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Sentenze su autocertificazione: Cassazione

25 Giugno 2021
Sentenze su autocertificazione: Cassazione

Dichiarazione sostitutiva di atto notorio: falsa attestazione e responsabilità penale. 

Indice

Reato per falsa autocertificazione 

Integra il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulle proprie qualità personali la condotta di colui che, gravato da una condanna a pena detentiva superiore a tre anni, attesti falsamente, in sede di autocertificazione preordinata all’ammissione agli esami per il conseguimento della patente nautica, di essere in possesso dei richiesti requisiti morali.

Cassazione penale sez. V, 08/02/2021, n.18680

Autocertificazione e gratuito patrocinio 

Ai fini dell’ammissione al gratuito patrocinio l’autocertificazione dell’istante ha valenza probatoria e il giudice non può entrare nel merito della medesima per valutarne l’attendibilità, dovendosi limitare alla verifica dei redditi esposti e concedere in base ad essi il beneficio, il quale potrà essere revocato solo a seguito dell’analisi negativa effettuata dall’intendente di finanza, cui il giudice deve trasmettere copia dell’istanza con l’autocertificazione e la documentazione allegata.

Cassazione penale sez. IV, 13/01/2021, n.10512

Il dolo generico costituente l’elemento soggettivo proprio del reato è integrato dalla stessa sottoscrizione della sottoscrizione sostitutiva di autocertificazione nella quale abbia rappresentato in maniera mendace (ovvero parziale) delle dichiarazioni relative alla propria situazione reddituale.

Tribunale Nocera Inferiore, 19/06/2020, n.575

Autocertificazioni: non c’è automatismo tra dichiarazione mendace e perdita del beneficio

L’art. 75 del D.P.R. n. 445/2000 prevede che, fermo quanto previsto dall’art. 76, qualora dal controllo dell’autocertificazione emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera. Tale norma non prevede un automatismo tra dichiarazione mendace e perdita dei benefici, prevedendo testualmente la stessa che la decadenza possa colpire soltanto i benefici conseguenti alla dichiarazione non veritiera.

Pertanto, è necessario accertare l’esistenza di un nesso causale tra la dichiarazione non veritiera ed il conseguimento dei benefici che, in mancanza del mendacio, l’aspirante non avrebbe ottenuto.

Corte appello Perugia sez. lav., 24/09/2020, n.148

Non è falso ideologico la situazione nella quale la parziale falsità dell’autocertificazione non ha natura dolosa, ma è dipesa dalle difficoltà interpretative della normativa

Non integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, ai sensi del combinato disposto degli artt. 76 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 e 483 c.p., la condotta di colui che, in una autocertificazione sostitutiva per la candidatura alla carica di direttore generale delle AUSL delle Aziende Ospedaliere Regionali e dell’Istituto oncologico, dichiari di aver ricoperto una posizione dirigenziale con autonomia gestionale e diretta responsabilità delle risorse umane e finanziarie, avendo in realtà svolto un’attività di collaborazione esterna. Invero, la parziale falsità dell’autocertificazione non ha natura dolosa, bensì è dipesa dalle difficoltà interpretative della normativa.

(Fattispecie in cui l’imputato ha dichiarato di aver acquisito competenze dirigenziali, in realtà assenti, per difficile interpretazione della disposizione che induceva a ritenere sufficiente lo svolgimento di fatto di un’attività dirigenziale non accompagnato dalla formale acquisizione della relativa qualifica).

