Diritto e Fisco | Articoli

6 Leggi da modificare

27 Giugno 2021
6 Leggi da modificare

Proposte di modifica della legge tra tasse, benefici, reddito di cittadinanza e matrimonio. 

Gli italiani sono ottimi allenatori di calcio ed infallibili politici. Quando si tratta di esprimere giudizi su come far funzionare le cose, nessuno meglio di loro conosce la risposta. Fuor di metafora, abbiamo individuato sei leggi che, a nostro parere, potrebbero essere modificate per migliorare, nel piccolo, alcuni problemi tipici del nostro Paese: dal funzionamento della giustizia ad una più equa ripartizione dei prelievi fiscali. 

Naturalmente, i nostri lettori avranno ulteriori consigli e indicazioni. Li invitiamo pertanto ad esprimere, pacatamente, il proprio pensiero nei commenti ed a suggerire ulteriori leggi da modificare o che Governo e Parlamento potrebbero approvare per rendere il nostro Stato più moderno, competitivo o semplicemente più vivibile. 

Addio bollo auto

Così com’è prevista l’esenzione fiscale per la prima casa (per la quale non si paga l’Imu), si può prevedere – per la medesima ragione – anche l’esenzione dal versamento del bollo auto per un veicolo a famiglia. 

Del resto, il bollo auto è nato quando la macchina era un lusso: oggi, invece, è un bene di prima necessità che quasi tutti possono permettersi. Non è più un elemento di capacità contributiva. Non distingue un ricco da un povero. Così il bollo è diventato un’imposta generalizzata su tutti gli italiani: più simile a un’imposta diretta (come l’Irpef) che indiretta (sui consumi).

Al pari dell’esenzione fiscale, bisognerebbe prevedere anche il divieto di pignoramento per l’auto di famiglia, almeno per quanto riguarda i debiti fiscali, proprio come avviene con la prima casa. L’automobile è necessaria per andare a lavorare e quindi per guadagnare, per accompagnare i figli a scuola (e quindi per adempiere al dovere formativo che i genitori hanno nei confronti della scuola), per fare la spesa e quindi per sopravvivere (chi ha ormai più il salumiere sotto casa?). E come si può imporre il divieto di pignoramento si può prevedere il divieto di fermo amministrativo che oggi invece avvantaggia solo le auto aziendali e quelle usate da imprenditori e professionisti nell’esercizio delle proprie attività, non già invece i lavoratori dipendenti.

Più facile accesso alla giustizia 

Oggi, chi vuol intraprendere una causa civile, deve pagare una tassa: il cosiddetto contributo unificato. Questa imposta è rapportata al valore della controversia: tanto più alto è il valore del diritto che si intende difendere tanto maggiore è l’imposta. È così paradossale che una persona di modeste capacità economiche, che voglia agire per tutelare un proprio diritto, debba pagare la stessa somma che corrisponderebbe invece una persona ricca. 

Invece, il contributo unificato andrebbe parametrato al reddito della parte processuale, così come del resto gran parte delle altre tasse.

Sentenze più rapide

Il Codice di procedura civile stabilisce che il giudice debba depositare la sentenza entro 30 giorni dalla fine del processo. Questo termine, però, secondo l’interpretazione data (guarda caso) dagli stessi giudici non va considerato in senso perentorio. Sicché, anche in caso di (grosso) ritardo, il giudice non assume alcuna responsabilità. Così a volte succede che le sentenze vengano pubblicate dopo mesi. Invece, se la legge dice 30 giorni, devono essere 30 giorni: il termine va inteso in senso perentorio.

Patti prematrimoniali 

La gente ha paura di sposarsi perché teme le conseguenze del divorzio. Nel nostro ordinamento, però, i patti prematrimoniali sono illegali. Le parti non si possono accordare per definire in anticipo le conseguenze in caso di crisi coniugale. Invece, se rendessimo leciti i patti prematrimoniali, le persone si avvicineranno all’altare con più serenità e, forse, si favoriranno di più famiglie e nascite.

Sussidi solo a chi li merita

L’assegno di disoccupazione oggi viene riconosciuto anche a chi ruba in azienda o a chi tenta di uccidere il datore di lavoro. Andrebbe invece tolto a chi viene licenziato per cause gravi come queste (cosiddetto licenziamento per giusta causa). Così pagheremmo anche noi meno tasse visto che una parte di queste finiscono per finanziare gli ammortizzatori sociali erogati a chi calpesta il lavoro.

Reddito di cittadinanza

Non tutti saranno d’accordo con questo punto. Oggi, il Reddito di cittadinanza viene accordato a chi non lavora. Piuttosto che dare i soldi a chi sta a casa, lo Stato potrebbe pagare lo stipendio al posto del datore di lavoro che assume personale. 

In buona sostanza, il reddito di cittadinanza andrebbe a favore di chi va a lavorare; a fronte di ciò, il datore di lavoro non pagherebbe lo stipendio del dipendente. La produzione aumenterebbe, i lavoratori si qualificherebbero e le stesse nostre aziende potrebbero crescere o superare momenti di crisi. 

Onde evitare che le aziende possano usare questo escamotage per non assumere, si potrebbe prevedere questa misura solo a patto che l’azienda presenti determinati requisiti (ad es. assenza di licenziamenti entro un certo arco temporale prima e dopo l’ottenimento di tale beneficio). 



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