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Compensi incassati dopo chiusura attività: come si dichiarano? 

26 Giugno 2021 | Autore:
Compensi incassati dopo chiusura attività: come si dichiarano? 

Gli adempimenti per cessare la partita Iva e il regime fiscale delle somme percepite in seguito. Cosa devono fare professionisti, autonomi e forfettari?

Le attività imprenditoriali, artigianali, commerciali e professionali nascono e muoiono per molte ragioni. Chiudere una partita Iva è facile ed anche mettere in liquidazione una piccola società non pone particolari problemi, se si dispone di un commercialista esperto. Ma i tempi d’incasso dei crediti per i beni forniti o le prestazioni di servizi effettuate hanno ritmi più lunghi: così spesso accade che ci siano compensi incassati dopo la chiusura dell’attività. Come si dichiarano? 

La normativa tributaria si riferisce al periodo di «manifestazione finanziaria» delle operazioni imponibili, per le quali, ovviamente, dovrà già essere stata emessa fattura o documento commerciale. Il problema riguarda soprattutto i professionisti, che, a differenza degli imprenditori commerciali, possono emettere la fattura al momento dell’incasso del corrispettivo. Ma come fare se la partita Iva è ormai chiusa? E come deve regolarsi chi opera in regime forfettario?

L’Agenzia delle Entrate e la giurisprudenza hanno fornito la soluzione a questi quesiti, di grande rilevanza pratica: i compensi incassati dopo la chiusura dell’attività dovranno essere comunque indicati in dichiarazione dei redditi nell’anno di imposta in cui vengono ricevuti, anche se non più come redditi di lavoro autonomo. Con una recente ordinanza [1] la Cassazione ha precisato che, al di là degli adempimenti Irpef, il professionista deve versare anche l’Iva. 

Chiusura partita Iva: adempimenti

Per la chiusura di una partita Iva di una ditta individuale, o di un professionista o lavoratore autonomo, è sufficiente presentare all’Agenzia delle Entrate l’apposito modello AA9/12 entro 30 giorni dalla data di cessazione dell’attività.

Le società, invece, devono presentare il modello AA7/10 e, se esercitano un’attività soggetta all’iscrizione nel Registro delle imprese, possono effettuare una comunicazione unica alla Camera di commercio, valevole anche nei confronti dell’Amministrazione finanziaria (per maggiori dettagli leggi: “Come fare per chiudere la partita Iva“).

Partita Iva chiusa e compensi non ricevuti

I compensi professionali rientrano per legge [2] tra i redditi di lavoro autonomo, in quanto «derivano dall’esercizio di arti e professioni», svolte in maniera «abituale, ancorché non esclusiva».

Per le somme derivanti dall’esercizio di tali attività, e percepite quando ormai la partita Iva è stata chiusa, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito [3] che devono essere dichiarate come «redditi diversi», e non più come redditi di lavoro autonomo. Dunque, il loro ammontare andrà riportato nel quadro RL della dichiarazione dei redditi annuale (il quadro LM, relativo ai redditi di lavoro autonomo, non è più compilabile perché il contribuente non ha più la partita Iva).

L’Agenzia delle Entrate, per individuare il momento impositivo, e quello del conseguente obbligo di inserimento in dichiarazione, guarda all’anno d’imposta in cui le operazioni hanno avuto la loro «manifestazione finanziaria» [4] e ciò comporta che i compensi non ancora incassati al momento della chiusura della partita Iva vengono imputati all’ultima annualità di lavoro autonomo svolta.

Questo criterio ha grande importanza per i professionisti e i lavoratori autonomi in regime forfettario, poiché essi determinano il reddito con il criterio di cassa, anziché in base al periodo di competenza dell’operazione economica sottostante. Quindi, essi possono “chiudere i conti” con il Fisco riportando, nella dichiarazione relativa all’anno di chiusura della partita Iva, anche tutti i compensi ancora non riscossi, oppure, se preferiscono, avvalersi del regime ordinario e così differire la loro dichiarazione ai momenti successivi in cui verranno incassati (con il rischio che l’obbligo tributario potrà protrarsi per diversi anni).

Sui compensi incassati dopo la chiusura dell’attività si paga l’Iva? 

La Corte di Cassazione [5] è ferma nel ritenere che anche i compensi incassati dopo la chiusura dell’attività sono sempre soggetti ad Iva. La Suprema Corte afferma che «il compenso di prestazione professionale è imponibile ai fini Iva, anche se percepito successivamente alla cessazione dell’attività». A tal proposito, gli Ermellini distinguono il momento del «fatto generatore d’imposta», cioè quello in cui viene eseguita la prestazione da cui sorge il diritto al compenso, dalla «esigibilità dell’imposta», che può sorgere successivamente, proprio come quando vengono riscossi compensi dopo aver chiuso la partita Iva.

È appunto in questa fase che l’Erario pretende la riscossione dell’Iva dovuta sulle prestazioni effettuate, fatturate ed infine incassate, anche se a distanza di anni. Applicando questo criterio, i giudici di piazza Cavour, nell’ultima sentenza sul tema [1], hanno ribadito che «i compensi di prestazioni da attività imprenditoriale o professionale, conseguiti dopo la cessazione dell’attività medesima, devono ritenersi assoggettati all’imposta» sul valore aggiunto.

Per approfondire leggi anche “Partita Iva chiusa: come dichiarare i compensi?” e “Chiusura partita Iva: la dichiarazione dei redditi va presentata?“.


note

[1] Cass. ord. n. 18081 del 24.06.2021.

[2] Art. 53, co.1, D.P.R. n. 917/1986.

[3] Agenzia Entrate, risposta a interpello n. 299 del 02.09.2020.

[4] Agenzia Entrate, circ. n. 17/E/2012 e circ. n. 10/E/2016.

[5] Cass. S.U. n. 8059 del 21.04.2016.


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