escludere l’accessibilità all’articolo contenente i dati in questione con i motori generali di ricerca, così rendendo i contenuti disponibili solo tramite attivazione del motore di ricerca interno all’archivio ed estromettendo azioni di ricerca mosse da ragioni casuali quando non futili; b) a inserire nell’archivio, in calce all’articolo contenente i dati in questione, un aggiornamento sugli ulteriori sviluppi dei procedimenti giudiziari trattati, così preservandone il valore documentaristico conservativo e la totale sovrapponibilità all’archivio cartaceo.

Cassazione civile sez. I, 27/03/2020, n.7559

Google deve deindicizzare i dati sensibili degli interessati da tutte le sue ‘versioni europee’

I gestori dei motori di ricerca sono obbligati ex artt. 8 direttiva 95/46/Ce, 9 e 10 Regolamento 2016/679/Ue (GDPR) ad accogliere le richieste di deindicizzazione dei dati sensibili (giudiziari, opinioni politiche, religiose, vita sessuale etc.) su richiesta dell’interessato, previo equo bilanciamento con i diritti e libertà degli internauti e salvo le eccezioni previste dalla Direttiva di cui sopra e dal GDPR. Tale onere attua il diritto all’oblio ed è limitato alle sole versioni dei motori riferibili agli Stati dell’UE, non a tutte quelle, a livello mondiale, del dominio dei gestori.

Corte giustizia UE grande sezione, 24/09/2019, n.136

Se il fatto oggetto di cronaca rientra nel concetto di storiografia vige la regola dell’anonimato

Il bilanciamento tra diritto di cronaca e diritto alla riservatezza deve essere effettuato valutando se il fatto oggetto di una ri-pubblicazione trovi il suo fondamento nel ravvivato interesse all’informazione pubblica derivante da novum che attualizzi la notizia del passato, ovvero dalla notorietà dei soggetti coinvolti. Solo in questi casi, si può parlare di “cronaca” tutelata costituzionalmente, diversamente il fatto rientra nel concetto di “storiografia” con conseguente regola dell’anonimato.

Cassazione civile sez. un., 22/07/2019, n.19681

Rapporti tra il diritto alla riservatezza e il diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende passate

In tema di rapporti tra diritto alla riservatezza (nella sua particolare connotazione del c.d. diritto all’oblio) e diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende concernenti eventi del passato, il giudice di merito – ferma restando la libertà della scelta editoriale in ordine a tale rievocazione, che è espressione della libertà di stampa e di informazione protetta e garantita dall’art. 21 Cost. – ha il compito di valutare l’interesse pubblico, concreto ed attuale alla menzione degli elementi identificativi delle persone che di quei fatti e di quelle vicende furono protagonisti. Tale menzione deve ritenersi lecita solo nell’ipotesi in cui si riferisca a personaggi che destino nel momento presente l’interesse della collettività, sia per ragioni di notorietà che per il ruolo pubblico rivestito. In caso contrario, prevale il diritto degli interessati alla riservatezza rispetto ad avvenimenti del passato che li feriscano nella dignità e nell’onore e dei quali si sia ormai spenta la memoria collettiva. (Fattispecie relativa ad un omicidio commesso ventisette anni prima, il cui responsabile aveva scontato la relativa pena detentiva e si era reinserito positivamente nel contesto sociale).

Cassazione civile sez. un., 22/07/2019, n.19681

Rapporti tra diritto all’oblio e diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende concernenti eventi del passato

In tema di rapporti tra diritto all’oblio e diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende concernenti eventi del passato, la menzione degli elementi identificativi delle persone che di quei fatti e di quelle vicende furono protagoniste è lecita solo nell’ipotesi in cui si riferisca a personaggi che destino nel momento presente l’interesse della collettività, sia per ragioni di notorietà che per il ruolo pubblico rivestiti, mentre in caso contrario prevale il diritto degli interessati alla riservatezza rispetto ad avvenimenti del passato che li feriscano nella dignità e nell’onore e dei quali si sia ormai spenta la memoria collettiva.

