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Controllo conti correnti retroattivo

27 Giugno 2021
Controllo conti correnti retroattivo

A quanti anni indietro può risalire l’Agenzia delle Entrate nell’effettuare i controlli sui conti correnti?

La possibilità di controlli sui conti correnti bancari o postali dei contribuenti rientra nelle normali verifiche che l’Agenzia delle Entrate può effettuare a carico dei contribuenti. La possibilità di un controllo dei conti correnti retroattivo è un’eventualità del tutto legittima e, anzi, naturale e scontata.

Come vedremo a breve, rientra nei poteri dell’ufficio delle imposte verificare le annualità precedenti a quelle dell’ultima dichiarazione dei redditi. 

Il punto nodale della questione non è chiedersi se sia possibile o meno un controllo retroattivo sul conto corrente ma fino a quanti anni prima può risalire il Fisco nell’eseguire tale accertamento. O, detto in altri termini, dopo quanto tempo il contribuente può tornare a dormire sereno da quando ha incassato un reddito senza dichiararlo, da quando ha ricevuto un pagamento in nero, senza emettere la fattura, o da quando ha affittato una casa senza registrare il contratto pur ricevendo il pagamento del canone con un bonifico? Cerchiamo di fare il punto della situazione partendo proprio dalle modalità con cui vengono effettuati i controlli sul conto corrente bancario.

Quando avvengono i controlli sui conti correnti bancari?

I controlli che il Fisco fa sui conti correnti bancari hanno ad oggetto: 

  • per la generalità dei contribuenti, i versamenti di contanti e i bonifici ricevuti da terzi; 
  • solo per gli imprenditori, anche i prelievi dal conto (se superiori a 1.000 euro in un solo giorno o a 5.000 euro in un mese).

Per quanto riguarda gli accrediti sul conto, ossia le operazioni in entrata (versamenti di contanti e bonifici), il controllo è rivolto a verificare se tali somme siano state dichiarate, ossia indicate nella dichiarazione dei redditi. In caso contrario, l’Agenzia delle Entrate può presumere in automatico – senza prima chiedere spiegazioni al contribuente – che tali somme siano il frutto di evasione fiscale. Spetterà allora al contribuente fare opposizione all’atto di accertamento e dimostrare che tali proventi derivano da redditi esenti (come risarcimenti, vendite di beni usati, donazioni) o già tassati alla fonte (ad esempio, le vincite al gioco o alle scommesse).

Come avvengono i controlli sui conti correnti bancari?

Nell’eseguire i controlli che abbiamo appena descritto, l’Agenzia delle Entrate si avvale di due strumenti. Il primo è il Registro dei rapporti finanziari: si tratta di una sezione dell’Anagrafe tributaria – maxi database dell’Agenzia delle Entrate – ove sono indicati tutti i contratti tra contribuenti e banche o finanziarie. Grazie alle informazioni fornite dagli stessi istituti di credito, il Fisco è in grado di conoscere non solo il numero di conti correnti intestati a un contribuente e il relativo saldo, ma anche ogni operazione in entrata ed uscita compiuta nel corso dell’anno.

Il secondo metodo per effettuare i controlli sui conti correnti è “fisico”: gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate o – più spesso – gli agenti della Guardia di Finanza si recano in banca e chiedono l’esibizione di ogni documentazione in merito ai rapporti intrattenuti con un determinato contribuente. Quest’ultimo non viene informato di ciò, per cui non deve essere presente e non gli è data la possibilità di effettuare un controllo o esercitare un preventivo diritto di difesa.

A quanto risalgono i controlli sui conti correnti dei contribuenti?

Veniamo ora all’aspetto centrale del discorso, quello che all’apertura di questo articolo abbiamo definito come controllo retroattivo sui conti correnti.

L’Agenzia delle Entrate può effettuare controlli anche sulle ultime annualità del contribuente e non solo su quella in corso o quella immediatamente precedente. 

La legge fissa dei termini di decadenza agli accertamenti che sono peraltro molto ampi:

  • nel caso in cui il contribuente non abbia presentato la dichiarazione dei redditi, il termine per le verifiche fiscali è di 7 anni decorrenti da quando tale dichiarazione doveva essere inviata all’ufficio delle imposte;
  • nel caso in cui il contribuente abbia presentato la dichiarazione dei redditi e abbia commesso delle irregolarità sulla stessa (nel senso che non ha indicato dei redditi percepiti o ha portato in detrazione delle spese non dovute), il termine per le verifiche fiscali è di 5 anni dalla data della dichiarazione dei redditi incriminata.

Da quanto detto si evince che, nel peggiore dei casi, l’Agenzia delle Entrate può chiedere in banca i documenti degli ultimi sette anni e non anche quelli anteriori. Se invece il contribuente ha presentato la dichiarazione dei redditi ma è in gioco la regolarità della stessa, gli anni oggetto di controllo si riducono a cinque.

Ecco perché, all’inizio dell’articolo, si è detto che i controlli sui conti correnti sono sempre retroattivi, hanno cioè sempre ad oggetto annualità pregresse che, tuttavia, come anticipato, non possono risalire a periodi anteriori rispetto ai termini di decadenza che abbiamo appena indicato. 



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