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Guida in stato di ebbrezza: revoca lavori pubblica utilità

27 Giugno 2021 | Autore:
Guida in stato di ebbrezza: revoca lavori pubblica utilità

Lavori socialmente utili: cosa sono, in cosa consistono, come ottenerli e quanto durano? Quando c’è revoca? Prescrizione delle pene sostitutive: come funziona?

La legge punisce chi si mette al volante in condizioni tali da non poter garantire una guida in condizioni di sicurezza. Tra le condotte vietate v’è quella di condurre un veicolo in stato di alterazione dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti oppure di alcol. In quest’ultimo caso, il Codice della strada consente alla persona che ha commesso l’illecito di poter evitare l’arresto se accetta di sottoporsi a un lavoro di pubblica utilità, consistente nello svolgere un incarico non retribuito a favore della società. Il punto è che, se il condannato non rispetta gli obblighi imposti dal giudice, la pena detentiva, inizialmente convertita in lavoro, potrebbe essere ripristinata. Con questo articolo ci soffermeremo proprio su questo aspetto: vedremo cioè cosa prevedono la legge e la giurisprudenza in tema di revoca dei lavori pubblica utilità in caso di guida in stato di ebbrezza.

Sin da subito, va detto che il giudice, se ritiene che l’imputato non si attenga al programma stabilito per lo svolgimento della sanzione sostitutiva, può revocare quest’ultima ordinando il ripristino dell’originaria pena. Tuttavia, nel compiere questa operazione, il giudice deve tenere conto di quanto effettivamente espiato dal condannato quando si trovava in regime di lavori di pubblica utilità. Il magistrato, dunque, non può ripristinare per intero la pena iniziale, dovendo scomputare da quest’ultima il tempo che effettivamente l’imputato ha trascorso a eseguire i lavori cui era stato condannato.

Cosa succede in caso di revoca dei lavori di pubblica utilità per guida in stato di ebbrezza? Quali sono le conseguenze per l’imputato? Cosa succede se la pena si è nel frattempo prescritta? Se cerchi risposte a queste domande, sei nel posto giusto.

Guida in stato di ebbrezza: quando è reato?

La guida in stato di ebbrezza costituisce reato quando il tasso alcolemico del conducente supera gli 0,8 g/l (grammi per litro). In questi casi, scattano le pene dell’arresto e dell’ammenda.

Al di sotto di questa soglia e fino a quella di 0,5 grammi per litro (g/l), la guida in stato di ebbrezza è punita con una mera sanzione amministrativa pecuniaria, oltre che con la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi.

Con tasso alcolemico inferiore 0,5 g/l, invece, non è prevista alcuna sanzione.

Lavori pubblica utilità: cosa sono?

Il Codice della strada [1] consente a colui che è stato colto a guidare in stato di ebbrezza di evitare la condanna all’arresto e al pagamento di una multa se accetta di sottoporsi a lavori di pubblica utilità.

Il lavoro di pubblica utilità è dunque una pena sostitutiva che l’imputato può accettare in caso di condanna. Di essa si può beneficiare una sola volta.

Lavori pubblica utilità: in cosa consistono?

Il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, o presso i centri specializzati di lotta alle dipendenze.

Lavori pubblica utilità: quando si possono applicare?

Secondo la legge, al di fuori dell’ipotesi in cui il guidatore ebbro abbia provocato un incidente, la pena classica prevista per la guida in stato di ebbrezza (cioè l’arresto e l’ammenda) può essere sostituita, se non vi è opposizione da parte dell’imputato, con quella del lavoro di pubblica utilità.

L’individuazione delle modalità attuative della predetta sanzione sostitutiva è demandata al giudice, che non può imporre oneri al condannato, il quale ha la facoltà di sollecitare l’applicazione della sanzione sostitutiva, ovvero può limitarsi a dichiarare di non opporsi ad essa, ma non è tenuto ad indicare l’ente o la struttura presso la quale svolgere il lavoro di pubblica utilità.

Lavori pubblica utilità: quanto durano?