Cassazione civile sez. un., 22/07/2019, n.19681

Non viola il diritto alla privacy di un noto ex politico la diffusione di immagini dell’abitazione per dimostrarne il ritorno sulla scena pubblica

Non costituisce una violazione del diritto alla privacy di un ex politico, noto alla collettività, la diffusione di immagini dell’abitazione per dimostrare il ritorno sulla scena pubblica dell’interessato perché si tratta di informazioni di interesse generale. I giudici nazionali agiscono in modo conforme alla Convenzione nel valutare l’eventuale compromissione della vita privata se applicano i parametri individuati da Strasburgo come il contributo dell’immagine o dell’articolo a un dibattito d’interesse generale, la notorietà della persona e il comportamento precedente dell’individuo che si ritiene leso nel diritto alla vita privata.

Corte europea diritti dell’uomo sez. V, 25/06/2019, n.14047

Interesse pubblico alla menzione degli elementi identificativi dei protagonisti di vicende passate e diritto all’oblio

Nei rapporti tra il diritto alla riservatezza, nella specie diritto all’oblio, e il diritto alla rievocazione storica di fatti e vicende passate, il giudice, fermo restando la libertà di scelte editoriali in ordine alla rievocazione dell’accaduto, deve valutare se sussiste l’interesse pubblico, concreto e attuale, alla menzione degli elementi identificativi delle persone protagoniste dei fatti medesimi.

Essendo distinte la cronaca giornalistica dall’attività storiografica, tale menzione sarà lecita in caso di personaggi che destano nel presente interesse nella collettività, per ragioni dì notorietà o ruolo pubblico investito; in caso contrario, prevarrà il diritto alla riservatezza, se la rievocazione ferisce la dignità e l’onore dei soggetti protagonisti delle vicende rievocate. (Caso inerente alla rievocazione di un omicidio avvenuto ventisette anni prima, il cui responsabile aveva scontato la pena detentiva, reinserendosi positivamente nel contesto sociale).

Cassazione penale sez. un., 04/06/2019, n.19681

Il diritto all’informazione prevale su quello all’oblio se si tratti di notizie relative a procedimenti penali

Tra il diritto all’oblio e il diritto all’informazione prevale quest’ultimo laddove si tratti di notizie relative a procedimenti penali, anche se è passato molto tempo rispetto alla commissione del reato. Ad affermarlo è la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha, nella fattispecie, respinto il ricorso di due cittadini tedeschi condannati all’ergastolo per un omicidio e scarcerati con una misura di messa alla prova.

Per i giudici di Strasburgo gli archivi online di giornali e radio sono un bene da proteggere perché garantiscono il diritto della collettività a ricevere notizie di interesse generale, che non è attenuato dal passare del tempo.

Corte europea diritti dell’uomo sez. V, 28/06/2018, n.60798

La libertà di stampa prevale sul diritto all’oblio del singolo per la diffusione di informazioni su procedimenti penali, anche a distanza di anni

Gli archivi online degli archivi di stampa sono un bene da proteggere perché garantiscono il diritto della collettività a ricevere notizie di interesse generale, che non è attenuato dal passare del tempo. La libertà di stampa prevale sul diritto all’oblio del singolo con riguardo alla diffusione di informazioni su procedimenti penali di interesse per la collettività, anche a distanza di anni.

Nel raggiungere il giusto bilanciamento tra i diritti in gioco i giudici nazionali devono considerare se la notizia contribuisce a un dibattito di interesse generale, la notorietà della persona, l’oggetto del reportage, il comportamento precedente dell’interessato, il contenuto, la forma e le ripercussioni della pubblicazione e, all’occorrenza, anche le modalità con le quali sono state acquisite eventuali fotografie. Spetta al giornalista scegliere le modalità di divulgazione della notizia nel rispetto delle regole deontologiche.

