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Controlli fiscali sui conti correnti dei parenti

25 Giugno 2021
Controlli fiscali sui conti correnti dei parenti

Intestazione fittizia del conto corrente in capo al coniuge o ai familiari stretti: quando l’accertamento fiscale si spinge anche in capo ad altri soggetti.

Per verificare se un contribuente produce redditi in nero, può l’Agenzia delle Entrate eseguire dei controlli fiscali sui conti correnti dei parenti? La risposta l’ha fornita più di una volta la giurisprudenza. Ecco alcuni importanti chiarimenti sul tema.

Intestazione fittizia di conti correnti ai parenti: cos’è?

Partiamo da una constatazione pratica: l’intestazione fittizia di conti correnti a coniugi o genitori anziani e pensionati non è un fatto nuovo nell’esperienza del nostro Paese. Lo sanno bene la Guardia di Finanza e la stessa Agenzia delle Entrate che, nelle attività di contrasto all’evasione fiscale, non si spingono solo al controllo dei redditi del contribuente oggetto di verifica ma anche ai suoi familiari a cui spesso vengono intestati beni, mobili e immobili, frutto di redditi non dichiarati. È chiaro così il tentativo di eludere il redditometro e tutti gli altri strumenti di cui dispone l’amministrazione finanziaria nella verifica dell’attendibilità delle dichiarazioni dei redditi.

I controlli fiscali sui conti correnti dei parenti sono quindi una pratica legittima che usa l’ufficio delle imposte per ricavare elementi da cui desumere l’evasione fiscale. Per comprendere come stanno le cose ricorreremo a un esempio pratico.

Un imprenditore riesce a fare mensilmente diverse migliaia di euro di nero. Così, non potendo versare il denaro sul proprio conto corrente poiché, diversamente, l’Agenzia delle Entrate se ne accorgerebbe e gliene potrebbe chiedere conto, decide di aprire un conto a nome della moglie su cui accredita puntualmente tali importi. Poi, si fa lasciare una delega alle operazioni e, di tanto in tanto, esegue dei bonifici dal conto della moglie a quello proprio.

L’ipotesi appena descritta integra una classica situazione di intestazione fittizia di conto corrente, effettuata proprio al fine di evadere il pagamento delle imposte (Irpef, Iva, Ires a seconda del caso). 

Sono possibili i controlli fiscali sui conti correnti dei parenti?

A questo punto, ben può essere – ed è del tutto legittimo – che l’Agenzia delle Entrate, nell’eseguire un controllo sui redditi di un contribuente (nell’esempio di poc’anzi il marito), estenda la verifica anche ai beni dei familiari (nel caso di prima, la moglie) presumendo che i redditi di questi ultimi siano in realtà riconducibili al primo. Nulla di più facile quindi che un controllo sul conto corrente di un soggetto porti con sé il controllo anche sul conto del coniuge, dei genitori o dei figli: non certo per verificare se questi ultimi stanno pagando le tasse ma piuttosto per accertarsi se tali beni siano di pertinenza del primo.

Come stabilire se il conto corrente è intestato fittiziamente a un parente?

Ma come si fa a stabilire questo ponte? Come può il Fisco ritenere, ad esempio, che il conto corrente intestato alla moglie sia in realtà riconducibile al marito? A tal fine, operano le cosiddette «presunzioni» ossia – secondo un vocabolario comune – gli «indizi». E validi indizi di intestazione fittizia di un conto possono ad esempio essere:

  • l’assenza di redditi dichiarati in capo al titolare del conto o comunque un volume d’affari del tutto inferiore rispetto alla disponibilità presente sul conto;
  • la movimentazione sospetta tra il titolare del conto “intestato fittiziamente” e il parente soggetto a verifica fiscale;
  • l’accertamento di un reddito incongruo (ossia poco credibile) in capo al soggetto verificato, anche in relazione al tipo di attività che svolge e al tenore di vita che conduce. 

Proprio di recente, in applicazione di tali principi, la Cassazione ha ribadito ancora una volta [1] che l’accertamento di ricavi in nero a carico dell’imprenditore può essere validamente emesso anche sulla sola base dei movimenti ingiustificati registrati nel conto corrente del coniuge che si presume essere a sua disposizione.

Sul punto, i giudici supremi hanno ribadito che l’intestazione a terzi di un conto corrente può essere superata, in relazione alle circostanze del caso concreto, dalla sostanziale imputabilità al contribuente medesimo delle posizioni creditorie e debitorie annotate sui conti. 

Le verifiche finalizzate a provare presuntivamente la condotta evasiva possono difatti anche indirizzarsi sui conti intestati al coniuge o ad altro familiare del contribuente, ben potendo la riferibilità a quest’ultimo desumersi da elementi sintomatici quali il rapporto di stretta contiguità familiare, l’ingiustificata capacità reddituale dei prossimi congiunti nel periodo d’imposta, l’infedeltà della dichiarazione o, come nella specie, l’omissione della stessa, e l’esercizio di attività da parte del contribuente compatibile con la produzione della maggiore redditività a dette disponibilità riferita.

Approfondimenti

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note

[1] Cass. ord. n. 18109/21 del 24.06.2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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