Cassazione penale sez. V, 21/09/2020, n.27565

Non sussiste falsità in autocertificazione se nel modulo di domanda da compilare non è indicato il titolo di cui il richiedente è effettivamente in possesso

In tema di autocertificazione, non commette mendacio colui che barra la casella dell’istanza relativa al possesso di un determinato titolo in conseguenza del fatto che il titolo di cui è in possesso non è indicato nel modulo prestabilito dall’Ente e dal fatto che ai fini della ammissibilità della domanda bisogna barrare una delle opzioni (nel cado di specie la Corte d’appello ha affermato il suesposto principio in giudizio avente ad oggetto istanza per il riconoscimento di assegno di maternità da parte dei cittadina straniera, sul presupposto che il titolo di cui era in possesso l’istante era stato regolarmente allegato alla richiesta e l’aver barrato la casella relativa al permesso di soggiorno era conseguenza del fatto che il titolo di cui era in possesso l’istante non era indicato nel modulo prestabilito dal Comune e dal fatto che ai fini della ammissibilità della domanda bisognava barrare una delle opzioni.

In sostanza, la Corte ha escluso l’ipotesi di dichiarazione mendace lamentata perché l’istante aveva allegato il permesso per motivi familiari, per il semplice fatto che detto titolo è idoneo per accedere all’assegno in questione al pari del permesso di soggiorno.

Il fatto che lo stesso non fosse indicato nel modulo prestabilito ha indotto l’istante, che ne aveva l’obbligo, a “spuntare” la voce “cittadina extracomunitaria titolare di un permesso di lungo soggiorno”, indicazione che, tra le alternative proposte, più si avvicinava alla posizione della richiedente).

Corte appello Milano sez. lav., 11/02/2020, n.2171

Attribuzione di efficacia probatoria alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà

L’attribuzione di efficacia probatoria alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che, così come l’autocertificazione in genere, ha attitudine certificativa e probatoria esclusivamente in alcune procedure amministrative, essendo viceversa priva di efficacia in sede giurisdizionale, trova nel processo tributario ostacolo invalicabile nella previsione dell’art. 7, comma 4, del d.lgs. 546 del 1992, giacché finirebbe per introdurre – eludendo il divieto di giuramento e di prova testimoniale – un mezzo di prova non solo equipollente a quello vietato, ma anche costituito al di fuori del processo.

Cassazione civile sez. trib., 12/12/2019, n.32568

Autocertificazione per casa popolare

L’autocertificazione, quale strumento di semplificazione dei rapporti tra Amministrazione e amministrato, presuppone il potere dell’Amministrazione che riceve la dichiarazione di controllarne la veridicità, a tutela dell’interesse pubblico alla certezza delle situazioni giuridiche e dell’interesse privato della platea di coloro che aspirano a conseguire un bene della vita notoriamente limitato e insufficiente e ciò affinché le assegnazioni degli alloggi ERP avvengano secondo diritto e con parità di trattamento.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. IV, 21/10/2019, n.2194

Valore probatorio dell’autocertificazione del contribuente

Nel processo tributario l’efficacia probatoria dell’autodichiarazione del contribuente è esclusa dal principio secondo cui l’autocertificazione ha attitudine certificativa e probatoria esclusivamente in alcune procedure amministrative, essendo invece priva di efficacia in sede giurisdizionale, e ciò tanto più nel contenzioso tributario, nel quale l’efficacia dell’autodichiarazione del contribuente trova uno specifico ed insuperabile ostacolo nell’art. 7, comma 4, del d.lgs. n. 546 del 1992, in quanto finirebbe per introdurre in esso – eludendo il divieto di giuramento – un mezzo di prova non solo equipollente a quello vietato ma anche costituito al di fuori del processo.

Cassazione civile sez. trib., 09/07/2019, n.18374

Il sistema dell’autocertificazione e falsità della dichiarazione.

Il sistema dell’autocertificazione è configurato dal legislatore come «oggettivo», in quanto fondato esclusivamente sul dato oggettivo della falsità della dichiarazione, senza che si possa riconoscere rilievo esimente allo stato soggettivo del dichiarante il falso e che questo sia riconducibile a mera dimenticanza o a errore materiale nella compilazione o a fatto di terzo. Ne consegue che la dichiarazione «non veritiera» al di là dei profili penali, ove ricorrano i presupposti del reato di falso, nell’ambito della disciplina dettata dal D.P.R. n. 445/2000, preclude al dichiarante il raggiungimento dello scopo cui era indirizzata la dichiarazione e comporta la decadenza dell’utilitas conseguita per effetto del mendacio. In tale contesto normativo, in cui la « dichiarazione falsa o non veritiera » opera come fatto, perde rilevanza l’elemento soggettivo ovvero il dolo o la colpa del dichiarante.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 06/05/2019, n.5681