Corte europea diritti dell’uomo sez. V, 28/06/2018, n.60798

Bilanciamento diritto di cronaca e diritto all’oblio 

Il diritto all’oblio può subire una compressione a favore del diritto di cronaca solo se la diffusione dell’immagine o della notizia contribuisce a un dibattito di interesse pubblico, vi è un interesse effettivo e attuale alla sua diffusione, il soggetto rappresentato ha un elevato grado di notorietà nella vita pubblica del Paese, la notizia è veritiera, diffusa con modalità non eccedenti lo scopo informativo e scevra da considerazioni personali ed è stata data preventiva informazione circa la sua pubblicazione o trasmissione per consentire all’interessato il diritto di replica prima della divulgazione.

In tema di riservatezza, dal quadro normativo e giurisprudenziale nazionale ed europeo (artt. 8 e 10, comma 2, CEDU e 7 e 8 della c.d. “Carta di Nizza”), si ricava che il diritto all’oblio può subire una compressione, a favore dell’ugualmente fondamentale diritto di cronaca, solo in presenza dei seguenti presupposti: 1) contributo arrecato dalla diffusione dell’immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico; 2) interesse effettivo ed attuale alla diffusione dell’immagine o della notizia; 3) elevato grado di notorietà del soggetto rappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica del Paese; 4) modalità impiegate per ottenere e dare l’informazione, che deve essere veritiera, diffusa in modo non eccedente lo scopo informativo, nell’interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali; 5) la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell’immagine a distanza di tempo, in modo da consentire il diritto di replica prima della sua divulgazione al pubblico.

Cassazione civile sez. I, 20/03/2018, n.6919

Quali sono i presupposti necessari affinché si possa determinare una compressione del diritto all’oblio?

Alla luce del quadro normativo nazionale ed europeo, nonché di quello giurisprudenziale sostanzialmente conforme, emerge che il diritto fondamentale all’oblio può subire una compressione, a favore del diritto di cronaca, solo in presenza di determinati presupposti, in assenza dei quali la pubblicazione di un’informazione relativa a fatti riconducibili ad una determinata persona ed avvenuti a notevole distanza di tempo, integra una violazione del diritto suesposto. Tali presupposti sussistono dal momento in cui la diffusione di una determinata notizia od immagine relative a fatti avvenuti a notevole distanza di tempo contribuisce ad un dibattito di interesse pubblico, è di interesse effettivo ed attuale, è relativa ad una persona di elevato grado di notorietà per la posizione rivestita nella vita pubblica, specialmente quella politica ed economica, deriva da fonti affidabili e veritiere, non eccede lo scopo informativo, ed è priva di insinuazioni e considerazioni personali ed infine è preceduta da una preventiva informazione all’interessato in modo che lo stesso possa replicare prima che ne avvenga la divulgazione.

In tema di diritto alla riservatezza, dal quadro normativo e giurisprudenziale nazionale (artt. 2 Cost., 10 c.c. e 97 della l. n. 633 del 1941) ed europeo (artt. 8 e 10, comma 2, della CEDU e 7 e 8 della c.d. “Carta di Nizza”), si ricava che il diritto fondamentale all’oblio può subire una compressione, a favore dell’ugualmente fondamentale diritto di cronaca, solo in presenza dei seguenti specifici presupposti: 1) il contributo arrecato dalla diffusione dell’immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico; 2) l’interesse effettivo ed attuale alla diffusione dell’immagine o della notizia (per ragioni di giustizia, di polizia o di tutela dei diritti e delle libertà altrui, ovvero per scopi scientifici, didattici o culturali); 3) l’elevato grado di notorietà del soggetto rappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica del Paese; 4) le modalità impiegate per ottenere e nel dare l’informazione, che deve essere veritiera, diffusa con modalità non eccedenti lo scopo informativo, nell’interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali, sì da evidenziare un esclusivo interesse oggettivo alla nuova diffusione; 5) la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell’immagine a distanza di tempo, in modo da consentire all’interessato il diritto di replica prima della sua divulgazione al pubblico.

(Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza della corte d’appello che aveva respinto la domanda di risarcimento del danno avanzata da un noto cantautore, a seguito della trasmissione su una rete televisiva, ad oltre cinque anni dall’accaduto, delle immagini relative al suo rifiuto di rilasciare un’intervista accompagnate da commenti denigratori).

