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Conto corrente del coniuge: accertamento fiscale

26 Giugno 2021 | Autore:
Conto corrente del coniuge: accertamento fiscale

Il Fisco può controllare i movimenti bancari dei parenti e basarsi su di essi per trovare ricavi in nero e redditi non dichiarati?

Sei un imprenditore, un professionista o un commerciante e hai pensato di utilizzare il conto corrente intestato a tua moglie per far confluire lì alcuni pagamenti dei tuoi clienti. Vorresti occultare quei ricavi e compensi tenendoli in nero, senza emettere fattura, sperando che il Fisco non se ne accorga. È una buona idea? Assolutamente no. Anche il conto corrente del coniuge è soggetto ad accertamento fiscale, e non conta nulla il fatto che la coppia sia in regime di separazione dei beni, o che il conto non sia cointestato, bensì appartenga esclusivamente alla persona che non svolge attività imprenditoriale o professionale. 

Accertamento fiscale su conto corrente: come funziona? 

Gli accertamenti fiscali sui conti correnti, bancari o postali, dei contribuenti prendono in esame tutte le movimentazioni effettuate nel periodo d’imposta considerato. La regola base posta dalla normativa tributaria [1] è molto semplice: tutti i prelievi ed i versamenti devono essere giustificati, nel senso che il contribuente deve dimostrare di averne tenuto conto nella determinazione del reddito imponibile, oppure documentare che si tratta di operazioni esenti o che hanno già scontato interamente l’imposta alla fonte.  

In altre parole, deve esserci sempre una perfetta corrispondenza tra i movimenti dei conti correnti e la contabilità fiscale, e dunque con le dichiarazioni dei redditi o delle altre imposte dovute (solo i prelievi effettuati da professionisti e lavoratori autonomi sul proprio conto corrente sfuggono a questa regola, perché sono considerati necessari a fronteggiare le loro normali esigenze di vita).

Le anomalie e gli scostamenti sono rilevati molto facilmente, perché l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno accesso ai dati delle movimentazioni bancarie attraverso l’Anagrafe dei rapporti finanziari. Perciò, se si trovano versamenti sul conto corrente ai quali non corrisponde fattura, documento commerciale o parcella, il Fisco presumerà che si tratta di ricavi di vendite di beni, o di prestazioni di servizi, ottenuti in nero, cioè non dichiarando i relativi redditi ed evadendo le imposte dovute. È una presunzione legale, e il contribuente che vuole smentirla è tenuto a fornire la prova contraria. 

Accertamento su conto corrente del coniuge: è legittimo? 

Sotto indagine dell’Amministrazione finanziaria non finiscono solo i conti correnti personali del contribuente controllato, ma anche quelli cointestati con il coniuge o con altri familiari e, in alcuni casi, addirittura quelli intestati esclusivamente ad essi.

Ci si pone, allora, il problema se l’accertamento basato sul conto corrente del coniuge è legittimo, quando esso è autonomo e personale rispetto a quello del soggetto verificato dall’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza. La risposta è positiva: il controllo fiscale può ben estendersi a tutti i soggetti che hanno rapporti finanziari significativi con il contribuente oggetto di accertamento, compreso il coniuge. 

Quello che conta per poter applicare questa metodologia estesa, secondo l’insegnamento costante della Cassazione [2] è la «sostanziale imputabilità» al contribuente accertato dei movimenti avvenuti su altri conti correnti, come quelli del coniuge e degli altri familiari stretti, per i quali è «fondatamente ipotizzabile» la messa a disposizione del proprio rapporto bancario in favore del parente, per favorire l’occultamento di ricavi dell’imprenditore o del professionista. 

Giovanni è titolare di una piccola attività commerciale. Per evitare l’imposizione fiscale, fa accreditare i proventi sul conto corrente intestato alla moglie, invitando i clienti a versarli lì; lui agisce semplicemente come delegato alle operazioni e può prelevare le somme in seguito, trasferendole sul suo conto. Si tratta di un’intestazione fittizia: il conto personale della moglie è, in realtà, utilizzato da Giovanni per far confluire i ricavi del suo negozio, senza fatturarli e dichiararli. L’Agenzia delle Entrate se ne accorge, individua il legame e recupera a tassazione gli importi evasi. 

Accertamento fiscale basato sul conto corrente del coniuge: conseguenze 

Le risultanze ottenute dall’analisi della movimentazione bancaria del conto corrente del coniuge possono validamente fondare un avviso di accertamento e rettifica dei redditi dichiarati da parte dell’Agenzia delle Entrate. In questi casi, la Corte di Cassazione ritiene l’accertamento valido, ed ammette [3] che i ricavi in nero di un marito imprenditore o professionista possano essere ricostruiti in base ai versamenti confluiti sul conto corrente della moglie e rimasti ingiustificati. 

La Suprema Corte afferma che la presunzione legale di imponibilità fiscale dei movimenti bancari è superabile «non attraverso mere presunzioni o in forza di affermazioni di carattere generale, bensì in forza di rigorosa prova da parte del contribuente, in merito ad ogni singolo movimento, che non si tratti di operazioni imponibili ovvero che le stesse siano già state considerate come tali». La prova utile a smontare la presunzione di maggiori ricavi non dichiarati desunti dal conto corrente del coniuge deve essere, quindi, puntuale e analitica. 

Per ulteriori approfondimenti leggi anche questi articoli:


note

[1] Art. 32 D.P.R. n. 600/1973.

[2] Cass. n. 4310 del 18.02.2021 e n. 549 del 15.01.2020.

[3] Cass. ord. n. 18109 del 24.06.2021.


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