Le conseguenze della dichiarazione mendace, previste dal D.P.R. n. 445/2000 

Il meccanismo dell’autocertificazione, introdotto dal D.P.R. n. 445/2000, prevede che l’effetto diretto ed immediato dell’accertamento della dichiarazione mendace, è sul piano amministrativo la decadenza dal beneficio ottenuto. Il medesimo D.P.R. n. 445/2000 stabilisce, altresì, che dalla dichiarazione non veritiera, resa in sede di autocertificazione, scaturiscono due conseguenze in relazione alle quali l’Amministrazione procedente non ha alcuna discrezionalità: sul piano amministrativo, ai sensi dell’art. 75, la decadenza dal beneficio ottenuto rendendo la dichiarazione mendace; sul piano penale, ai sensi dell’art. 76, una specifica responsabilità per falsa dichiarazione.

La predetta responsabilità e le connesse conseguenze non sono escluse dal fatto di aver delegato l’adempimento ad un soggetto terzo e dal comportamento illegittimo e/o scorretto tenuto da quest’ultimo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 06/05/2019, n.5681

La dichiarazione mendace del concorrente in una pubblica gara costituisce una autonoma fattispecie di esclusione dalla gara stessa

La dichiarazione mendace, quando il bando stabilisca l’obbligo di fornire certe dichiarazioni, costituisce una autonoma fattispecie di esclusione, che trova la sua giustificazione, oltre che nelle regole della gara medesima, nell’art. 75 del d.P.R. n. 445/2000, richiamato anche dall’art. 38, comma 2, d.lgs. n. 163/2006, in tema di autocertificazione che prevede che “qualora dal controllo emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera”.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 04/03/2019, n.2849

È punibile chi attesta falsamente nell’autocertificazione di non aver riportato condanne?

Non è di per sé punibile chi attesti falsamente, nell’autocertificazione, di non aver riportato condanne, se manca la prova del dolo o vi è particolare tenuità del fatto.

Cassazione penale sez. V, 28/02/2019, n.11240

L’autocertificazione non può assumere valore di prova, neanche indiziaria, nei giudizi civili

In tema di prova civile, con riferimento all’autocertificazione prevista dall’art. 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, potendo questa assumere valenza esclusivamente nel rapporto con una Pubblica Amministrazione e nei relativi procedimenti amministrativi, nessun valore probatorio, neanche indiziario, può esserle riconosciuto nell’ambito del giudizio civile, in quanto caratterizzato dal principio dell’onere della prova, tenuto conto che la parte non può derivare da proprie dichiarazioni elementi di prova a proprio favore.

Tribunale Civitavecchia sez. lav., 31/01/2019, n.55

L’autocertificazione generica non è sufficiente a dimostrare l’impossibilità di adempimento alle obbligazioni civili nascenti dal reato

In tema di riabilitazione, la dimostrazione, spettante al condannato, dell’impossibilità di adempimento delle obbligazioni civili nascenti dal reato deve fondarsi su dati oggettivi, relativi agli introiti disponibili e al carico familiare, e non può ritenersi raggiunta con un’autocertificazione generica, di contenuto valutativo, con la quale si faccia riferimento a un concetto di sufficienza delle entrate limitata al mantenimento della famiglia, implicante un giudizio meramente soggettivo che non consente al tribunale un controllo di conformità al vero.

