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Spese detraibili se pagate con carte intestate ad altri?

27 Giugno 2021
Spese detraibili se pagate con carte intestate ad altri?

Detrazione 19% anche con pagamento fatto da terzi: il regime per le spese mediche e le altre spese previste dall’art. 15 Tuir.

Per tutte quelle spese per le quali è ammessa la detrazione fiscale solo in caso di utilizzo di strumenti tracciabili ci si chiede se l’eventuale pagamento fatto con una carta intestata a un altro soggetto (verosimilmente un familiare) possa costituire un ostacolo alla detrazione stessa. Il caso tipico è quello del marito che paga la parcella dello studio medico per la visita eseguita sulla moglie. 

A spiegare se sono detraibili le spese pagate con carte intestate ad altri è una recente circolare dell’Agenzia delle Entrate [1] che fa il punto della situazione.

Anche se la questione si pone più spesso con riferimento alle spese mediche (con esclusione solo di quelle per farmaci e dispositivi medici che possono essere pagate in contanti), non sono escluse dal discorso anche tutte le altre detrazioni al 19% come, ad esempio, le spese veterinarie, quelle funebri, quelle per l’acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, le donazioni, le spese per l’assistenza personale di portatori di handicap, i premi per le assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni, ecc. (l’elenco è contenuto all’articolo 15 del Tuir, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

Detrazione 19% per spese pagate con carta di credito intestata ad altra persona

Secondo l’Agenzia delle Entrate, sono detraibili le spese anche se pagate con carte intestate ad altri, ma solo nel rispetto di due condizioni:

  • la fattura deve essere intestata al soggetto che usufruisce della detrazione;
  • al di là di chi effettua il pagamento tracciabile nell’immediatezza della prestazione, deve risultare che la spesa viene poi di fatto sostenuta dal beneficiario della prestazione stessa, ossia da colui che intende usufruire della detrazione fiscale.

Cosa significa materialmente? Che il contribuente che porta la spesa in detrazione nella propria dichiarazione dei redditi deve, in qualsiasi modo, restituire i soldi al titolare della carta che ha eseguito il pagamento tracciabile. Il rimborso della spesa può avvenire anche in contanti.

Nell’esempio tradizionale del marito che paga con la propria carta di credito la parcella del medico che ha visitato la moglie, affinché possa essere quest’ultima a portare in detrazione la spesa dalla propria dichiarazione dei redditi è necessario che:

  1. la fattura emessa dal medico sia intestata alla moglie;
  2. la moglie dimostri al Fisco – qualora le venga richiesto – di aver restituito al marito i soldi da questi spesi per la prestazione medica.  

A queste condizioni, la spesa rimane detraibile dal soggetto al quale è intestato il documento fiscale senza che rilevi l’esecutore materiale del pagamento. È necessario, ad ogni modo, che l’onere economico venga comunque effettivamente sostenuto dal contribuente intestatario del documento di spesa che deve rimborsare, anche in contanti, chi ha effettuato il pagamento tracciato. 

Tale ultima circostanza – quella cioè relativa al rimborso della spesa – va supportata dalla dichiarazione dello stesso contribuente a cui è intestata la fattura o il documento fiscale e che, in definitiva, porta in detrazione la spesa. 

Detrazioni spese mediche pagate da altre persone

Ricordiamo che, per quanto riguarda le spese mediche, la legge esclude dal pagamento con strumenti tracciabili ai fini della detrazione del 19%:

  • i medicinali e i dispositivi medici;
  • le prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o private purché accreditate al Servizio sanitario nazionale (Ssn). 

Per tutte le altre spese mediche, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che se la prestazione non è resa da strutture pubbliche o private accreditate al Ssn l’utilizzo di sistemi di pagamento “tracciabili” può essere attestato anche mediante l’annotazione in fattura, ricevuta fiscale o documento commerciale, da parte del percettore delle somme che effettua la prestazione di servizio.

In mancanza di tale documentazione, occorre esibire: la ricevuta del versamento bancario o postale, la ricevuta del pagamento effettuato tramite carta di debito o di credito, l’estratto conto, la copia del bollettino postale o del Mav e dei pagamenti con PagoPa o con applicazioni via smartphone tramite Istituti di moneta elettronica autorizzati.

Detrazioni altre spese previste dall’art. 15 Tuir

La tracciabilità risulta essere meno rigorosa solo per la detrazione per le spese per interessi passivi di mutuo, dove le ricevute quietanzate rilasciate dal soggetto che ha erogato il mutuo (banche o poste) relative alle rate pagate e la certificazione annuale concernente gli interessi passivi sono ritenute, comunque idonee a soddisfare i requisiti di tracciabilità.

Viceversa per le certificazioni delle assicurazioni detraibili, la documentazione necessaria per far valere la detrazione è costituita dalla quietanza di pagamento rilasciata dall’assicurazione, a condizione che la stessa indichi anche la modalità di pagamento tracciata, ovvero dalle ricevute dei bollettini di pagamento.

Inoltre, l’Agenzia chiarisce che l’obbligo di tracciabilità non sussiste per le spese relative all’acquisto o all’affitto delle protesi, atteso che esse fanno parte della più ampia categoria dei dispositivi medici.


note

[1] Ag. Entrate circolare n. 7/E.


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