Secondo il Codice della strada, il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria ragguagliando 250 euro ad un giorno di lavoro di pubblica utilità.

In pratica, nel momento in cui il giudice sceglie la condanna ai lavori di pubblica utilità, dovrà operare una trasformazione della pena detentiva e pecuniaria, eseguendo questo calcolo:

  • ogni giorno di detenzione a cui sarebbe stato condannato l’imputato equivale ad un giorno di lavoro di pubblica utilità (pertanto, se il giudice era orientato ad una condanna pari a sei mesi di arresto, pronuncerà una condanna a sei mesi di lavori);
  • 250 euro di ammenda equivale, invece, ad un singolo giorno di lavori (così, se l’ammenda fosse stata di 1.500 euro, i giorni di lavoro di pubblica utilità ammonterebbero a sei).

Quindi, ad esempio, la condanna a sei mesi di arresto e a 1.500 euro di ammenda si tramuta in sei mesi e sei giorni di lavoro di pubblica utilità.

Lavoro pubblica utilità: estinzione del reato

In caso di svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilità, il giudice fissa una nuova udienza e dichiara estinto il reato, dispone la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato.

Lavoro pubblica utilità: casellario giudiziale

Secondo la Corte Costituzionale [2], l’estinzione del reato di guida in stato di ebbrezza a seguito del buon esito del lavoro di pubblica utilità comporta la non menzione nel certificato del casellario giudiziale richiesto dall’interessato.

Ciò significa che il soggetto trovato ebbro alla guida, se si comporta bene durante il periodo di lavoro di pubblica utilità, potrà dichiararsi incensurato nelle autocertificazioni da rilasciare alla Pubblica Amministrazione, in quanto il reato estinto non è visibile sul certificato rilasciato ai privati.

Lavoro pubblica utilità: revoca

In caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, il giudice, tenuto conto dei motivi, dell’entità e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena sostitutiva con ripristino di quella sostituita (ad esempio, l’arresto e l’ammenda) e della sanzione amministrativa della sospensione della patente e della misura di sicurezza della confisca.

Secondo la Corte di Cassazione [3], la revoca del lavoro di pubblica utilità non pone nel nulla il periodo di pena già espiato. In altre parole, non può essere ripristinata l’intera pena originaria, ma bisogna tener conto di quanto effettivamente scontato dall’imputato in regime di pena sostitutiva.

Secondo i supremi giudici, la revoca del lavoro di pubblica utilità non produce effetti retroattivi, facendo venire meno anche il periodo utilmente svolto della prestazione, ma costringe il giudice a un nuovo ragguaglio, scomputato il periodo positivo di prova con applicazione della sola pena che residua dalla conversione. Facciamo un esempio.

Tizio subisce una condanna a sei mesi di arresto per guida in stato di ebbrezza, convertita dal giudice in sei mesi di lavori di pubblica utilità. Se Tizio svolge correttamente per un mese la pena sostitutiva, al momento della revoca, bisognerà sottrarre questo mese di lavori di pubblica utilità dalla pena originaria. La pena dovrà dunque essere ripristinata in cinque mesi di arresto anziché sei.

Peraltro, bisogna tener conto che la violazione degli obblighi nascenti dal lavoro di pubblica utilità costituisce essa stessa un reato, punito con la reclusione fino ad un anno [4].

Lavori pubblica utilità: prescrizione della pena

Il Codice penale [5] stabilisce che le pene dell’arresto e dell’ammenda si prescrivono nel termine di cinque anni.

Quando si parla di prescrizione della pena ci si riferisce all’estinzione della stessa per decorso del tempo. In altre parole, la legge prevede che la pena, laddove non portata a esecuzione entro un determinato periodo di tempo, non debba essere più inflitta.

Come fa una pena a non essere eseguita? Si pensi al condannato che riesca ad evadere, oppure al latitante che, seppur condannato con sentenza definitiva, non ha mai fatto un giorno di prigione perché le autorità non l’hanno mai catturato.

