Diritto e Fisco | Articoli

Le detrazioni fiscali possono essere acquistate e poi rivendute?

3 Luglio 2021
Le detrazioni fiscali possono essere acquistate e poi rivendute?

È consentito acquistare e, poi, cedere le detrazioni fiscali? 

L’articolo 121 del cosiddetto decreto Rilancio (cioè del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, convertito in legge n. 77 del 17 luglio 2020) ha previsto, per i titolari di determinate detrazioni fiscali, la possibilità, in luogo delle fruizione diretta della detrazione, di optare:

  • per uno sconto sul corrispettivo dovuto al fornitore che realizza l’intervento;
  • oppure per la cessione a terzi di un credito d’imposta di importo pari alla detrazione o per lo sconto.

In particolare, i soggetti che sostengono negli anni 2020 e 2021 spese per gli interventi descritti nel comma 2 del suddetto articolo 121 del D. L. n. 34 del 2020, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione spettante possono optare alternativamente:

  • per un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto (fino ad un importo massimo pari al corrispettivo stesso);
  • oppure per la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari (così l’articolo 121, n.1, lettera b) del D. L. n. 34 del 2020)

La legge autorizza direttamente i cessionari dei crediti fiscali (tutti) a poter, se vogliono, rivendere i crediti acquistati ad altri soggetti.

Non si tratta, quindi, di attività riservata ad istituti di credito e ad altri intermediari finanziari (a conferma di ciò, il paragrafo 7 della circolare n. 24/E dell’8 agosto 2020 stabilisce che la cessione dei crediti può avvenire in favore di:

  • fornitori di beni e di servizi necessari alla realizzazione degli interventi;
  • altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti);
  • istituti di credito e intermediari finanziari).

Inoltre, la legge non ha espressamente previsto (come in passato per casi analoghi di cessioni di crediti d’imposta) nemmeno un limite al numero di cessioni possibili successivamente alla cessione originaria.

La finalità del decreto Rilancio (la ripresa dell’economia) induce quindi a ritenere che la legge abbia voluto in questo modo favorire la più ampia circolazione possibile dei suddetti crediti (che sono quelli, ripetiamo, individuati dal comma 2 dell’articolo 121 del D. L. n. 34 del 2020).

D’altra parte, la circolare n. 24/E dell’Agenzia delle Entrate dell’8 agosto 2020 precisa (al paragrafo 7) che i soggetti che ricevono il credito hanno, a loro volta, facoltà di successive cessioni (viene usato il plurale) e questo induce a ritenere che non ci siano limiti al numero di successive cessioni dei crediti fiscali (ed è un’ulteriore conferma dell’inesistenza di una riserva di tale attività a favore di istituti di credito o intermediari finanziari).

Occorre segnalare anche che la determinazione del corrispettivo della cessione non è sottoposta ad alcun criterio automatico (a differenza di ciò che avviene per lo sconto in fattura) e, pertanto, può essere liberamente contrattata tra le parti.

Detto questo, la legge e il suo provvedimento attuativo (cioè il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate dell’8 agosto 2020, prot. 283847/2020) ai fini del corretto esercizio dell’opzione di cessione dei crediti d’imposta non contengono limiti relativi alla prevalenza dell’attività esercitata da parte del soggetto cessionario (e poi cedente) o all’ammontare dei crediti acquistabili.

Infine, affinché abbiate il quadro completo della prassi applicativa esistente, segnalo che il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate dell’8 agosto 2020, prot. 283847/2020, stabilisce:

  • al punto 4, le modalità di esercizio dell’opzione di cessione;
  • al punto 5, le modalità di utilizzo dei crediti d’imposta;
  • al punto 6, le modalità operative per le ulteriori cessioni (successive alla prima) dei crediti d’imposta.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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