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Pagamenti internazionali: bonifico, rimessa di assegni e cambiali

9 Aprile 2015 | Autore:
Pagamenti internazionali: bonifico, rimessa di assegni e cambiali

Ecco le forme di pagamento più semplici nei rapporti internazionali quali il bonifico bancario, la rimessa di assegno bancario e il rilascio di cambiale internazionale. La circostanza che dette modalità di pagamento non presentino, sotto l’aspetto tecnico una particolare complessità, non comporta però che l’operatore possa utilizzare questi strumenti in modo disavveduto o superficiale. Non sono difatti da escludere particolari rischi per quanto riguarda l’utilizzo dell’assegno bancario e della cambiale internazionale.

 

 

1 | IL BONIFICO BANCARIO

 

Il bonifico bancario è un mezzo di pagamento attuato mediante un ordine: il soggetto debitore ordina alla propria banca di effettuare un determinato pagamento incondizionato in favore di un terzo beneficiario presso una banca situata nel paese del beneficiario stesso.

Sotto il profilo tecnico il trasferimento di somme di denaro da un soggetto ad un altro viene effettuato dalle banche mediante sistemi che consentono di “spostare” flussi monetari tra banca e banca con notevole sicurezza, velocità e sulla base di un linguaggio uniforme.

In tale ambito sono da ricordare il sistema Swift [1] e Sepa [2].

Il sistema swift, che è stato adottato da tutte le banche del mondo consente, mediante l’utilizzo di codici denominati “authenticator key”, lo scambio di informazioni, la movimentazione di conti, l’esecuzione di pagamenti ecc. che assicurano l’autenticità dei messaggi, conferendo quindi agli stessi una immediata operatività.

L’area SEPA, formata da 34 paesi, è costituita da:

19 paesi dell’Unione Europea che utilizzano l’euro: Italia, Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Francia, Finlandia, Grecia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna;

9 paesi dell’Unione Europea che utilizzano una valuta diversa dall’euro sul territorio nazionale, ma che effettuano comunque transazioni in euro: Bulgaria, Danimarca, Gran Bretagna, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Svezia, Ungheria, Croazia;

3 paesi non facenti parte dell’Unione Europea, ma rientranti nello Spazio Economico Europeo: Islanda, Liechtenstein, Norvegia;

2 paesi esterni sia all’Unione Europea che alla Spazio Economico Europeo: Principato di Monaco, Svizzera.

Dal 1° febbraio 2014 anche i prestatori de servizi di pagamenti che operano nella Repubblica di San Marino partecipano alla SEPA.

Mentre sotto l’aspetto tecnico il bonifico bancario internazionale non presenta particolari difficoltà , in quanto beneficia di sistemi standardizzati su basi internazionali, una particolare attenzione deve essere invece riservata da parte degli aziende agli aspetti di natura contrattuale e in particolare alla formulazione della clausola che stabilisce tale forma di pagamento.

Al riguardo, sarà opportuno in via preliminare:

– verificare (in ambito extra SEPA) se la banca della controparte estera intrattenga con la banca italiana di riferimento un rapporto di corrispondenza;

 

– concordare con la controparte la suddivisione delle spese relative all’operazione di trasferimento dei fondi precisando detta ripartizione con l’acronimo inglese “share”;

 

– indicare in quale data dovrà essere effettuato il bonifico bancario concordando con la controparte la modalità di trasmissione;

 

– fornire alla controparte le coordinate bancarie internazionali e cioè il codice IBAN e il codice identificativo della banca (Bic code);

– precisare la causale di pagamento cioè per quale motivo il pagamento viene effettuato.

 

 

2| L’assegno bancario

 

L’assegno bancario costituisce, sostanzialmente, un ordine di pagamento a favore di un terzo beneficiario che un cliente rivolge alla propria banca presso la quale è, o dovrebbe essere, costituita una provvista di fondi.

Non esiste in ambito internazionale una disciplina uniforme concernente detto titolo

Al riguardo il nostro sistema di diritto internazionale privato [3] dispone che l’assegno è in ogni caso regolato dalle Convenzioni di Ginevra del 19 marzo 1931 [4] A dette Convenzioni hanno aderito oltre all’Italia i seguenti Paesi: Cecoslovacchia, Ecuador, Jugoslavia, Messico, Romania, Spagna, Turchia, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Giappone, Grecia, Monaco, Norvegia, Olanda, Portogallo, Svezia, Svizzera, Brasile, Francia, Lituania, Lussemburgo, Malawi, Nicaragua, Polonia, Ungheria, Indonesia .

Per quanto concerne gli altri Paesi non aderenti a dette convenzioni, tra i quali quelli che adottano la Common Law, l’assegno bancario può presentare caratteristiche del tutto diverse; per esempio negli USA e in Gran Bretagna il soggetto emittente di un assegno può addirittura bloccarne il pagamento o addirittura ottenere lo storno del relativo addebito.