La prescrizione della pena si applica anche ai lavori di pubblica utilità, laddove questi restino di fatto inadempiuti per tanti anni e il giudice se ne accorga, revocandoli, solo dopo molto tempo? In altre parole: la prescrizione della pena si applica anche alla pena sostitutiva, qual è per l’appunto il lavoro di pubblica utilità?

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [6], il lavoro di pubblica utilità è una speciale sanzione paradetentiva, equiparata cioè dalla legge alla classica pena detentiva (l’arresto e la reclusione).

Non a caso, al momento della conversione in pena sostitutiva, il giudice deve equiparare un giorno di detenzione a un giorno di lavoro di pubblica utilità.

Per i supremi giudici non vi è dunque ragione di sottrarre al lavoro di pubblica utilità la norma che disciplina la prescrizione delle pene e, nella fattispecie, dell’arresto e dell’ammenda.

Da ciò deriva che, se i lavori di pubblica utilità restano inattuati per oltre cinque anni dal giorno in cui la condanna è irrevocabile, allora essi devono ritenersi prescritti. Insomma: la pena sostitutiva si prescrive esattamente come quella sostituita.

Peraltro, la Cassazione precisa anche che, nonostante la maturata prescrizione della pena sostitutiva, al giudice non è preclusa la revoca della sanzione stessa, ove ne ricorrano i presupposti. Alla revoca, infatti, la legge riconnette conseguenze ulteriori, quali il ripristino della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida e della confisca del veicolo.

Dunque, anche se la pena è prescritta, la revoca va sempre pronunciata se il condannato non ha adempiuto ai lavori di pubblica utilità.


note

[1] Art. 186, comma 9-bis, cod. str.

[2] Corte Cost. sent. n. 179/2020.

[3] Cass., sent. n. 42505 del 10 ottobre 2014.

[4] Art. 56, d. lgs. n. 274/2000.

[5] Art. 173 cod. pen.

[6] Cass., sent. n. 24695 del 24 giugno 2021.

Autore immagine: canva.com/

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 8 aprile – 24 giugno 2021, n. 24695

Presidente Santalucia – Relatore Centofanti

Ritenuto in fatto

  1. Con l’ordinanza in epigrafe il G.i.p, del Tribunale di Verona, in funzione di giudice dell’esecuzione, revocava, nei confronti di G.A. , ai sensi dell’art. 186 C.d.S., comma 9 bis, per violazione degli obblighi connessi al suo svolgimento, la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, già applicata a suo carico con sentenza ex art. 444 c.p.p., pronunciata l’8 ottobre 2013 e divenuta irrevocabile il 4 novembre 2013, in relazione al reato di guida in stato d’ebbrezza.

Contestualmente, il medesimo giudice ripristinava la pene sostituite, pari a un mese e dieci giorni di arresto e 750 Euro di ammenda, rigettando l’istanza del condannato di estinzione delle medesime per decorso del tempo. A tale ultimo proposito il G.i.p. osservava che l’arresto e l’ammenda, dopo l’intervenuta sostituzione, non erano più eseguibili, mentre al lavoro di pubblica utilità l’istituto di cui all’art. 173 c.p. era inapplicabile, potendo la sanzione sostitutiva essere soltanto revocata al verificarsi dei relativi presupposti.

  1. Avverso tale decisione G. ricorre per cassazione, con il ministero del suo difensore di fiducia.

Nei due connessi motivi il ricorrente rispettivamente deduce violazione di legge e vizio di motivazione, quanto alla negata pronuncia di prescrizione della pena. Il D.Lgs. n. 274 del 2000, art. 58, comma 1, applicabile in forza del richiamo operato dall’art. 186 C.d.S., comma 9 bis, sancirebbe la piena equiparazione tra pena sostituita e pena sostituiva, che non si sottrarrebbe dunque all’operatività dell’istituto in parola.

A fronte dell’inerzia del Pubblico ministero competente per l’esecuzione, che non aveva dato ad essa alcun impulso per tutto il tempo necessario al maturarsi della prescrizione, quest’ultima avrebbe dovuto essere dichiarata, essendo inconferenti le ragioni in contrario addotte dal provvedimento impugnato.

