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Rinuncio all’eredità se non faccio la dichiarazione di successione?

3 Luglio 2021
Rinuncio all’eredità se non faccio la dichiarazione di successione?

Gli eredi dei comproprietari di un terreno di cui anch’io sono comproprietario non hanno presentato la dichiarazione di successione. Posso ritenermi oggi l’unico proprietario del terreno?

Innanzitutto, occorre dire che la dichiarazione di successione (come ha confermato più volte la Corte di Cassazione: vedasi ad esempio le sentenze n. 8.053 del 2017 e n. 22.017 del 2016) è solo un adempimento di natura fiscale che non produce effetti sul piano civile.

Questo vuol dire che:

  • fare la dichiarazione di successione entro il termine concesso dalla legge (cioè entro dodici mesi dall’apertura della successione, cioè dalla morte della persona della cui successione si tratta) non significa accettare l’eredità;
  • non fare la dichiarazione di successione entro il termine concesso dalla legge non vuol dire rinunciare all’eredità.

Nel suo caso (come in ogni altro caso) la mancata presentazione della dichiarazione di successione da parte degli eredi degli altri comproprietari del terreno non ha come conseguenza né la loro rinuncia all’eredità e nemmeno il mancato acquisto della quota del terreno di cui essi erano eredi.

Detto questo, bisogna però aggiungere che se i soggetti chiamati all’eredità non accettano (in modo espresso o tacito) l’eredità entro dieci anni dall’apertura della successione (cioè entro dieci anni dalla morte), allora il diritto di accettare l’eredità si prescrive (così stabilisce l’articolo 480 del Codice civile).

Preciso che i dieci anni di tempo che l’erede ha per accettare l’eredità decorrono sempre dalla morte dell’originario comproprietario anche per gli eredi cosiddetti ulteriori cioè per chi potrebbe diventare erede al posto degli eredi dei comproprietari che non vogliono accettare o non possono accettare l’eredità.

Mi spiego meglio: se un erede di uno dei cointestatari deceduti aveva un figlio, questo figlio può per legge (articolo 467 del Codice civile) accettare l’eredità (e quindi anche, nel suo caso, la quota del terreno) che il suo genitore non ha voluto o potuto accettare.

Ma anche questo figlio dell’erede del cointestatario deceduto ha sempre dieci anni di tempo per accettare al posto del suo genitore e questi dieci anni di tempo anche per lui sono conteggiati a partire dalla morte del cointestatario originario.

Questo vuol dire che se sono passati più di dieci anni dalla morte di tutti i cointestatari del terreno e nessun erede (diretto o erede ulteriore) ha mai espressamente o tacitamente accettato l’eredità, oggi le altre quote del terreno sono diventate di proprietà dello Stato.

In base all’articolo 586 del Codice civile, in mancanza di altri successibili (cioè in mancanza di eredi che abbiano accettato espressamente o tacitamente l’eredità entro il termine di dieci anni di cui ho parlato in precedenza), l’eredità spetta allo Stato (che non può rinunciare e che diventa erede senza bisogno di accettare l’eredità).

Ricapitolando: se nessun erede dei cointestatari ha accettato espressamente o tacitamente l’eredità entro il termine di dieci anni dalla morte dei cointestatari, allora le quote di cui i cointestatari erano proprietari sono da considerarsi oggi di proprietà dello Stato in base all’articolo 586 del Codice civile (dunque, non può chiedere che siano attribuite a lei attraverso una modificazione delle intestazioni catastali).

Tenga infine presente che in base all’articolo 1, comma 260, della legge n. 296 del 2006, non basta possedere per almeno venti anni un terreno che sia diventato di proprietà dello Stato per poterlo acquistare per usucapione.

Il tempo utile (cioè almeno venti anni) per acquistare per usucapione un bene di questo tipo comincerà a decorrere solo dopo aver notificato all’Agenzia delle Entrate un atto in cui si comunica di essere in possesso di un bene vacante (cioè un bene per il quale non ci siano più successibili, cioè eredi) indicandone la consistenza con l’indicazione dei dati catastali.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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