Cassazione penale sez. I, 07/11/2018, n.10556

Falso in autocertificazione: va escluso che il firmatario abbia agito a titolo solo colposo se non risulti che egli fosse incapace di comprendere il testo

In tema di falso in autocertificazione, deve escludersi che colui che ha apposto la firma abbia agito a titolo colposo e non doloso allorquando, benché verosimilmente il testo dell’autocertificazione sia stato predisposto da terzi,  egli non risulti analfabeta e non risulti che non fosse in grado di comprendere quanto stesse andando ad autocertificare, sotto la propria responsabilità.

Tribunale Napoli sez. I, 02/11/2018, n.11438

Falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico: se si tratta di un cd. falso innocuo l’imputato va assolto  

Pur non potendosi, in ipotesi, escludere che integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, ai sensi del combinato disposto degli artt. 76 D.P.R. 28 Dicembre 2000, n. 445 e 483 c.p., la condotta di colui che, in una autocertificazione sostitutiva diretta ad una Motorizzazione Civile indichi una circostanza falsa, relativa alla residenza; tuttavia, per la falsità in esame non essendo stata provata dall’accusa alcuna incidenza sul documento presentato alla Motorizzazione de qua, la conseguenza è che, trattandosi di un cd. falso innocuo – il quale ricorre qualora l’infedele attestazione, nel falso ideologico, o l’alterazione, nel falso materiale, siano del tutto irrilevanti ai fini del significato dell’atto – non vi è stato alcun pregiudizio in “concreto” del bene giuridico protetto dalla norma. Per tale ragione l’imputato va mandato assolto perché il fatto non sussiste.

Tribunale S.Maria Capua V., 15/10/2018, n.5154

Integra falso ideologico commesso in atto pubblico la condotta del privato che in autocertificazione dichiara al gestore di telefonia di aver smarrito la SIM

Integra il reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, la condotta di colui che, in una autocertificazione sostitutiva diretta ad un gestore di telefonia, dichiari di aver smarrito la scheda SIM, in quanto le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, in base all’art. 76 del medesimo decreto, sono considerate come fatte ad un pubblico ufficiale. (In motivazione la Corte ha rilevato che, ai sensi dell’art. 40 D.P.R. n. 445 del 2000, nei rapporti con i gestori di pubblici servizi e, dunque, anche con quelli di telefonia, i certificati e gli atti di notorietà sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni di cui agli artt. 46 e 47 del medesimo D.P.R.).

Cassazione penale sez. III, 04/10/2018, n.6347

Commette falso ideologico in atto pubblico il dipendente di ditta che per accedere a istituto penitenziario dichiara falsamente di non avere precedenti penali

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, ai sensi del combinato disposto degli artt. 76 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 e 483 c.p., la condotta di colui che, in una autocertificazione sostitutiva diretta all’amministrazione penitenziaria per l’accesso all’istituto penitenziario come dipendente di una ditta, dichiari di non avere procedimenti penali in corso, pur essendogli stato notificato in precedenza verbale di sequestro di armi e relativo provvedimento di convalida, da cui poteva evincersi l’iscrizione della relativa “notitia criminis”.

Cassazione penale sez. V, 19/09/2018, n.3701

La presentazione di falsa dichiarazione dei redditi integra reato di falso ideologico in atto pubblico

Integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico la presentazione di una falsa dichiarazione dei redditi nell’ambito della procedura volta alla regolarizzazione del lavoro irregolare, atteso che l’art. 1-ter, comma 15, legge 3 agosto 2009, n.102, richiamando la previsione dell’art. 76 d.P.R. 28 dicembre 2000, n.445, equipara la mera presentazione di false dichiarazioni o attestazioni alle dichiarazioni sostitutive rese in sede di autocertificazione. (In motivazione, la Corte ha precisato che, in base all’art.1-ter, lett.d), legge n.102 del 2009, il deposito di copia delle dichiarazioni dei redditi, anche se non sottoscritta, né dichiarata conforme all’originale, equivale all’attestazione del reddito fatta al pubblico ufficiale).