Considerato in diritto

  1. Come è noto, l’art. 186 C.d.S., che vieta la guida di veicoli in stato di ebbrezza, incrimina, a titolo di contravvenzione, la relativa infrazione, qualora sia accertato un tasso alcolemico di valore superiore alle soglie indicate nel suo comma 2.

Il successivo comma 9-bis stabilisce poi che, fuori dei casi in cui dal fatto sia derivato un incidente stradale, le pene dell’arresto e dell’ammenda possano essere sostituite, anche con il decreto penale di condanna, se non vi è opposizione da parte dell’imputato, con la sanzione del lavoro di pubblica utilità di cui al D.Lgs. n. 274 del 2000, art. 54, da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale. Il lavoro di pubblica utilità ha, in ogni caso, durata corrispondente a quella della pena detentiva irrogata e del ragguaglio a quest’ultima della pena pecuniaria, in ragione di un giorno di lavoro ogni 250 Euro.

Questa Corte ha ripetutamente affermato che l’individuazione delle modalità attuative della predetta sanzione sostitutiva è demandata al giudice procedente, che non può imporre oneri al condannato, il quale ha la facoltà di sollecitare l’applicazione della sanzione sostitutiva, ovvero può limitarsi a dichiarare di non opporsi ad essa, ma non è tenuto ad indicare l’ente o la struttura presso la quale svolgere il lavoro di pubblica utilità, nè ad avviare il relativo procedimento esecutivo (Sez. 4, n. 36779 del 03/12/2020, Terzoli, Rv. 280085-01; Sez. 1, n. 7172 del 13/01/2016, Silocchi, Rv. 266618-01; Sez. 1, n. 35855 del 18/06/2015, Rosiello, Rv. 264546-01; Sez. 4, n. 20043 del 05/03/2015, Torregrossa, Rv. 263890-01).

Dopo che il Pubblico ministero competente abbia dato impulso all’esecuzione, è compito dell’Ufficio locale di esecuzione penale esterna di verificare l’effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. In caso di mancato avvio del medesimo, o di altra violazione connessa al suo svolgimento, il giudice dell’esecuzione, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, procede alla revoca della pena sostitutiva e ripristina quella sostituita, ferma l’eventuale integrazione del reato di cui al D.Lgs. n. 274 del 2000, art. 56. Il ripristino concerne la sola pena residua (Sez. 1, n. 32416 del 31/03/2016, Bergamini, Rv. 267456-01; Sez. 1, n. 42505 del 23/09/2014, Di Giannatale, Rv. 260131-01), calcolata sulla base del criterio speciale di corrispondenza indicato dall’art. 186 C.d.S., comma 9-bis, sottraendo dalla durata della pena inflitta la durata del lavoro di pubblica utilità eventualmente già scontato (arg. ex Sez. 1, n. 46551 del 25/05/2017, Nigro, Rv. 271130-01).

  1. Ciò premesso, il Collegio osserva che nel caso di specie il ricorrente, pur denunciando l’inerzia del Pubblico ministero competente per l’esecuzione, non fa questione in ordine all’esistenza dei presupposti giustificativi della revoca della sanzione sostitutiva. Nè sul punto, che implica indagini di fatto, può essere esercitato un sindacato d’ufficio in questa sede.

Il ricorrente, piuttosto, reputa che da quella inerzia sia derivata l’estinzione, per decorso del tempo, della sanzione sostitutiva revocanda, e per l’effetto della pena sostituita oggetto di correlata reviviscenza.

  1. Il ricorso, nei termini così precisati, è fondato.

3.1. Da un lato, la prescrizione delle sanzioni definitivamente inflitte, in conseguenza di un fatto illecito, risponde ad un principio generale dell’ordinamento giuridico, che trova attuazione anche fuori della materia strettamente penale (v., infatti, la L. n. 689 del 1981, art. 28, in tema di prescrizione del diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni amministrative regolate dalla stessa legge).

