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La casa coniugale incide sull’assegno divorzile?

27 Settembre 2021
La casa coniugale incide sull’assegno divorzile?

Nella determinazione del contributo economico all’ex coniuge, occorre tener conto anche dell’assegnazione della casa familiare.

Ti sei separato da tua moglie dopo tanti anni di matrimonio, di cui gli ultimi cinque passati a litigare. Adesso, lei vive con i vostri due bambini e tu le corrispondi ogni mese un mantenimento complessivo di 800 euro. Inoltre, vuole il divorzio e, dato che non lavora, pretende un contributo economico. Ma la casa coniugale incide sull’assegno divorzile? La risposta è affermativa e il motivo è semplice: l’attribuzione del diritto di abitazione rappresenta un vantaggio economico di cui occorre tener conto, unitamente agli altri parametri come la durata del rapporto, l’età del richiedente, l’apporto dato da ciascuno alla conduzione della vita familiare, ecc. In assenza dei requisiti previsti, all’ex coniuge non sarà riconosciuto alcunché. Se l’argomento ti interessa ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo.

A chi spetta la casa coniugale?

La coppia che si separa deve fare i conti con una serie di aspetti economici, tra cui l’assegnazione della casa coniugale. In parole povere, si tratta dell’immobile in cui la famiglia ha vissuto per la maggior parte del tempo, prima che intervenisse la separazione o il divorzio.

Se ci sono dei figli minori o maggiorenni non ancora indipendenti economicamente, la casa spetta al genitore collocatario (cioè chi convive con la prole). Lo scopo di una simile misura è chiaramente quello di evitare che i bambini debbano lasciare l’appartamento in cui sono nati con ulteriori sofferenze oltre alla separazione dei propri genitori.

In assenza di figli, invece, la casa coniugale spetterà al legittimo proprietario, il quale potrà anche agire nel momento in cui l’ex coniuge non voglia andare ad abitare altrove.

Invece, se marito e moglie sono comproprietari, allora possono accordarsi che l’immobile vada ad uno dei due (in tal caso, ovviamente, il beneficiario deve liquidare all’altro la metà del valore) oppure venga venduto per dividere il ricavato a metà.

La casa coniugale incide sull’assegno divorzile?

In sede di divorzio, il giudice può riconoscere all’ex coniuge privo dei mezzi di sostentamento un contributo economico (una tantum o periodico). Si tratta di una misura assistenziale a beneficio di chi non ha le risorse necessarie per condurre una vita dignitosa né può procurarsele per ragioni oggettive. Classico esempio è la donna che durante il matrimonio si è dedicata alla casa ed ai figli e, poi, una volta divorziato dal marito, non ha più l’età per andare a lavorare.

Ai fini della determinazione dell’assegno divorzile, il giudice deve tener conto:

  • dei motivi che hanno causato la cessazione degli effetti civili o lo scioglimento del matrimonio (a seconda che le nozze siano state celebrate in chiesa oppure al Comune);
  • dell’età di chi richiede il contributo;
  • della durata del matrimonio;
  • dei redditi di entrambi i coniugi e dell’apporto dato da ciascuno alla conduzione della vita familiare ed al patrimonio (comune e personale).

Secondo i giudici della Corte di Cassazione [1], prima di decidere la quantificazione dell’assegno di divorzio occorre prendere in considerazione anche qualsiasi utilità suscettibile di valutazione economica, compreso il diritto di godimento della casa coniugale.

In altri termini, l’ex coniuge a cui è assegnato l’immobile ha un risparmio di spesa, nel senso che non deve trasferirsi altrove e pagare un canone di locazione mensile. Tale aspetto, quindi, incide sulla quantificazione dell’importo che, ricordiamolo ancora una volta, ha una funzione assistenziale, compensativa e perequativa. Questo vuol dire che l’assegno in questione non è finalizzato a garantire all’ex il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio (come, invece, accade per il mantenimento in fase di separazione), ma a riconoscere un sostentamento alla parte che versa in stato di bisogno in virtù del contributo dato alla famiglia.

L’assegnazione della casa coniugale può essere revocata?

Nulla è per sempre, neppure il godimento della casa coniugale assegnata dopo la fine del matrimonio. Naturalmente, il provvedimento di revoca è ammesso solamente se ricorre una delle seguenti circostanze:

  • l’assegnatario si trasferisce altrove, intraprende una convivenza more uxorio o contrae un nuovo matrimonio;
  • i figli raggiungono l’autosufficienza economica.

Per chiedere la revoca della casa coniugale, il proprietario dell’immobile deve depositare l’istanza presso il tribunale che ha emesso la sentenza di divorzio. Attenzione: il provvedimento di revoca è, a tutti gli effetti, un titolo esecutivo. Questo vuol dire, in parole povere, che è possibile agire subito nei confronti dell’assegnatario che non abbandoni spontaneamente l’immobile.


note

[1] Cass. civ. ord. n. 15773/2020 del 23.07.2020.

Autore immagine: pixabay.com


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