Tale situazione ne rende del tutto sconsigliabile l’utilizzo nell’ambito di un contratto internazionale e, in particolare, per quanto concerne la parte che detto pagamento dovrà ricevere, in quanto assai numerosi sono i rischi ai quali essa potrà essere esposta; vediamone i principali:

– la ricezione dell’assegno da parte del creditore non comporta affatto l’immediata disponibilità della somma , come per esempio nel bonifico bancario, in quanto il titolo dovrà essere consegnato alla propria banca per l’incasso che potrà anche accreditare il relativo importo salvo buon fine , ma che avrà tuttavia il diritto di stornare il relativo importo nel caso che l’assegno non venga onorato e ciò anche a distanza di alcuni mesi dal momento della presentazione all’incasso;

– l’assegno può ritornare insoluto con tutte le intuibili conseguenze e grandissime difficoltà sotto il profilo del recupero del credito che dovrà essere effettuato nel Paese del soggetto debitore e alla luce della normativa ivi applicabile in materia di assegni, che in molti casi potrà essere assai diversa da quella vigente in Italia;

– l’assegno potrà risultare contraffatto o falsificato, ipotesi questa che rende assai più difficoltosa se non addirittura impraticabile una eventuale azione legale, specialmente se il debitore appartiene ad un Paese extra U.E.

 

3 | La cambiale internazionale

La cambiale internazionale può assumere due forme: la promissory note e la bill of exchange.

La “promissory note” è uno strumento di pagamento ( equivalente al nostro vaglia cambiario o pagherò) contenente la promessa incondizionata da parte del debitore (emittente) di pagare una determinata somma di denaro ad una data stabilita all’ordine di un operatore estero beneficiario.

La bill of exchange – cambiale tratta internazionale – equiparabile alla cambiale tratta sul mercato italiano, contiene invece l’ordine che il creditore (traente) conferisce al debitore (trattario) di pagare al beneficiario una somma di denaro ad una certa scadenza. E ciò con la particolarità che il trattario diventa obbligato cambiario solo se accetta l’ordine di pagare del traente.

Anche per quanto riguarda detti titoli, come già visto a proposito dell’assegno bancario, non esiste una disciplina uniforme che li regoli in ambito internazionale

In proposito, il nostro sistema di diritto internazionale privato dispone che essi sono in ogni caso regolati dalle Convenzioni di Ginevra del 7 giugno 1930 [5]. A dette Convenzioni hanno aderito oltre all’Italia i seguenti Paesi: Cecoslovacchia, Ecuador, Jugoslavia, Messico, Romania, Spagna, Turchia, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Giappone, Grecia,Monaco, Norvegia, Olanda, Portogallo, Svezia, Svizzera, Brasile, Francia, Lituania, Lussemburgo, Malawi, Nicaragua, Polonia, Ungheria, Indonesia.

Per quanto concerni gli altri Paesi non aderenti a detta convenzione, tra i quali quelli che adottano la Common Law, la promissory note” e la bill of exchange possono presentare caratteristiche del tutto diverse.

Per quanto concerne in particolare le promissory note esse possono essere distinte in due tipi: quelle che sono regolate dalla citata Convenzione di Ginevra del 7 giugno 1930 e quelle adottate nei paesi di common law, in particolare Inghilterra e Stati Uniti, che sono regolate da una diversa disciplina.

Anche in relazione alla bill of Exchange occorrere operare la stessa distinzione: quella regolata dalla Convenzione di Ginevra e quella disciplinata dalla “British 1882 Bills of Exchange Act”, che trova applicazione nel Regno Unito, l’Irlanda e in diversi paesi del Commonwealth come Cipro, Australia, India, Hong Kong, Israele, Nuova Zelanda, Malesia, Pakistan, Filippine, Singapore, Sri Lanka, Bangladesh.

Negli Stati Uniti d’America, pur essendovi come noto, due livelli di diritto, quello del governo federale e quello di ognuno dei 50 Stati, i titoli di credito sono tuttavia disciplinati in maniera analoga dalle leggi dei vari stati, la cui regolamentazione si ispira principalmente al titolo III dell’Uniform Commercial Code (U.C.C.) [6].

Dalla semplice lettura del sintetico regime giuridico sopra delineato ci si potrà facilmente accorgere come l’utilizzo, in un contratto internazionale, dei titoli cambiari sopra descritti, presenti aspetti di notevole complessità e comporti una particolare e preventiva indagine sulla normativa che detti titoli andrà a disciplinare. E ciò allo scopo di scongiurare e prevenire i rischi di un mancato pagamento del credito vantato nei confronti della controparte straniera il cui eventuale recupero, dovendosi effettuare quasi sempre all’estero, può presentare notevoli difficoltà.


note

Autore immagine: 123rf com


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