Cassazione penale sez. fer., 21/08/2018, n.43792

L’indagato che dichiara di non avere procedimenti penali in corso commette reato di falso ideologico in atto pubblico

Integra il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, ai sensi del combinato disposto degli artt. 76 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 e 483 cod. pen., la condotta di colui che, in una autocertificazione sostitutiva diretta all’amministrazione penitenziaria ai fini del rinnovo di una convenzione professionale, dichiari di non avere procedimenti penali in corso, pur essendogli stato notificato in precedenza avviso di richiesta di proroga delle indagini preliminari per altro reato. (In motivazione, la Corte ha precisato che l’interessato, una volta venuto a conoscenza di una pendenza giudiziaria, deve accertarsi presso la segreteria del pubblico ministero circa l’intervenuta archiviazione del procedimento e non affidarsi alla sola circostanza che sia trascorso il termine previsto dall’art. 405 cod. proc. pen.).

Cassazione penale sez. V, 15/05/2018, n.27702

Illegittimo il diniego del gratuito patrocinio motivato con la mera autocertificazione di redditi non dichiarati

In tema di patrocinio a spese dello Stato, è illegittimo il provvedimento di rigetto dell’istanza di ammissione fondato sulla mera affermazione che l’autocertificazione di redditi non dichiarati al fisco rende di per sé inammissibile l’istanza, dovendo il giudice indicare sulla scorta di quali elementi si possa operare un giudizio presuntivo di superamento della soglia per redditi non dichiarati.

Cassazione penale sez. IV, 19/04/2018, n.21894

Gratuito patrocinio: falsa autocertificazione del reddito e errore inescusabile

Sussiste il comportamento doloso della fattispecie prevista dal DPR 112/2005 attinente alla falsa autocertificazione del reddito nell’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello stato poichè l’errore che esclude il dolo non può ricadere sulla struttura del reato o su nozioni tecniche di altre branche del diritto che integrano la fattispecie penale. (Nel caso di specie, il soggetto aveva dichiarato di vivere da solo e di non avere reddito mentre era stato accertato un reddito per lavoro subordinato pari ad Euro 6517,81).

Tribunale S.Maria Capua V., 21/03/2018, n.266

Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico: l’elemento soggettivo è escluso solo in presenza di un falso grossolano

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L’imputato ha falsificato il modello RIES C/6, autocertificazione destinata a provare la verità delle dichiarazioni in esso contenute. L’elemento oggettivo è pertanto pienamente provato e lo stesso dicasi per quello soggettivo che è escluso solo in presenza di un falso grossolano per tale intendendosi quello che per le sue caratteristiche rende impossibile l’induzione in errore anche della persona più sprovveduta.

Tribunale Milano sez. VII, 23/01/2018, n.720

L’attestazione del possesso di un requisito indispensabile per partecipare ad appalto integra falso ideologico commesso da privato in atto pubblico

Integra il delitto di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico la falsa attestazione del legale rappresentante di una società circa il possesso, da parte di quest’ultima, di un requisito indispensabile per la partecipazione alla gara per l’aggiudicazione di un appalto pubblico, non rilevando ad escludere il reato che tale attestazione sia contenuta in una autocertificazione con sottoscrizione non autenticata, ma ritualmente prodotta a corredo dell’istanza principale, unitamente alla fotocopia di un documento di identificazione, nè che detti documenti siano stati inviati per via telematica (secondo lo schema legislativo previsto dagli artt. 38, comma 3, del d.P.R. n. 445 del 2000 e 15, comma 2, legge 15 maggio 1997, n. 59).

Cassazione penale sez. V, 18/12/2017, n.17921

Commette falso materiale in atto pubblico chi appone filma falsa ad una dichiarazione sostitutiva di atto notorio

Integra il reato di falso materiale commesso dal privato in atto pubblico, previsto dall’art. 482 c.p., la condotta di colui che apponga una firma falsa ad una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che l’art. 76, comma 3, d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, equipara alle dichiarazioni rese al pubblico ufficiale, in quanto tali dirette a far fede sino a querela di falso.

Cassazione penale sez. II, 06/12/2016, n.53044



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