La sua ragione ispiratrice risiede principalmente nel venir meno, a distanza di un conveniente lasso di tempo dall’irrogazione, dell’interesse sociale alla punizione, così come della funzione rieducativa a quest’ultima costituzionalmente assegnata.

In quanto trattasi di istituto di applicazione tendenzialmente generale, non vi è ragione, in mancanza di contraria espressa disposizione, di sottrarre a detta applicazione le speciali sanzioni c.d. paradetentive, introdotte dal D.Lgs. n. 274 del 2000, evocato per relationem, a proposito del lavoro di pubblica utilità relativo al reato di guida in stato d’ebbrezza, dall’art. 186 C.d.S., comma 9-bis. La natura sostanzialmente afflittiva di tali misure, vicarie delle pene principali sostituite, è del resto incontestabile.

3.2. Sotto altro aspetto, proprio il richiamo operato dal citato comma 9-bis alla disciplina recata dal D.Lgs. n. 274 del 2000 rende altresì applicabile, al lavoro di pubblica utilità sostitutivo delle pene inflitte per la guida in stato d’ebbrezza, l’art. 58, comma 1, stesso D.Lgs., a mente del quale “(p)er ogni effetto giuridico la pena dell’obbligo di permanenza domiciliare e il lavoro di pubblica utilità si considerano come pena detentiva della specie corrispondente a quella della pena originaria”.

Questa Corte ha già valorizzato tale equiparazione, per sostenere l’applicabilità degli ordinari termini di prescrizione, delineati dall’art. 157 c.p., comma 1, ai reati di competenza del giudice di pace, ancorché nel relativo procedimento possano essere irrogate le anzidette sanzioni paradetentive (Sez. 1, n. 25532 del 27/03/2018, Dorojaiye, Rv. 273046-01; Sez. 2, n. 45543 del 16/10/2009, Cavallaro, Rv. 245874-0l’; Sez. 4, n. 13966 del 22/02/2008, Antichi, Rv. 239601-01; Sez. 5, n. 42069 del 09/10/2007, Aschiero, Rv. 238178-01).

L’equiparazione mantiene il suo significato anche a fini esecutivi, a maggior ragione nei casi regolati dal menzionato art. 186 C.d.S., comma 9 bis, norma che istituisce una perfetta corrispondenza, anche di durata, tra la sanzione sostitutiva e quella sostituita.

La sanzione sostitutiva, pertanto, dopo la sua definitiva irrogazione, deve ritenersi assoggettata ai termini di prescrizione propri della pena – che, per le contravvenzioni, sono quelli stabiliti dall’art. 173 c.p. – e, più in generale, al relativo regime, quanto alla sua decorrenza, al suo impedimento e agli altri aspetti ivi regolati.

3.3. Una tale soluzione poggia, in virtù di tali considerazioni, su una solida base sistematica e testuale.

  1. È appena il caso di aggiungere che l’intervenuta estinzione della sanzione sostitutiva per decorso del tempo non preclude, nei casi regolati dall’art. 186 C.d.S., comma 9 bis, la pronuncia di revoca della sanzione stessa, ove ne ricorrano gli autonomi e distinti presupposti. Alla revoca, infatti, la legge riconnette conseguenze ulteriori, intangibili, quali il ripristino della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida e della confisca del veicolo. La declaratoria di revoca, che attiene ad un diverso piano valutativo, ove giustificata dalla condotta trasgressiva del condannato, non potrebbe dunque essere pretermessa.

In caso di revoca della sanzione sostitutiva, l’eventuale prescrizione viene ad incidere sulla pena originariamente sostituita, e per l’effetto ripristinata, e a tale pena deve essere specificamente riferita.

  1. L’ordinanza impugnata, discostatasi da tali principi, deve essere annullata, con rinvio al giudice che l’ha adottata per nuovo giudizio in ordine alla ricorrenza, o meno, della causa estintiva.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Verona, ufficio GIP.


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