L’oblio prevale sulla satira ingiustificata per il personaggio noto che non riveste un ruolo primario della vita pubblica nazionale (figura pubblica) e la cui vicenda non abbia lo spessore di un contributo al dibattito pubblico come le vicende su fatti criminali, di preminente interesse politico o economico o ancora su fatti di ordine pubblico o sulla sicurezza delle persone.

Cassazione civile sez. I, 20/03/2018, n.6919

Disciplina europea per la tutela dei dati personali e garanzie richieste alle società per la protezione degli interessi dei soci e dei terzi

Non esiste un diritto all’oblio assoluto per i dati personali contenuti nel registro delle imprese; tuttavia, decorso un periodo sufficientemente lungo dopo lo scioglimento della società interessata, gli Stati membri possono prevedere in casi eccezionali che l’accesso dei terzi a tali dati venga limitato. Tale soluzione protegge l’interesse fondamentale del sistema alla certezza del diritto nelle relazioni tra le società di capitali e terzi e tutela, in particolare, gli interessi dei terzi nei confronti delle società che offrono una garanzia limitata al patrimonio sociale.

Allo stesso tempo, non è escluso che, in situazioni particolari, e decorso un periodo di tempo sufficientemente lungo dopo le vicende estintive di una società iscritta nel registro delle imprese, la persona interessata dal trattamento dati personali possa chiedere, in via eccezionale, che l’accesso a detti dati venga limitato ai terzi che dimostrino un interesse specifico alla loro consultazione. La possibilità di adottare una tale soluzione pratica, che può solo essere frutto di una valutazione da compiersi caso per caso, spetta eventualmente al singolo Stato membro in coerenza con le normative specifiche del proprio ordinamento giuridico.

Corte giustizia UE sez. II, 09/03/2017, n.398

La persistente pubblicazione “on line” di una risalente notizia di cronaca viola il diritto alla riservatezza se è venuto meno l’interesse pubblico alla notizia

La persistente pubblicazione e diffusione, su un giornale “on line”, di una risalente notizia di cronaca (riguardante, nella specie, una vicenda giudiziaria per un fatto accaduto circa due anni e mezzo prima della instaurazione del relativo procedimento ex art. 152 d.lg. n. 196 del 2003) esorbita, per la sua oggettiva e prevalente componente divulgativa, dal mero ambito del lecito trattamento di archiviazione o memorizzazione “on line” di dati giornalistici per scopi storici o redazionali, configurandosi come violazione del diritto alla riservatezza quando, in considerazione del tempo trascorso, sia da considerarsi venuto meno l’interesse pubblico alla notizia stessa.

Integra i presupposti dell’illecito trattamento di dati personali la conservazione di un articolo di cronaca nell’archivio online di una testata giornalistica che si protragga per un rilevante lasso di tempo dalla originaria pubblicazione, specie allorquando sia trascorso un significativo arco temporale dalla richiesta, inviata dall’interessato al giornale, di rimozione dell’articolo ed in mancanza di aggiornamenti della vicenda pubblicata.

Cassazione civile sez. I, 24/06/2016, n.13161

Pubblicazione on line di vicenda giudiziaria di natura penale ancora in attesa di definizione: deindicizzazione e risarcimento danni

Va confermata la pronuncia di merito che: a) rilevata la facile accessibilità, nel sito web di un quotidiano on line, di un articolo di cronaca relativo a vicenda giudiziaria di natura penale ancora in attesa di definizione, per un periodo di tempo protrattosi dal momento dell’originaria pubblicazione a quello della diffida intimata dagli attori e, dunque, per due anni e mezzo; b) constatata la deindicizzazione dello scritto in data successiva all’inizio del procedimento, con conseguente cessazione della materia del contendere sul punto, abbia giudicato contrario al principio dell’essenzialità dell’informazione il perdurare della disponibilità in rete dell’articolo dopo la diffida e sino alla deindicizzazione, riconoscendo in capo agli attori il diritto alla cancellazione dell’articolo, oltre al risarcimento dei danni.

Cassazione civile sez. I, 24/06/2016, n.13161



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